ROVIGO – Le elezioni provinciali si chiudono con un risultato netto (LEGGI ARTICOLO), ma lasciano dietro di sé più di una scia politica. La riconferma alla presidenza della Provincia di Rovigo di Enrico Ferrarese, con oltre il 72% dei consensi ponderati, non era in discussione. Il dato che invece ha attirato l’attenzione degli addetti ai lavori è arrivato dal Comune capoluogo, dove non sono passati inosservati cinque voti mancanti alla maggioranza di centrodestra a sostegno del candidato presidente.
Un segnale politico tutt’altro che marginale, soprattutto se letto alla luce della situazione interna all’amministrazione guidata dalla sindaca Valeria Cittadin. In appena 18 mesi di mandato, la prima cittadina ha già cambiato quattro assessori, e nelle ultime settimane si è aggiunta anche la frattura interna a Fratelli d’Italia, con l’uscita dal gruppo consiliare della consigliera Cristina Folchini. Un quadro che restituisce l’immagine di una maggioranza tutt’altro che compatta.
È in questo contesto che va letto il commento del consigliere comunale Palmiro Franco Tosini, secondo cui l’obiettivo politico delle provinciali non era tanto contendere la vittoria al presidente uscente, quanto verificare la possibilità di costruire uno schieramento ampio nell’area di centrosinistra, civica e progressista. Un esperimento che, a suo giudizio, non solo è riuscito, ma ha mostrato crepe evidenti anche nel fronte opposto.
La scelta di presentare una candidatura alternativa viene rivendicata come un atto di trasparenza politica, in contrapposizione a ipotesi di “listoni unici” o accordi sottotraccia che avrebbero reso la competizione poco credibile. Meglio misurarsi apertamente, anche in una sfida dall’esito prevedibile, che rinunciare al confronto in nome di equilibri di potere o di future spartizioni.
Lo sguardo ora va avanti. Tosini auspica che il dialogo tra le forze dell’area democratica e progressista prosegua, superando personalismi e frizioni, coinvolgendo anche AVS, Rifondazione comunista, Movimento 5 Stelle e quella parte di centro disponibile a collocarsi a sinistra, senza escludere un recupero del rapporto con Azione. Un percorso che potrebbe rivelarsi decisivo non solo per il futuro governo della città, ma anche in vista delle prossime elezioni suppletive per la Camera dei Deputati.
Intanto, dal voto provinciale arriva un messaggio chiaro: mentre il centrosinistra sperimenta nuove convergenze, nel centrodestra rodigino qualcosa scricchiola. E quando mancano cinque voti “certi” nel proprio fortino, far finta di nulla diventa sempre più complicato.













