ROVIGO – Torna a preoccupare il Polesine lo spettro delle trivellazioni in Alto Adriatico. Dopo la notizia sulla possibile ripresa dell’attività estrattiva di gas naturale al largo del Delta del Po (LEGGI ARTICOLO), la deputata del Partito Democratico Nadia Romeo, eletta in provincia di Rovigo, ha presentato un’interrogazione al Ministro dell’Ambiente e della Sicurezza energetica, chiedendo una risposta in Commissione.
L’obiettivo è fare piena luce sulla possibilità concreta di una riattivazione delle concessioni e, soprattutto, sull’esistenza di studi e verifiche in grado di escludere il rischio di subsidenza, una ferita ancora aperta per il territorio polesano.
Secondo quanto riportato nell’atto parlamentare, nel corso dell’estate scorsa il Ministero avrebbe assegnato 34 licenze per la ricerca e l’estrazione di idrocarburi, precedentemente bloccate dal Tar nel 2021. Tra le aree interessate figurerebbe anche una zona che coinvolge quattro Comuni dell’Emilia-Romagna e sette del Veneto, tra cui Adria, Gavello, Villanova Marchesana, Papozze, Taglio di Po, Corbola e Ariano nel Polesine.
Una prospettiva che riaccende l’allarme in un’area che più di ogni altra in Italia ha pagato il prezzo delle estrazioni di metano tra gli anni Cinquanta e Sessanta. Proprio quelle attività hanno causato un abbassamento del suolo fino a tre o quattro metri in alcune zone, con conseguenze ancora oggi drammatiche: dalla necessità di un sistema permanente di idrovore per garantire la sicurezza idraulica, ai danni all’agricoltura dovuti alla risalita dell’acqua salata lungo i fiumi utilizzati per l’irrigazione.
Nell’interrogazione, Romeo segnala inoltre che sarebbero previste riattivazioni di concessioni anche nelle aree del Montello, nel Trevigiano, e nel Rodigino, pur in assenza di informazioni ufficiali chiare. Una situazione che ha suscitato forte preoccupazione nelle comunità locali, al di là degli schieramenti politici.
La deputata chiede quindi al ministro di confermare o smentire quanto emerso sulla stampa, di chiarire quali concessioni siano state eventualmente riattivate o rilasciate ex novo e, soprattutto, se per ciascuna di esse siano state svolte le verifiche preventive sull’assenza di fenomeni di subsidenza, previste dalla normativa. Secondo Romeo, per il Veneto tali verifiche non risulterebbero ancora effettuate.
Il timore, conclude la parlamentare dem, è che il Polesine venga ancora una volta sacrificato. Anche perché, ricorda Romeo, l’attuale Governo ha tagliato per la prima volta nella storia repubblicana i fondi ai Consorzi di bonifica destinati proprio al contrasto della subsidenza, lasciando il territorio più esposto a rischi ambientali e idraulici che conosce fin troppo bene.


















