Andrea Micheletti (Le Civiche Venete): “I dati 2025 segnano un recupero, non un boom. Il Polesine deve scegliere che turismo vuole essere”

ROVIGO — Dopo un anno di calo, il Polesine registra un aumento di presenze e arrivi, ma secondo Andrea Micheletti è necessario guardare oltre le percentuali: “La sfida è costruire una governance territoriale stabile e sostenibile. La nascita della Fondazione DMO Delta Po Adige può rappresentare un punto di svolta per un turismo di qualità e non solo di quantità”.

Dopo la pubblicazione dei dati che segnalano un incremento di presenze e arrivi turistici in provincia di Rovigo nel 2025, il candidato consigliere regionale Andrea Micheletti, in corsa con la lista Le Civiche Venete per Manildo presidente (LEGGI ARTICOLO), invita alla cautela: “È positivo che il turismo polesano torni a crescere, ma serve leggere i numeri con equilibrio e responsabilità. I dati non parlano mai da soli: dipende da come li si interpreta”.

Secondo Micheletti, che in passato ha ricoperto il ruolo di assessore al turismo nel Comune di Adria, l’aumento del +4,4% di presenze e +5,2% di arrivi registrato quest’anno rappresenta più un rimbalzo fisiologico che una crescita strutturale. “Nel 2024 Rovigo era stata l’unica provincia veneta in calo. È giusto accogliere con soddisfazione il miglioramento, ma presentarlo come un ‘boom turistico’ rischia di essere fuorviante: il sistema ha recuperato terreno perso, ma non ha ancora dimostrato stabilità nel medio periodo”.

Il candidato civico sottolinea come manchino ancora dati disaggregati che permettano di capire se la ripresa riguardi uniformemente anche l’entroterra o sia concentrata lungo la fascia costiera. “Senza queste informazioni – afferma – è prudente evitare interpretazioni trionfalistiche. Il turismo del Delta del Po resta fortemente stagionale e balneare, mentre sono ancora poco esplorate le potenzialità del turismo naturalistico, culturale e museale”.

Per Micheletti, il vero punto è uscire da una logica puramente numerica: “Il turismo non può essere ridotto ai soli pernottamenti. Un territorio cresce davvero quando aumenta la qualità e la varietà dell’esperienza, non solo la quantità dei letti occupati. Finché parleremo di chi sale e chi scende, invece di che tipo di turismo vogliamo costruire, continueremo a inseguire i picchi stagionali senza creare un’identità duratura”.

Il Delta del Po, aggiunge, è “un territorio fragile e prezioso”, che richiede una regia comune per diventare un motore di sviluppo sostenibile. “Serve una strategia che unisca i comuni del Delta, gli operatori, le associazioni, i musei e gli enti pubblici in un’unica visione — spiega —. Solo così potremo costruire un’offerta integrata che includa turismo lento, cicloturismo, vie d’acqua e fruizione culturale diffusa”.

Guardando al futuro, Micheletti esprime fiducia nella Fondazione DMO Delta Po Adige, progetto in fase di avvio che dovrebbe coordinare la gestione turistica del territorio: “Dopo anni di organismi di progettazione e tavoli di confronto, la DMO può finalmente rappresentare un punto di arrivo concreto. Il turismo di territorio non si misura in percentuali, ma nella capacità di creare valore condiviso e identità. È questo il passo che il Polesine deve compiere se vuole smettere di rincorrere i dati e iniziare finalmente a guidare la propria narrazione”.

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