Confagricoltura Veneto riunirà gli allevatori lunedì 20 gennaio a Padova per fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle ripercussioni economiche

VENEZIA – Nuovi focolai sono stati certificati nei giorni scorsi a cavallo tra Verona e Mantova e tra gli agricoltori veneti sale sempre di più il timore che il virus si propaghi ulteriormente. Da ottobre, tra Veneto, Friuli-Venezia Giulia, Emilia-Romagna e Lombardia, sono 51 gli allevamenti colpiti dal virus, secondo i dati dell’Istituto zooprofilattico sperimentale delle Venezie.

Per fare il punto sulla situazione epidemiologica e sulle ripercussioni economiche Confagricoltura Veneto ha indetto un incontro con le aziende avicole regionali per lunedì 20 gennaio alle 10.30, nella sede di Confagricoltura Padova ad Albignasego. Interverranno Calogero Terregino, direttore del dipartimento di Scienze biomediche comparate dell’Istituto Zooprofilattico delle Venezie e Michele Brichese, direttore dell’unità organizzativa Sanità animale e farmaci veterinari della Regione. Invitati anche l’assessore regionale all’Agricoltura, Federico Caner, e il presidente della Commissione agricoltura del Senato, Luca De Carlo. Prevista anche la partecipazione in videoconferenza.

“Nel nuovo anno il virus ha continuato a marciare – sottolinea Michele Barbetta, presidente della sezione avicola regionale di Confagricoltura Veneto -: da gennaio sono 17 gli allevamenti colpiti da influenza aviaria tra Verona e Mantova, di cui dieci nella provincia scaligera tra galline ovaiole, tacchini da carne e polli broiler. Il ministero della Salute ha aggiornato le disposizioni di controllo e di sorveglianza, istituendo nuove Zur, zone di ulteriore restrizione dove sono vietati gli accasamenti di animali. Per quanto riguarda Verona si tratta di tutto il territorio a Sud dell’autostrada A4, da Villafranca arrivando fino a Sorgà e Nogara. I danni per gli allevatori sono già ingenti e altri ce ne saranno: sia danni diretti, dovuti all’abbattimento degli animali degli allevamenti infetti che di quelli limitrofi, sia danni indiretti, dovuti ai vincoli determinati con il vuoto sanitario, con il fermo allevamento. I primi sono attualmente coperti con i fondi della legge 218/88, i secondi invece non trovano in questo momento alcuna copertura, nonostante l’allarme lanciato da tempo da parte di Confagricoltura”.

Sono già 9 nella prima metà di gennaio i focolai di influenza aviaria in Veneto, tutti nel Veronese e riguardanti allevamenti di tacchini, di galline ovaiole o di pollame da carne. Da ottobre 2024, in Veneto si sono verificati 22 casi, distribuiti tra le province di Verona (12), Treviso (7) e Venezia (3), secondo quanto rilevato dall’Istituto Zooprofilattico delle Venezie.

In tutti questi, l’autorità sanitaria ha introdotto le misure restrittive e ordinato l’abbattimento dei capi, diverse centinaia, negli allevamenti infetti.

Inoltre, da ottobre sono 37 gli uccelli selvatici in cui è stato trovato il virus H5N1, in particolare nelle province di Venezia, Verona, Padova, Rovigo; si tratta di alzavole, gabbiani, oche e anatre selvatiche, germani reali, ma anche barbagianni, aironi, picchi, cormorani, falchi.

Visto l’aumento esponenziale dei focolai negli allevamenti, l’assessore regionale all’Agricoltura Federico Caner ha scritto al ministro Francesco Lollobrigida per segnalare la grave situazione in cui versa il settore avicolo, che solo in Veneto coinvolge – secondo l’ultimo Censimento agricolo – quasi 6.300 aziende per un fatturato di 700 milioni di euro e una produzione di carne pari al 30% del totale nazionale.

“L’epidemia di influenza aviaria – scrive Caner – ha determinato danni ingenti dovuti all’abbattimento dei capi e dal blocco dell’attività dovuto alle misure restrittive messe in atto dalla Regione nei territori interessati dall’epidemia. Al fine di dare sostegno alle aziende, anche in previsione di un allargamento del fenomeno, ti chiedo di attivare le procedure ex art. 220 del Reg. UE n. 1308//2013 relative alle misure eccezionali di sostegno del mercato connesse a malattie degli animali, con la predisposizione di un aiuto per danni indiretti volto a ristorare le imprese dei mancati redditi dovuti al blocco dell’attività imposto dalle autorità sanitarie”.

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