Martedì pomeriggio 14 ottobre al teatro Cotogni hanno fatto gli onori di casa la presidente Anta Pini e il sindaco Federico Ragazzi

CASTELMASSA (Rovigo) – La mantovana Zena Roncada, originaria di Borgofranco Po (oggi Borgocarbonara), abita da sempre a Sermide (Comune di Sermide e Felonica). Già docente di italiano e latino al liceo scientifico e poi di lettere alle medie, è nota un po’ dappertutto come scrittrice e divulgatrice di metodologie didattiche. Per la Sei ha scritto, in una storia della letteratura per i licei in quattro tomi, il volume sul ‘900. Inoltre, fra l’altro, ha dato alle stampe tre antologie per la scuola media. Ha fatto parte di gruppi di lavoro ministeriali per la riforma della scuola.

”Vivo nella parte più bassa della Pianura Padana – ha osservato più volte – fra pioppi e nebbie. Amo raccontare storie dei suoi luoghi”. Tra le sue recenti pubblicazioni ricordiamo: Margini (Pentàgora 2013); Qui come altrove (Effigie 2016); i racconti editi da Fuocofuochino (2015, 2017); Le bambine (Pentàgora 2019); Il cuore delle formiche (Temposospeso 2023); Dal terrazzo e piccole cose. Miniature (Temposospeso 2025).

L’università popolare di Castelmassa, Castelnovo Bariano, Ceneselli e Calto, l’ha ospitata martedì pomeriggio 14 ottobre al teatro Cotogni per la prima lezione del calendario accademico 25-26, l’occasione per presentare Dal terrazzo e piccole cose. Miniature. Hanno fatto gli onori di casa la presidente Anta Pini e il sindaco Federico Ragazzi. L’autrice ha chiosato alcuni spunti dell’opera, accompagnata da brani cantati da Irene Roncada (tecnico musicista Elia Borasca) e intercalata dalle letture di Mattia Bortesi.

Sono 87 brevi racconti, miniature che, attraverso l’alternarsi del tempo circolare delle stagioni, ”accolte come amiche mixate in pensieri floreali che cancellano la malinconia, per cui Zena Roncada ci racconta il suo amore per il terrazzo, ma anche per le strade, che nella pianura lasciano andare via (ma poi riportano sempre a casa) con uno sguardo fresco e complice della vita in tutte le sfumature”. E’ un susseguirsi di stagioni la nostra vita e Zena Roncada lo spiega attraverso i colori che riesce magistralmente a dare alle parole. 

Con un linguaggio piano e agevole, ricco di passione e affabulatoria umanità, ha illustrato i momenti più caratterizzanti della sua ultima opera, interrotta spesso da spontanei applausi. Alcuni titoli dei racconti: I terrazzi fra muri; La strada delle botteghe morte; Il sentiero dei luartis; Stanotte la civetta; I giorni del silenzio; Quasi sera

L’autrice si è soffermata ad illustrare alcuni capitoli come, a mo’ d’esempio, Le viole d’inverno: ”Il terrazzo brilla scintilla per grazia delle viole d’inverno: sono il regalo inaspettato del colore. Il mio terrazzo non ci sperava più; invece ci sono macchie di velluto. Hanno le tinte del colore e anche quelle del cielo quando i tramonti lo arrossano e poi lo incupiscono nel viola. Le ho scelte sfacciate le mie viole, con l’impudicizia di certi vicinati inattesi; un arancio spacca occhi proprio accanto al blu che sfuma pallido nel bianco! Dipingo così il freddo, giusto per scaldarlo con questi fiori che non si arrendono e chiudono così poco, ma così poco … Come la bellezza vera. Ho messo briciole di pane fra i vasi; piace che i pettirossi facciano amicizia con le viole”.

Un piccolo capolavoro, terreno fertile di salvezza.

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