Il candidato del centrodestra: “In queste settimane ho ascoltato il territorio ed agito. Serve una persona che sappia già come muoversi”.

ROVIGO – “Lei è candidato in un collegio che non è il suo. Perché un elettore polesano dovrebbe fidarsi di qualcuno che non ha vissuto direttamente le criticità del territorio?”

“Questo tema è stato praticamente al centro della campagna della sinistra, che ha scelto di attaccare personalmente. Io, al contrario, preferisco evitare gli attacchi personali e parlare di problemi concreti e soluzioni.
Detto questo, fa un po’ sorridere: la sinistra è la prima che in passato ha candidato persone completamente esterne al territorio, penso ad esempio a Piero Fassino nel 2022, ma potrei citarne altri. In queste settimane ho girato il Polesine, incontrando amministratori, imprese, pescatori e agricoltori, raccogliendo criticità molto precise.
E soprattutto non ho aspettato il voto: alcune di queste istanze le ho già portate ai tavoli nazionali. Essendo ogni settimana a Roma come amministratore nazionale della Lega, posso trasformare queste esigenze in azioni concrete.
Il mio obiettivo è semplice: essere utile a questo territorio e portare risultati veri.”

“La sua candidatura è stata letta da molti come una scelta imposta dai vertici nazionali. Quanto pesa davvero la Lega in Veneto negli equilibri del centrodestra?”

“È una candidatura che nasce da tutta la Lega, e credo che questa campagna elettorale abbia già smentito molte delle voci che sono circolate all’inizio.
La Lega ha fatto una scelta precisa: mettere in campo una persona che conosce già la macchina istituzionale, perché qui non c’è tempo da perdere. È una scelta fatta per tutelare il territorio, non per fare esperimenti.
Io non ho bisogno di imparare come funzionano i ministeri o gli uffici: ci lavoro da anni, ogni settimana, e questo significa poter incidere subito.
Mi conceda una battuta: magari il mio avversario, in così poco tempo, riuscirà a trovare un buon ristorante dove mangiare una matriciana. Credo che oggi la differenza, per un territorio come il Polesine, la fa proprio questa: la capacità di portare risultati concreti, in tempi rapidi.”

“Quali sono, secondo lei, le tre priorità assolute del Polesine oggi, qui tra Adige e Po?”

“La prima sono le infrastrutture: senza collegamenti adeguati un territorio resta fermo, e questo incide su imprese, lavoro e qualità della vita.
La seconda è la crisi del comparto pesca e agricolo, aggravata dal granchio blu: parliamo di un settore identitario per il Polesine, che va sostenuto con interventi strutturali, non emergenziali.
La terza è la tenuta economica: troppe partite IVA stanno chiudendo. Servono misure concrete, meno burocrazia e strumenti che aiutino chi produce a restare e a investire.

“Cosa si sente di dire a quegli elettori che oggi guardano alla sua candidatura con diffidenza?”

“Dico che fanno bene a essere esigenti, perché la politica deve guadagnarsi credibilità. Io non prometto miracoli, ma prometto una cosa molto concreta: lavoro serio, presenza costante e risposte nei tempi giusti.
Non ho impostato questa campagna sugli attacchi, ma sull’ascolto e sull’impegno concreto, perché è l’unico modo che conosco per fare politica.
Se mi daranno fiducia, il mio impegno sarà portare il Polesine dove si decide davvero, con continiutà e determinazione. Alle parole preferisco i fatti”.

Leggi l’intervista al candidato Giacomo Bovolenta sostenuto da una coalizione di centrosinistra

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