ROVIGO – Preoccupazione di Confagricoltura Rovigo per i prezzi dei cereali, in caduta verticale. Le quotazioni sono diminuite in maniera consistente, soprattutto per quanto riguarda il grano duro, a causa dell’invasione sul mercato di prodotto estero e delle turbolenze causate dal perdurante conflitto in Ucraina.
“Il mercato dei cereali è sotto pressione – spiega Lauro Ballani, presidente di Confagricoltura Rovigo – e la paura è che a fine anno le aziende agricole fatichino a chiudere i bilanci con un segno positivo. C’è una tendenza ribassista eccessiva e anomala su ogni fronte. Il grano tenero l’anno scorso era battuto a 370 euro a tonnellata, mentre quest’anno siamo attorno ai 250 euro. Il grano duro aveva raggiunto picchi di 500 dollari a tonnellata, contro i 350 euro odierni, che però scenderanno a 320 euro in quanto il prodotto ha un basso peso specifico a causa delle piogge abbondanti di maggio, che hanno causato problemi alle piante. Ci sarà, perciò, un deprezzamento dal punto di vista qualitativo, con un declassamento a categoria inferiore. Inoltre, si fatica a vendere, perché il mercato è inondato dal prodotto in arrivo da Cina e Russia. Pure il prodotto ucraino, che dovrebbe essere destinato ai Paesi extra Ue, manda in realtà vagoni di merce in tutta Europa. Infine, gli eventi bellici hanno un influsso negativo, anche se è più emotivo che reale. E questo destabilizza”.
Non va meglio per il mais e per la soia. “Per il granoturco la qualità è buona – dice il presidente – e la produzione è elevata rispetto al 2022, ma siamo a 210 euro a tonnellata contro i 370 della scorsa stagione. A conti fatti, faremo meno bilancio, tenuto conto che abbiamo comprato le materie prime come sementi e concimi in gennaio, quando i costi erano molto alti. Abbiamo speso tanto e incasseremo poco. Anche la soia non sta andando benissimo, anche se la raccolta è al 60 per cento. Il prodotto sembra buono dal punto di vista qualitativo, ma la quantità è variabile. Le altissime temperature di agosto hanno bloccato la maturazione e molti baccelli presentano semi striminziti. La produzione vendibile lorda sarà, presumibilmente, più bassa di quella dell’anno scorso”.
Secondo gli addetti ai lavori entro gennaio o febbraio 2024 i prezzi potrebbero beneficiare di un assestamento, con un ritocco verso l’alto. “Nel frattempo, però, gli agricoltori incassano poco, mentre nei supermercati i prezzi della pasta, della farina di mais e di altri cereali continuano ad aumentare – osserva Ballani -. Stiamo, quindi, assistendo alle ennesime speculazioni, ma la gente crede che i rincari vadano a favore degli agricoltori. Ci teniamo a ribadirlo: i nostri guadagni sono sempre più risicati. Ci sono aziende che hanno parecchi oneri e debiti da onorare e rischiano di chiudere l’annata in affanno”.
Molti interrogativi si aprono anche in vista della campagna di semina dei cereali autunno-vernini, come grano duro, grano tenero, orzo e colza. “Ci interroghiamo sulle scelte aziendali da compiere, alla luce delle difficoltà attuali. Io prevedo una contrazione delle superfici a grano – azzarda il leader di Confagricoltura – e un recupero della barbabietola da zucchero, che ha registrato una buona annata grazie a contratti favorevoli, siglati con prezzi più alti, e grazie anche all’elevato valore dello zucchero sui mercati internazionali. In primavera, in base all’andamento dei prossimi mesi, capiremo se seminare più mais o più soia, o se puntare su sorgo e girasole, che quest’anno hanno incontrato i favori di molti produttori”.


















