I sindacati rilanciano la necessità di unire i piccoli Comuni del Polesine per affrontare spopolamento, carenza di personale e riduzione delle risorse statali. “Servono scelte coraggiose per garantire servizi e futuro al territorio”.

ROVIGO – “Emerge nuovamente la sempre più urgente problematica delle difficoltà, economiche e di personale, dei piccoli Comuni”.

A sottolinearlo sono il segretario generale della Cgil di Rovigo Pieralberto Colombo, il segretario generale della Cisl Padova Rovigo Samuel Scavazzin e il coordinatore della Uil di Rovigo e segretario della Uil Veneto Gino Gregnanin, intervenendo sul tema della fusione tra Comuni.

Secondo i sindacati confederali, sui bilanci degli enti locali pesano in modo significativo anche i frequenti e gravi tagli ai trasferimenti statali, ma il territorio deve avviare rapidamente una riflessione su soluzioni concrete e praticabili a livello locale.

In una provincia come quella di Rovigo, che continua a perdere popolazione, con oltre il 28% di residenti con più di 65 anni e 31 Comuni su 50 sotto i tremila abitanti, il tema è ormai da tempo una vera emergenza strutturale.

Per questo motivo Cgil, Cisl e Uil propongono da anni una progressiva fusione tra Comuni, con l’obiettivo di creare realtà amministrative di almeno diecimila abitanti. Una linea condivisa anche nel recente documento unitario elaborato insieme alle associazioni datoriali di categoria del territorio.

Per stimolare concretamente politica e istituzioni locali, i sindacati – insieme alle organizzazioni dei pensionati – portano da tempo il tema delle fusioni in ogni incontro di negoziazione sociale con le amministrazioni comunali. Circa due anni fa è stato inoltre organizzato un partecipato convegno con i sindaci dei Comuni del Delta del Po, durante il quale amministratori di altre province hanno raccontato le proprie esperienze positive, evidenziando vantaggi economici, organizzativi e nella gestione delle risorse umane.

“Ad oggi, però – osservano – tutto è rimasto immutato”.

I sindacati sono consapevoli che, nei territori in cui si è tentato il percorso, i cittadini si siano spesso espressi contro la fusione nei referendum, ma questo non deve diventare un alibi per l’immobilismo. Al contrario, deve essere uno stimolo affinché tutti i soggetti coinvolti si impegnino a sensibilizzare le comunità, superando anacronistici campanilismi.

“Bisogna però esserne davvero convinti – sottolineano – a partire dalle istituzioni locali e dalla politica. Se oggi la situazione è questa, che ne sarà del nostro territorio tra cinque o dieci anni?“.

In parallelo, secondo Cgil, Cisl e Uil, andrebbe aperto anche un confronto nelle sedi competenti sulla possibilità di rendere non più obbligatorio il referendum per le fusioni comunali.

Le organizzazioni sindacali ribadiscono infine la propria disponibilità a informare capillarmente i cittadini, grazie alla presenza dei loro uffici in molti Comuni del Polesine.

“Su questa emergenza – concludono – bisogna agire insieme, passando finalmente ai fatti. Occorre farlo presto e con un po’ di coraggio, per il bene delle nostre comunità“.

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