E’ il momento di ripensare le regole di ingaggio, prima che sia troppo tardi. La riflessione che emerge dal contributo del sindacato, espressa dal segretario del Siulp Rovigo, Roberto Traina, dopo i fatti di Torino

ROVIGO Quello che è accaduto ieri a Torino segna l’ennesimo punto critico nel rapporto tra protesta sociale e gestione dell’ordine pubblico. Le immagini e i racconti delle ore successive parlano chiaro: non una semplice manifestazione, ma una giornata segnata da violenza organizzata, devastazioni e scontri che hanno messo a dura prova le forze di Polizia impegnate sul campo.

Secondo quanto denunciato dal Sindacato Italiano Unitario Lavoratori di Polizia (Siulp), gli eventi di Torino hanno superato ogni confine di tollerabilità. Razzi, bombe carta, spranghe, martelli e incendi sono stati utilizzati contro uomini e donne in divisa, chiamati a garantire sicurezza e ordine in un contesto che nulla aveva più a che fare con la legittima espressione del dissenso.

Quando la protesta perde il suo senso

La riflessione che emerge dal contributo del sindacato, espressa dal segretario del Siulp Rovigo, Roberto Traina, è netta: non tutte le manifestazioni possono essere definite tali. Quando il confronto si trasforma in guerriglia urbana, quando l’obiettivo non è più rivendicare diritti ma attaccare lo Stato, allora il confine tra protesta e violenza viene definitivamente oltrepassato.

In questo scenario, come spesso accade, a fare da bersaglio sono le forze di Polizia, che non hanno voce nelle dinamiche politiche o sociali del dissenso, ma ne subiscono le conseguenze più dure. Servitori dello Stato, chiamati a far rispettare la legge, finiscono per diventare le vittime sacrificali delle frustrazioni collettive.

Strumenti inadeguati per una violenza sproporzionata

Un altro nodo centrale riguarda la sproporzione tra mezzi a disposizione e livello di minaccia. Scudi, sfollagente, lacrimogeni e idranti risultano spesso insufficienti quando ci si trova di fronte a gruppi organizzati e armati, capaci di colpire con estrema violenza.

Da qui la richiesta, sempre più pressante, di ripensare le regole di ingaggio e di adeguare gli strumenti di difesa passiva e attiva alle reali condizioni operative. Continuare a chiedere agli operatori di garantire l’ordine pubblico senza fornire mezzi e tutele adeguate significa esporli a rischi inaccettabili

Una responsabilità che non può ricadere solo sugli agenti

Tra le proposte avanzate dal Siulp c’è anche quella di affiancare un magistrato al dirigente del servizio di ordine pubblico, affinché la responsabilità sulla legittimità delle azioni non ricada esclusivamente sulle spalle degli agenti impegnati negli scontri.

Una soluzione che mira a tutelare chi opera sul campo, garantendo chiarezza giuridica e decisioni condivise in situazioni ad altissima tensione. Perché se è vero che la legge impone l’uso proporzionato della forza, è altrettanto vero che la sicurezza degli operatori non può essere un optional

Torino come campanello d’allarme

I fatti di ieri a Torino rappresentano dunque un campanello d’allarme che non può essere ignorato. Continuare a minimizzare o normalizzare episodi di questo tipo rischia di alimentare una spirale pericolosa, in cui a pagare sono sempre gli stessi.

Ripensare la gestione dell’ordine pubblico, riconoscere il ruolo delle forze di Polizia e garantire loro strumenti adeguati non è una concessione: è una necessità per la tenuta democratica del Paese.

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