L'incontro all'Hotel Regina Margherita di Rovigo: "Fra la sinistra di Edoardo Gaffeo e la Lega per governare la Provincia: banale incontro amministrativo o spregiudicato accordo di potere?"

ROVIGO – Alla Lega per Salvini premier della provincia di Rovigo guidata da Guglielmo Ferrarese devono essere fischiate le orecchie in più occasioni durante l’incontro organizzato all’Hotel Regina Margherita di Rovigo dall’associazione di Renzo Marangon A corto di idee mai e dalla Fondazione italiani per l’Italia che vede in Luca Bellotti il rappresentante polesano.

Con Marangon e Bellotti si sono aggiunti Piergiorgio Cortelazzo, deputato azzurro e commissario provinciale di Rovigo di Forza Italia ed Alberto Patergnani, segretario provinciale di Fratelli d’Italia. Non fosse stato febbricitante si sarebbe aggregato anche Angelo Zanellato, segretario provinciale del Partito democratico.

Il titolo dell’incontro politico, a cui era invitata anche la Lega, che però non ha aderito, era “Fra la sinistra di Edoardo Gaffeo e la Lega per governare la Provincia: banale incontro amministrativo o spregiudicato accordo di potere?“.

Dalle parole di Marangon che ha ricostruito le vicende che hanno portato alla vittoria del Comune di Rovigo da parte della coalizione di sinistra guidata dal candidato Edoardo Gaffeo che ha riunito nel 2019 civici, Pd, Sel, Articolo Uno (10.600 voti al ballottaggio) contro un centrodestra ufficialmete unito per Monica Gambardella (10.210 voti), si è arrivati al matrimonio impossibile per governare la Provincia tra una parte del Pd, quella che non riconosce la segreteria di Zanellato, il gruppo dei civici e la Lega.

L’abbandono del partito di Salvini dai compagni “abituali” Forza Italia, e Fratelli d’Italia pur di poter esprimere un “proprio” candidato alla guida della Provincia, anche se ufficialmente civico, è stato giudicato da Marangon e dagli intervenuti come un semplice accordo di potere che ha, di fatto, impoverito il dibattito politico nel capoluogo assorbendo la minoranza consiliare che ha visto, recentemente, anche le dimissioni di Silvia Menon, ex candidata sindaco per la lista civica omonima, consigliera comunale battagliera che ha riposto le armi dopo anni di minoranza, con Bergamin prima e con Gaffeo fino alle settimane scorse.

Che non sia stato un banale incontro amministrativo tra Gaffeo e Ferrarese lo confermerebbero i toni raggiunti durante l’assemblea dei sindaci per il rinnovo del Cda di Ecoambiente, occasione in cui la compagine Lega – civici si è “fermata” solo a 25 Comuni su 50, piuttosto che replicare l’exploit delle provinciali.

“Il comportamento della Lega è semplicemente dettato dalla gestione del potere – ha affermato Marangon – e se si vuole, può essere definito quasi schizofrenico. Durante le comunali di giugno il centrodestra unito ha vinto tutti i Comuni in Polesine, con la Lega, ma poi per Ecoambiente, per governare la società garantendosi 3 consiglieri su 3, la Lega ritorna con i civici e la parte del Pd che non riconosce la guida politica dell’attuale segretario”.

Alberto Patergnani ha preso le distanze dal comportamento politico ricordando come la coerenza sia una prerogativa imprescindibile del proprio partito, mentre Piergiorgio Cortelazzo ha ribadito come la Lega fosse risoluta ad esprimere il nome del presidente della Provincia, bocciando la proposta della coalizione che poponeva per il centrodestra Luigi Viaro e per il centrosinistra Leonardo Raito. E’ finita che l’ipotesi di una lista unitaria si è polverizzata per le aspettative diverse delle parti in gioco, una lista identitaria per il Pd, un accordo rivisto, ma impoverito dalle assenze, per Forza Italia e Fratelli d’Italia, con candidato presidente Gian Pietro Rizzatello e la “corazzata” Lega, civici e parte del Pd con candidato Enrico Ferrarese.

Le conseguenze del perdurare dell’accordo che, a detta dei partecipanti, è reale e provato dai comportamenti politici per l’intesa di governo sugli enti di secondo grado e per le società partecipate, non sono prevedibili se non per la certezza che il “matrimonio impossibile” ha garantito al sindaco Edoardo Gaffeo un fine mandato sereno e tranquillo, senza alcun rischio di scossoni.

Se quindi il giudizio dal Regina Margherita per il comportamento del partito di Salvini non può certo definirsi positivo, quello che è giudicato uno spregiudicato avvicinamento civico all’ex Carroccio, non può che definirsi strategico per garantire alla “nuova maggioranza” di Palazzo Nodari la tranquillità operativa di continuare senza patemi l’azione amministrativa fino alle prossime elezioni comunali.

E poi? Il centrodestra in Polesine ritornerà unito con la Lega? Per convergenza politica condivisa o per governare più o meno insieme?
Le prossime politiche del 2023 sono alle porte, le amministrative del 2024 quasi.

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