ROVIGO – Non rilevano vizi o incertezze sugli atti approvati, la maggioranza dei sindaci del bacino rifiuti della provincia di Rovigo, e pertanto respingono la richiesta di partecipare all’assemblea del Consiglio di bacino, che risulta a tutti gli effetti “superflua e ridondante”.
Mancando la maggioranza delle teste, solo 11 i presenti, ma anche non raggiungendo il numero di quote necessario, e valendo entrambe le condizioni per dichiarare valida l’assemblea, il presidente Tiziano Menon, dopo una ventina di minuti di attesa per verificare che il numero non aumentasse, ha dovuto constatare che la convocazione è andata deserta e l’assemblea di consiglio di bacino non si è celebrata.

Hanno risposto all’appello della sindaca di Rovigo Valeria Cittadin, in presenza ed in collegamento, i comuni di Adria, Badia Polesine, Castelmassa, Ceregnano, Crispino, Lendinara, a Rosolina, Trecenta, Pettorazza Grimani e Villadose per complessive 500,9 quote su 501 previste per deliberare.
All’ordine del giorno c’era la riconferma del progetto già approvato dal Consiglio di bacino di realizzare un impianto per il trattamento della frazione umida e verde dei rifiuti solidi urbani del bacino di Rovigo a Sarzano, un impianto che produrrà anche Biometano, recentemente autorizzato dalla Provincia di Rovigo e che è beneficiario di un contributo ministeriale da fondi PNRR per 12 milioni di euro.
L’assemblea è stata quindi riconvocata almeno informalmente, per il prossimo venerdì con il medesimo ordine del giorno anche se il presidente me non ha chiesto alla sindaca cittadina se non fosse il caso di modificare l’ordine del giorno ed inserire lo stralcio della delibera di consiglio di bacino che di fatto autorizza la società è conveniente a procedere con i lavori di realizzazione dell’impianto visto che dalla Provincia è arrivato il via libera.
Già nei primi giorni della prossima settimana si terrà il consiglio di amministrazione dove il presidente Pierpaolo Frigato, in linea con quanto già deliberato, dovrebbe sciogliere il nodo relativo alla realizzazione del biodigestore per la chiusura del ciclo integrato dei rifiuti inserito nel piano industriale dell’azienda votato da tutti i comuni soci.
Fermare il progetto in questo momento significherebbe esporre l’azienda Ecoambiente ad una richiesta di danni per responsabilità precontrattuale di qualche milione di euro da parte della società che è già stata individuata (in attesa di aggiudicazione formale dell’appalto di realizzazione del biodigestore) e che, tra l’altro, ha già ricevuto un acconto, ma non solo, significherebbe anche rinunciare ai 12 milioni di euro di finanziamento per il mancato rispetto degli impegni presi con il ministero.

Le motivazioni espresse dalla sindaca Cittadin del Comune di Rovigo riguardano presunti vizi di forma che andrebbero sanati riapprovando il progetto ed anche aggiornando il piano industriale di Ecoambiente, ma aldilà di questi aspetti, estremamente tecnici, il dato sostanziale è che se il Consiglio di bacino non prende una decisione contraria a quelle già assunte l’impianto va avanti, in quanto rimane in vigore la delibera presa in precedenza.
E come dimostrato venerdì 11 aprile, non ci sono i numeri per bloccarlo, almeno finora.
A margine dell’incontro le preoccupazioni espresse dal sindaco di Villadose Pierpaolo Barison in materia di impiantistica, visto che nel suo Comune sono collocate le 4 discariche di Taglietto ed in materia di modifica della Legge regionale in materia di compensazioni ai Comuni che ospitano siti potenzialmente inquinanti o pericolosi.
“La Regione ci dice che dovremo accantonare una quota di compensazioni per i Comuni contermini, Rovigo, Adria, Villadose, San Martino di Venezze, una somma che intendiamo, eventualmente, erogare solo a Rovigo, gli altri sono confinanti, ma non hanno alcun disagio dalle discariche – dichiara Barison che aggiunge – dobbiamo anche ragionare sul fine vita del sito di Villadose. Il prossimo sito non sia ancora qui, già con il sopralzo per chiudere T0 insieme a T1, attualmente in uso, potremo andare avanti fino al 2027, poi basta. La prossima discarica venga decisa altrove” conclude Barison.















