Le Civiche Venete si confermano una delle sorprese di queste elezioni regionali. Lo certifica anche l’elaborazione realizzata da YouTrend sui dati del Ministero dell’Interno, secondo cui la lista è risultata la più trainata dalle preferenze in tutto il Veneto, con un indice pari a 1,01 preferenze medie per ogni voto di lista espresso a favore delle coalizioni a sostegno dei candidati presidente (Stefani, Manildo e gli altri).
Un numero che, per una lista civica e non strutturata come un partito, è un dato politico vero: significa che gli elettori hanno votato più volentieri i nomi delle persone che il “marchio”.
D’Achille: “Nella nostra lista le persone hanno votato le persone”
A sottolineare questo tratto distintivo è Aldo D’Achille, coordinatore veneto dell’organizzazione e figura chiave delle Civiche Venete, con radici nell’esperienza maturata al fianco del consigliere regionale Arturo Lorenzoni: “Un amico che lavora nel settore mi ha fatto notare un merito ‘analitico’: a differenza dei partiti, nella nostra lista le persone hanno votato le persone. È un bellissimo riconoscimento, ed è esattamente uno degli obiettivi del nostro progetto.”
Treviso porta in Consiglio regionale Rossella Cendron
Il risultato permette alle Civiche Venete di eleggere Rossella Cendron nel collegio di Treviso.
Il Polesine, invece, pur ottenendo dati molto significativi, non riesce a conquistare un seggio per un limite strutturale: la provincia di Rovigo elegge solo due consiglieri regionali.
Il nodo Rovigo: numeri alti, ma seggi esauriti
A Rovigo la lista ha ottenuto uno dei migliori risultati provinciali dell’intero Veneto. Come spiega D’Achille: “A San Bellino abbiamo raggiunto il 13%, e in tutta la provincia siamo arrivati al 3,2%. Tra le sette province venete, il Polesine è quella che ha espresso la percentuale più alta per la nostra federazione.”
Un risultato di rilievo, che però non si traduce in rappresentanza.
Il motivo è tecnico ma decisivo:
- Rovigo elegge solo 2 consiglieri regionali.
- La maggioranza regionale, avendo superato il 60% in Veneto, ha occupato entrambi i seggi grazie al meccanismo dei resti.
- A quel punto per le minoranze non rimane alcun posto a disposizione.
I due seggi polesani vanno dunque a:
- Cristiano Corazzari (Lega), eletto direttamente con il risultato record della lista che ha superato la soglia del 33,3% provinciale.
- Valeria Mantovan (Fratelli d’Italia), che entra con i resti regionali forte delle sue 4.850 preferenze personali.
“In Polesine abbiamo fatto il massimo possibile. Anzi: di più”
D’Achille non nasconde un misto di orgoglio e rammarico: “Le Civiche Venete della provincia di Rovigo hanno ottenuto il miglior risultato possibile per sperare in un consigliere regionale. Ma in Polesine per le minoranze non c’è spazio.
Resta però un dato: i voti del territorio hanno contribuito in modo decisivo a far raggiungere alla lista la percentuale necessaria per esprimere un consigliere regionale.”
La fotografia politica: un esperimento civico che parla alle comunità
La performance delle Civiche Venete conferma due tendenze ormai chiare nel paesaggio politico regionale:
- Cresce la domanda di liste che selezionano candidati radicati nei territori, più che portabandiera di appartenenze nazionali.
- Le preferenze tornano centrali: dove il rapporto personale regge, anche le liste minori ottengono rendimenti sorprendenti.
In un Veneto dove quasi tutte le grandi strutture politiche hanno subito un calo delle preferenze personali rispetto al passato, la crescita delle Civiche Venete appare come un segnale di vitalità civica e di ricerca di nuovi intermediari democratici.
E in Polesine, nonostante l’assenza del seggio, i numeri parlano chiaro: il civismo organizzato ha dimostrato di poter correre quasi alla pari con partiti molto più strutturati.
















