BADIA POLESINE (Rovigo) – Venerdì 27 febbraio, nell’imminenza dell’attacco Israelo-americano a Teheran, il prof. Alessandro Colombo è stato ospite dell’Isers per presentare il suo libro: “Il suicidio della pace”.Non c’era il pienone in sala Soffiantini ma un pubblico attento e motivato. A moderare la serata l’avv. Edo Boldrin, che ha posto l’accento sull’attualità dei temi in discussione. Assenti invece le Istituzioni locali.

Va subito detto che raramente un libro è stato così capace di sintetizzare la storia coeva degli ultimi trent’anni esplicitando le dinamiche e le conseguenti crepe della globalizzazione, inizialmente salutata come la panacea di tutti i problemi. Questo è quel che fa il prof. Colombo con il libro ci spiega, cioè il collasso dell’ordine globale e liberale internazionale.
Il libro parte dall’indebita euforia post 1989, quando il crollo del muro di Berlino sembrò aprire un’era di pace sotto l’egida liberale. Anni in cui s’ipotizzava un mondo senza confini e una realtà mondiale prospera ed omogenea, ma la globalizzazione ha generato opulenza per pochi ed incertezze identitarie per i più. Questo è stato il punto di rottura del mondo globalizzato idealizzato.

Gli USA, svincolati dalla paura Sovietica, dagli anni 90 si sono eretti “gendarmi del mondo” ma, dopo quasi quarant’anni dalla fine della Guerra fredda, la guerra “belligerata” è tornata deflagrante nel sistema internazionale, scardinando persino la comfort zone europea.
Secondo Colombo, il collasso dell’ordine internazionale certifica il fallimento della diplomazia e delle istituzioni internazionali, con gravi conseguenze per l’economia e le norme fondamentali della convivenza, a cominciare dal tabù sui limiti dell’uso della forza.

Com’è stato possibile questa regressione? Non c’è dubbio, secondo il professore, che la condizione attuale sia in larga parte figlia delle forzature e degli errori che l’ordine internazionale liberale ha accumulato già a partire dagli anni 90 a partire dall’Iraq di Saddam Ussein, seguito dall’ex Jugoslavia, per arrivare all’11 settembre 2001 e all’invasione dell’Ucraina, elementi che hanno squarciato il velo sull’ordine unipolare degenerando nel caos di una conflittualità permanente. La guerra al terrore ha, poi dato la stura all’idea del conflitto globale per dirimere i problemi. Il disastro di Gaza è emblematico. In quest’ordine “Fuori controllo” Trump non ha fatto che esplicitare la situazione in cui il più forte non riconosce più l’ordine costituito, sovvertendo così le norme del diritto internazionale e la demarcazione fra alleati ed avversari, con la complicità di classi dirigenti inadeguate. La lunga durata dei conflitti certifica il fallimento della diplomazia e la farsa del ‘Board of peace” ci dice che è finito l’ordine internazionale stabilito dopo la seconda guerra mondiale. Sulle macerie di quell’ordine e sul ripensamento totale delle alleanze, nel frattempo assistiamo ad una corsa forsennata e generalizzata al riarmo.
Il futuro così si riflette in quattro scenari: il primo (il più improbabile) è quello della transizione egemonica, il secondo è quello di un ritorno Americano all’egemonia globale, la terza prospettiva vedrebbe una nuova divisione bipolare del mondo tra Stati Uniti e Cina, la quarta ipotesi (la più probabile) è l’idea di un mondo suddiviso in grandi spazi dominati da macro-potenze regionali capaci di garantire l’ordine a livello continentale.
Ugo Mariano Brasioli














