Le serate continueranno fra spettacoli e musica, stasera 12 luglio con la prima assoluta di “555 work in progress” (teatro danza - Progetto di Sabrina Marsili), fino a domenica 14

BADIA POLESINE (Rovigo) – Il Festival dei popoli, è iniziato con la tradizionale “Paciclica” e l’incontro con  Giorgio Rinaldi (Console onorario del Venezuela) e il suo “La guerra di ritorno” (ed. Tresogni) che racconta di una guerra nella guerra e del faticoso, drammatico, interminabile ritorno verso casa del protagonista. L’intervento serale di Raffaele Mantegazza su scuola, generi, generazioni e generatività, è stato invece preceduto dai saluti istituzionali del sindaco Giovanni Rossi e del dirigente scolastico del “Levi” Amos Golinelli con l’inaugurazione della mostra fotografica tematica allestita dagli studenti della 3^ Asu, del Primo Levi, coordinati dalla docente Chiara Mora.

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Il Festival è proseguito lunedì, con la docente di antropologia culturale dell’Università di Padova Maria Teresa Milicia sul tema “Questioni di genere”, argomento in sintonia col tema che accompagna la 41ª edizione del festival, sull’interrogativo “È tutta una questione di genere?” 

Martedì nel giardino della Casa della cultura e della legalità di Salvaterra c’è stato l’intervento di Serena Bersani, presidente dell’associazione Giulia (Giornaliste unite, libere, autonome), per una riflessione critica sul ruolo dell’informazione nei casi di femminicidio. Sull’eziopatogenesi di questo dramma sociale, secondo la relatrice, prevale il senso di potere e prevaricazione dell’uomo. 

Mercoledì Monica Lanfranco, figura controversa del femminismo,  ha parlato del suo libro “Crescere uomini disertori del patriarcato”, un termine volutamente bellico sulla sedimentazione del problema di genere. L’autrice è convinta che sia sempre possibile trasferire le idee del femminismo in un giovane maschio e che non esista “il genere biologico” ma solo il sesso. L’orientamento e l’identità di genere sarebbero dunque una questione culturale e pertanto siano modificabili nel tempo. Questo paradigma costituisce, secondo Lanfranco, una straordinaria occasione per cambiare il mondo e dare una spallata alla cultura misogina. 

Giovedì è stata la volta di Rosangela Pesenti che ha parlato de “La seconda pelle: gli abiti che abitiamo”. Una metafora sull’abito come censura culturale e sul ruolo ed i condizionamenti sociali che portano al misconoscimento dell’apporto femminile in tutti i campi e nella storia. “Chi ricorda più Rosa Luxemburg o Lidia Menapace?” si è chiesta la Pesenti che, poi, recuperando il concetto della nudità primordiale ha puntato il dito sulle ipocrisie “degli abiti culturali che abitiamo”. 

Le serate continueranno fra spettacoli e musica, stasera 12 luglio con la prima assoluta di “555 work in progress” (teatro danza – Progetto di Sabrina Marsili), fino a domenica 14 quando, Gianni Tognoni e l’immancabile Thierry Parmentier, con Laura Chemello e Nadia Poletti, concluderanno il 41esimo festival dei Popoli. 

Ugo Mariano Brasioli

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