ROVIGO – Dopo l’approvazione a larga maggioranza della mozione per il commissariamento del Partito Democratico polesano (LEGGI ARTICOLO), che qualcuno considera un regolamento di conti tra le diverse correnti, portate ad un reset in vista del prossimo congresso, arrivano le motivazioni politiche del segretario provinciale Angelo Zanellato, che ha scelto di rimettere il proprio mandato subordinandolo all’avvio di una fase straordinaria di gestione del partito.
Una decisione maturata, spiega Zanellato, partendo da un’analisi senza sconti del risultato delle elezioni regionali venete. “Al di là dei proclami – afferma – quando si analizzano i dati elettorali, il Pd polesano ha perso. Non dobbiamo avere paura di riconoscerlo”.
“Non siamo più attrattivi”
Il nodo centrale, secondo il segretario, non è soltanto il dato percentuale ottenuto dal partito, ma il contesto in cui quel risultato è maturato. “La percentuale va letta insieme alla bassissima affluenza e ai numeri assoluti. Il Pd oggi non è più attrattivo”, osserva, ricordando come da due legislature consecutive il Polesine non riesca a esprimere un consigliere regionale.
Un’assenza che pesa, politicamente e simbolicamente, e che ha spinto Zanellato a interrogarsi sul futuro del partito nel territorio: “Mi sono chiesto cosa potessi fare, dopo aver raccolto messaggi, telefonate, incontri con iscritti, simpatizzanti e mondi socio-economici”.
La mozione e il passo indietro
La risposta è arrivata nell’assemblea provinciale di lunedì 15 dicembre, quando Zanellato ha presentato una mozione – condivisa con Stefano Borile (LEGGI ARTICOLO) – che ha aperto un confronto ampio e partecipato, con interventi in presenza e da remoto. Il voto finale ha sancito una netta maggioranza a favore del commissariamento.
Da qui la scelta, definita dallo stesso segretario come un atto di responsabilità: “Ho deciso di mettere a disposizione il mio mandato, subordinandone l’efficacia all’avvio del commissariamento. È un atto di consapevolezza politica e di denuncia di ciò che non funziona”.
Una figura terza per ripartire
L’obiettivo dichiarato è quello di affidare il Pd polesano a una figura terza, con pieni poteri e tempi adeguati, capace di ricostruire un partito oggi percepito come chiuso e poco permeabile. “Abbiamo bisogno di tornare alla buona politica – spiega Zanellato – fatta di ascolto, confronto libero e proposte condivise”.
Un passaggio che, nelle intenzioni, non riguarda solo gli iscritti ma un bacino più ampio: “Dobbiamo aprire le porte ai militanti, a chi vuole portare un’idea in più. Se non lo facciamo, il rischio è continuare a perdere contatto con la società reale”.
Zanellato chiarisce: “Dimettermi avrebbe consegnato il partito. Il commissariamento è l’unica ripartenza”
Non una fuga, ma una scelta calcolata. Zanellato risponde alle critiche: «Alle accuse di chi dice “potevi dimetterti”, rispondo con una domanda semplice: perché avrei dovuto farlo?». Una dimissione secca, infatti, avrebbe prodotto un effetto immediato e automatico: la guida del partito sarebbe passata al presidente dell’assemblea provinciale, Patrizio Bernardinello. Nessuna discontinuità reale, nessun azzeramento, nessuna rifondazione. Solo un cambio di sedia.
La richiesta di commissariamento, invece, segue un’altra logica. «Con questa scelta arriva un commissario con pieni poteri. Tutto va a zero: io, l’assemblea, gli organismi. È l’unico strumento vero per una ripartenza», sottolinea il segretario. Le sue dimissioni, chiarisce, avranno efficacia solo con la nomina del commissario, evitando così una gestione transitoria interna che avrebbe congelato gli equilibri esistenti.
Un passaggio che sposta il baricentro della discussione: non una resa personale, ma un atto politico per forzare il cambiamento. Il commissario, nelle intenzioni di Zanellato, dovrà riaprire il confronto con tutto il territorio, ascoltare iscritti, simpatizzanti, mondi sociali ed economici, ricomporre una frattura profonda e preparare un congresso vero, non una formalità. Anche per questo la fase congressuale verrà rinviata: «Serve tempo, conoscenza, ascolto. Non si risolve tutto in poche settimane».
Zanellato respinge anche l’idea di un gesto dettato dall’orgoglio o dalla difesa personale. «Non mi sento accusato. Chi oggi critica probabilmente vede cadere certezze che prima considerava intoccabili». E aggiunge un elemento politico non secondario: proprio da persone che in passato avevano votato contro di lui sono arrivati riconoscimenti per una scelta definita “forte” e capace di azzerare le condizioni precedenti.
Infine, il ringraziamento. Ai cittadini che hanno votato Partito Democratico, a chi ha espresso preferenze, ma anche il rammarico per un dato che pesa come un macigno: l’assenza di un consigliere regionale eletto per 577 voti di lista mancati. «Se quel risultato fosse arrivato, oggi staremmo facendo riflessioni completamente diverse, anche a livello regionale, con i consiglieri eletti Cristiano Corazzari (primo in lista Lega) e Nicola Zanza (primo in lista Pd)».
Il messaggio è chiaro e difficilmente equivocabile: dimettersi avrebbe significato galleggiare, commissariare significa rischiare. Zanellato ha scelto la seconda strada, ringraziando chi gli ha dato fiducia. Ora la palla passa al livello regionale e nazionale del partito. E lì non ci saranno più alibi.













