ROVIGO – “La gestione sostenibile dei fanghi di depurazione è un imperativo per il futuro mentre l’inceneritore a Loreo è un’imposizione che viene dal passato” ha commentato Luigi Lazzaro, presidente di Legambiente Veneto sula proposta di realizzare un impianto di incenerimento dei fanghi a Loreo in provincia di Rovigo che solleva serie preoccupazioni. “Da chi si trova ad amministrare Comuni nel Delta del Po, affacciati su di un ambiente naturale così unico e prezioso – ha aggiunto Lazzaro – ci aspettiamo una visione più lungimirante che non sottovaluti ogni possibile conseguenza potenzialmente devastante per la salute delle comunità, del turismo e dell’economia di questi territori”.
La gestione dei fanghi di depurazione rappresenta una sfida cruciale per la tutela dell’ambiente e la promozione di un’economia circolare. Questi materiali, derivanti dal trattamento delle acque reflue, contengono nutrienti preziosi, ma anche sostanze potenzialmente pericolose. La loro corretta gestione è quindi fondamentale per evitare impatti negativi sull’ambiente e sulla salute umana. Legambiente ritiene in questo senso che l’incenerimento dei fanghi debba essere considerato solo come ultima risorsa, da utilizzare in casi eccezionali e con le massime garanzie di sicurezza. È necessario, invece, investire in alternative più sostenibili, come il compostaggio e la digestione anaerobica, che consentono di recuperare materia ed energia dai fanghi, riducendo al minimo gli impatti ambientali.
Legambiente sostiene da sempre la necessità di un approccio integrato e sostenibile alla gestione dei fanghi, che privilegi il recupero di materia e il riutilizzo in agricoltura, nel rispetto dei limiti di legge e con adeguate garanzie per la qualità dei suoli e delle produzioni. L’utilizzo agronomico dei fanghi, infatti, consente di restituire al terreno sostanze organiche e nutrienti, riducendo la dipendenza da fertilizzanti chimici e promuovendo la fertilità dei suoli. Tuttavia, è fondamentale garantire la sicurezza di questa pratica, attraverso controlli rigorosi sulla qualità dei fanghi e il rispetto delle norme che regolano l’utilizzo in agricoltura. È inoltre necessario promuovere la ricerca e l’innovazione per sviluppare tecnologie di trattamento avanzate, in grado di ridurre ulteriormente la presenza di sostanze indesiderate nei fanghi.

Legambiente Veneto con i suoi Circoli territoriali di Rosolina e Loreo, di Adria-Delta del Po e A.Langer di Rovigo, ha espresso una posizione critica nei confronti di questo progetto, evidenziando a più riprese i potenziali rischi per l’ambiente e la salute. In particolare l’incenerimento dei fanghi, infatti, può comportare l’emissione di sostanze inquinanti nell’atmosfera, come diossine e metalli pesanti, con conseguenti impatti sulla qualità dell’aria e sulla salute delle popolazioni. Inoltre, questo processo comporta la distruzione della materia organica e dei nutrienti presenti nei fanghi, impedendo il recupero e il riutilizzo.
Altro elemento da non sottovalutare affatto è la provenienza e la composizione di questi fanghi che si presume di trattare nel nuovo impianto previsto alla porte del Parco Regionale del Delta del Po: la classificazione di questi residui come rifiuti speciali, quindi non urbani, ne determina l’uscita dal regime di gestione interna ai confini regionali e apre le porte all’approvvigionamento di fanghi anche da fuori dei confini territoriali. Non è di conseguenza affatto scontato ipotizzare che non vengano conferiti all’impianto solo i fanghi provenienti dagli impianti pubblici di depurazione delle acque civili del rodigino: molto altro materiale potrebbe arrivare da ovunque, anche da fuori Regione, aprendo ad un “mercato dei fanghi” pericoloso e a rischio controlli in un’area così delicata e preziosa, non a caso rientrante nella transition zone del sito MAB-UNESCO del Delta del Po.
Inoltre in Veneto, si sa, la persistenza e la diffusione dei Perfluorati alchilici (i famigerati Pfas) è un problema enorme che è possibile riscontrare anche nei fanghi di depurazione. La tecnologia di incenerimento proposta per questo impianto non fornisce alcuna garanzia tecnica e scientifica che supporti l’incenerimento come processo sicuro che ne garantisca l’eliminazione. La dispersione in atmosfera di questi inquinanti eterni è un rischio ulteriore che non possiamo correre, in nome della salute dei cittadini di queste terre.

“Ci appelliamo per questo alle istituzioni ed agli Enti Locali – hanno dichiarato Roberta Ferrarese, Federico Ferro e Caterina Nale, rispettivamente presidenti dei Circoli Legambiente di Adria, Rosolina e Rovigo – chiedendo loro una gestione più responsabile dei processi di insediamento di impianti industriali nei loro territorio, a maggior ragione quando questi sono legati alla combustione ed all’incenerimento dei rifiuti. Coinvolgere i cittadini e la società civile con percorsi di conoscenza e di partecipazione è necessario se si vuole promuovere davvero un approccio basato sull’economia circolare che valorizzi il recupero di materia, il riuso ed il riutilizzo, con adeguate garanzie di sicurezza. A Loreo purtroppo abbiamo rilevato l’assenza di questo approccio e la presenza di numerose criticità di progetto e di gestione. Per questo riteniamo legittimo chiedere al Comune di Loreo un passo indietro e il ritiro in autotutela della delibera di parere favorevole e di aprire ad un percorso di maggior trasparenza e di valutazione concreta delle alternative possibili a questo inceneritore.














