BRUXELLES – Anche la rodigina Virna Riccardi ha partecipato al Parlamento europeo all’incontro dedicato alla prevenzione della violenza di genere e al lavoro della Fondazione Giulia Cecchettin, promosso dall’europarlamentare Alessandra Moretti insieme alla collega Giusi Princi.
L’evento, dal titolo “Prevenire la violenza di genere in Europa – responsabilità collettiva e ruolo dell’educazione”, si è svolto lunedì 2 marzo a Bruxelles e ha visto al centro la testimonianza di Gino Cecchettin, padre di Giulia, la giovane vittima di femminicidio la cui storia ha profondamente colpito l’opinione pubblica italiana ed europea.

Durante l’incontro è stata presentata anche l’esperienza della Fondazione Giulia Cecchettin, impegnata nella promozione di progetti educativi e culturali contro la violenza di genere. Un momento di confronto che ha coinvolto eurodeputati di diversi Paesi europei e numerosi giovani presenti in sala.
«Se non cambiamo la cultura, cambieranno solo i nomi delle vittime», ha ricordato Gino Cecchettin, frase che ha aperto l’intervento e che è stata ripresa anche da Virna Riccardi nel commentare la giornata.

«È stata una testimonianza toccante – ha spiegato Riccardi – e un grande onore poter ascoltare Gino Cecchettin al Parlamento europeo. Questo momento rappresenta un passaggio di altissimo valore civile e simbolico».
Secondo la rodigina, l’intervento del padre di Giulia va oltre la dimensione privata del dolore e assume un significato pubblico più ampio. «In una data così vicina a una ricorrenza così sentita – ha aggiunto – la sua testimonianza è un atto politico nel senso più nobile del termine».

Particolarmente significativa anche la presenza di molti giovani tra il pubblico. «È stato bello vedere tanti ragazzi e ragazze presenti con le loro storie e le loro riflessioni. La forza della famiglia Cecchettin sta proprio nella capacità di trasformare una tragedia privata in una battaglia collettiva».
Portare la voce di Giulia a Bruxelles, ha concluso Riccardi, significa ricordare alle istituzioni europee che il femminicidio non è solo un fatto di cronaca ma «una piaga strutturale della società europea, che richiede risposte legislative e culturali comuni». Una sfida che passa anche attraverso l’educazione affettiva e la costruzione di una nuova cultura del rispetto.

















