L'ex sindaco del capoluogo spiega come la modifica all'Art. 23 sia inutile per lo sviluppo e solo a vantaggio dei privati. I limiti provengono invece dall'Art. 5 del Piano particolareggiato dell'area portuale

ROVIGO – “Su questione Interporto, piano particolareggiato e art. 23 è necessario essere chiari, perché la questione è estremamente seria. Meglio procedere quindi per punti” afferma Edoardo Gaffeo, presidente della associazione Civica per Rovigo ed ex sindaco del capoluogo.

Quando parliamo di insediamenti produttivi in area interportuale, parliamo di aree di proprietà privata. La società Interporto di Rovigo SpA, di proprietà pubblica (e in cui il Comune di Rovigo detiene una quota) non possiede aree libere, sono tutte da tempo già occupate da insediamenti logistico-produttivi.

Le aree libere in zona interportuale sono state inserite nel 2022 nella cosiddetta Zls (zona logistica semplificata istituita con il Dpcm del 5 ottobre 2022). Questa cosa è avvenuta dunque durante l’amministrazione Gaffeo, perché in precedenza nessuno si era minimamente preoccupato di inserire in quel progetto il Comune Capoluogo e l’unica infrastruttura interportuale in grado collegare il porto di Marghera con un potenziale “retroporto” posizionato lungo l’asta del Po a oltre 80 km di distanza.

L’intera area interportuale è dotata di uno strumento urbanistico dedicato, il cosiddetto Piano Particolareggiato, che scadrà a cavallo tra il 2025 e il 2026. Quindi, sulla base di quanto sostengono gli uffici del Comune, è ancora in vigore. Il famoso Articolo 23 è lì dentro” precisa Gaffeo.

“E’ bene osservare che, sulla base di quanto scritto nell’Art. 23, nessuna delle grandi aziende logistiche insediatesi in questi anni in Polesine – come ad esempio Amazon – sarebbe stata minimamente impedita dal farlo. Cosa che vale anche per qualsiasi azienda, metalmeccanica o di servizi avanzati, che volesse insediarsi in area interportuale. A meno che non rientri nelle liste stabilite dalla legge che classifica le produzioni inquinanti di classe I e II.

Perché Amazon, e altre grandi aziende logistiche, hanno quindi scelto Castelgugliemo/San Bellino e non l’interporto? Al di là delle potenziali differenze di prezzo delle aree, la questione vera è non certo per l’Art. 23, bensì un articolo del Piano Particolareggiato che finora nessuno – né la Sindaco Cittadin, né il Vicesindaco Bimbatti né Confindustria (LEGGI ARTICOLO), che senza troppi infingimenti si è intestata la paternità dell’operazione – ha mai evidenziato.

Sto parlando dell’Articolo 5, che stabilisce che un’azienda che intende insediarsi in area interportuale con un impianto di proprietà debba garantire l’uso di almeno due delle tre modalità di trasporto nell’ambito della propria attività. Quindi gomma/ferro, o gomma/acqua, e così via. Chiaramente, per il proprio modello di business Amazon usa solo gomma, e quindi in area interportuale non poteva andarci.

Se, per facilitare lo sviluppo del territorio, si vuole mettere mano a quella norma, nulla osta. Civica per Rovigo e Forum dei Cittadini sono disposti a dare il proprio contributo in sede di dibattito consiliare, nello spirito di contribuire ad uno sviluppo sostenibile sia dal punto di vista sociale che ambientale.
Ma in tutto questo l’Art. 23 non c’entra proprio nulla
, essendo un presidio a tutela della salute dei cittadini e basato interamente sul principio di precauzione.

Chiunque usi la scusa dell’Articolo 23 per dire che rappresentata o ha rappresentato un freno allo sviluppo mente, sapendo di mentire” conclude l’ex sindaco di Rovigo.

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