VENEZIA – Sul tema del femminicidio “non possono esserci ambiguità né tentennamenti”. È il messaggio lanciato dal consigliere regionale Alessio Morosin (Liga Veneta Repubblica) durante il dibattito in Consiglio regionale dedicato alla relazione dell’Osservatorio regionale sulla violenza contro le donne.
Nel suo intervento, Morosin ha chiesto che il Consiglio regionale del Veneto esprima una posizione unitaria e inequivocabile contro ogni tentativo di negare il femminicidio come fenomeno specifico, rivolgendo un appello in particolare ai colleghi consiglieri uomini.
“Ho chiesto a tutti i colleghi maschi di intervenire, anche solo per trenta secondi, per dire con chiarezza che non siamo d’accordo con chi nega il femminicidio. Ognuno è libero di esprimere le proprie opinioni, e questo diritto va sempre difeso, ma proprio per questo è importante che il Consiglio faccia sentire con altrettanta forza una posizione netta. Sarebbe un gesto di grande civiltà istituzionale, di rispetto verso le colleghe che siedono in quest’Aula e soprattutto un messaggio rivolto a tutti i cittadini veneti”, ha dichiarato.
Il consigliere ha ricordato che il termine femminicidio trova fondamento nel diritto internazionale ed è oggi riconosciuto anche dall’ordinamento italiano con il nuovo reato introdotto dal Parlamento ed entrato in vigore lo scorso dicembre.
“Non stiamo parlando soltanto di numeri. Anche se, come tutti auspichiamo, questi reati dovessero diminuire, il femminicidio rimarrebbe comunque un atto di prevaricazione e di violenza intollerabile contro le donne. È un tema che riguarda il livello di civiltà della nostra società”, ha sottolineato.
Nel corso dell’intervento, Morosin ha inoltre richiamato la Convenzione di Istanbul, evidenziando i quattro pilastri su cui si fonda: prevenzione, protezione, perseguimento dei responsabili e politiche integrate.
Da avvocato, il consigliere regionale ha poi posto l’accento sulla necessità di investire nella specializzazione degli operatori che assistono le vittime di violenza. A sostegno della sua tesi ha raccontato un caso professionale seguito personalmente, nel quale un errore procedurale ha rischiato di compromettere il diritto della vittima a ottenere il risarcimento previsto dalla legge.
“La protezione passa anche attraverso la preparazione di chi interviene per primo. Forze dell’ordine, magistrati e operatori devono essere sempre più specializzati, perché un errore può avere conseguenze gravissime per chi ha già subito una violenza devastante. Lo Stato oggi prevede un indennizzo fino a 25 mila euro nei casi previsti dalla legge: come Regione potremmo valutare ulteriori forme di sostegno, anche simboliche, per accompagnare le vittime nel loro percorso di recupero”, ha affermato.
In chiusura, Morosin ha ringraziato le consigliere che hanno illustrato il lavoro dell’Osservatorio regionale, ribadendo che il contrasto alla violenza contro le donne richiede il coinvolgimento di tutte le istituzioni.
“Non possiamo essere indifferenti davanti alla violenza sulle donne. L’indifferenza non è neutralità: chi resta indifferente finisce per essere complice. Per questo il reato di femminicidio non si tocca e il nostro dovere è continuare a rafforzare ogni strumento di prevenzione, tutela e sostegno alle vittime”, ha concluso.
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