La referente provinciale di Rovigo lancia un appello: “Non è solo mancanza di servizi, è un fenomeno strutturale che logora le famiglie e compromette la continuità di cura”

Rovigo – Non è solo una questione di burocrazia o di carenze episodiche nei servizi. È un problema più profondo, strutturale, con conseguenze pesanti sulla vita quotidiana di chi si prende cura di figli con disabilità e fragilità complesse. A denunciarlo è Olga Evtusenco, genitore caregiver e attivista per l’inclusione, oggi referente provinciale per Rovigo, che in un contributo pubblico richiama l’attenzione sul “logoramento emotivo” vissuto dalle famiglie e sui rischi indiretti che ricadono anche sui bambini e ragazzi più vulnerabili.

“Scriviamo come genitori caregiver, come persone che ogni giorno vivono accanto alla fragilità dei propri figli”, spiega Evtusenco, raccogliendo esperienze e testimonianze di tante famiglie del territorio.

“Non solo assenza di supporto, ma ostacoli e delegittimazione”

Nel testo emerge un quadro preoccupante: molte famiglie non incontrano soltanto mancanza di aiuto, ma anche atteggiamenti svalutanti o ostili da parte delle istituzioni. Tra i problemi segnalati: risposte burocratiche ripetitive, rinvii continui, minimizzazione dei bisogni, esclusione dai processi decisionali.

“Questi atteggiamenti non sono neutri”, sottolinea la referente polesana, perché diventano fattori di rischio psicosociale che aggravano un carico di cura già enorme.

Il peso invisibile sui genitori: “Un’armatura ogni mattina”

Il contributo mette al centro la dimensione emotiva: tristezza che si accumula, stanchezza cronica, senso di impotenza, perdita di fiducia. Non fragilità individuale, ma conseguenza di una pressione sistemica.

“Ogni mattina questi genitori indossano un’armatura”, scrive Evtusenco, per affrontare uffici, richieste e giustificazioni continue, spesso in solitudine.

Quando la sofferenza ricade sui bambini fragili

Un passaggio fondamentale riguarda l’impatto sui figli: lo stress e lo sfinimento dei caregiver non restano confinati agli adulti, ma influenzano direttamente il benessere dei bambini e ragazzi con disabilità.

Tra gli effetti possibili: aumento dell’ansia, regressioni comportamentali, perdita di routine e autonomie conquistate con fatica.

“La fragilità ha bisogno di stabilità, coerenza e alleanze, non di conflitto e frammentazione”, ricorda l’attivista.

Progetto di Vita e ascolto reale delle famiglie

Evtusenco richiama anche il tema del Progetto di Vita, previsto dalla normativa: non può essere un documento formale “calato dall’alto”, ma deve nascere dall’ascolto concreto delle famiglie, che conoscono bisogni e tempi delle persone fragili.

Escludere i genitori significa svuotare il progetto del suo significato.

Il nodo del DDL Locatelli: “Riconoscimento formale senza diritti reali”

Nel testo viene citato anche il Disegno di Legge sul caregiver familiare, che riconosce la figura del caregiver ma, secondo Evtusenco, non garantisce tutele economiche e previdenziali adeguate.

Il rischio è una contraddizione evidente: lo Stato riconosce formalmente il caregiver, ma non offre servizi strutturati, scaricando di fatto sulle famiglie un lavoro assistenziale gratuito.

“Non è fragilità delle famiglie. È fragilità del sistema”

La conclusione è netta: non si tratta di genitori “troppo emotivi” o “difficili”, ma di un sistema che chiede responsabilità senza strumenti, invoca inclusione senza garantirla.

“Il silenzio istituzionale, quando si parla di fragilità, produce danni reali. E questo, nel 2026, rappresenta un arretramento civile”.

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *

Ultime notizie

Ultime notizie