L’associazione punta il dito sulla chiusura dell’SPDC di Adria e sulla carenza di personale: “Il basso Polesine senza un presidio essenziale. Servono risposte dall’ULSS 5”

ROVIGO – La salute mentale continua a essere trattata come un settore marginale della sanità pubblica polesana, nonostante l’aumento dei bisogni e la fragilità crescente di una parte significativa della popolazione. A lanciare l’allarme è AITSAM Polesana (Associazione Italiana Tutela Salute Mentale), che in una nota denuncia una gestione giudicata “superata” e un progressivo arretramento dell’assistenza sul territorio.

Al centro della critica c’è la situazione del Distretto 2 di Adria, dove da anni rimane chiuso e inutilizzato l’ex Servizio Psichiatrico di Diagnosi e Cura (SPDC), una struttura recente, progettata per la gestione delle fasi acute e dotata anche di spazi all’aperto e aree dedicate.

Secondo l’associazione, la chiusura non sarebbe mai stata accompagnata da spiegazioni pubbliche chiare e documentate.

Degenza concentrata a Rovigo: “Rischio di modelli segreganti”

Parallelamente, il servizio di degenza psichiatrica è stato concentrato a Rovigo, in un reparto collocato al terzo piano dell’ospedale, privo di accesso all’esterno.

Una configurazione che, per AITSAM, richiama “modelli di degenza chiusi e segreganti”, difficilmente compatibili con i principi della psichiatria territoriale e con un’idea di cura fondata sulla dignità della persona.

“In questo contesto – sottolinea l’associazione – la degenza rischia di assumere una connotazione di fatto manicomiale, lontana dagli standard terapeutici e culturali che dovrebbero guidare i servizi pubblici”.

Il basso Polesine senza presidio

La chiusura dell’SPDC di Adria avrebbe privato l’intero basso Polesine di un presidio essenziale, aggravando le difficoltà di accesso alle cure in un territorio già penalizzato dalla distanza e dalla conformazione geografica.

AITSAM evidenzia inoltre che non sarebbero mai state rese note valutazioni cliniche o organizzative in grado di giustificare l’attuale assetto dei servizi, né chiariti eventuali benefici per pazienti e famiglie.

“Solo due psichiatri per 75 mila abitanti”

A rendere il quadro ancora più critico è la carenza di personale. Il Distretto 2, che serve circa 75 mila abitanti, può contare su soli due psichiatri, un numero ritenuto del tutto insufficiente rispetto agli standard minimi.

Le conseguenze, denuncia l’associazione, ricadono direttamente sui cittadini: visite e colloqui programmati a distanza di mesi, mancanza di continuità terapeutica e famiglie lasciate sole nella gestione delle situazioni più complesse.

“In queste condizioni – osserva AITSAM – parlare di presa in carico efficace diventa sempre più difficile”.

Veneto tra le ultime regioni per investimenti

Il comunicato colloca la situazione polesana anche in un contesto regionale già problematico: il Veneto sarebbe stabilmente nelle ultime posizioni nazionali per investimenti in salute mentale, con risorse destinate a questo ambito al di sotto dei livelli di riferimento.

Secondo AITSAM, dall’ULSS 5 Polesana non emergerebbe una visione strategica chiara né una programmazione credibile per rafforzare i servizi sul territorio.

L’appello al direttore generale Girardi

Per questo l’associazione rivolge un appello diretto al Direttore Generale dell’ULSS 5 Polesana, Pietro Girardi, chiedendo un intervento urgente e trasparente.

In particolare, AITSAM chiede di chiarire:

  • le ragioni della chiusura dell’SPDC di Adria
  • se e quando si intenda ripristinare un servizio adeguato nel basso Polesine
  • quali interventi siano previsti per superare l’attuale modello di degenza
  • quali azioni concrete siano state messe in campo per affrontare la carenza di personale

“La salute mentale è un diritto fondamentale”

“La salute mentale non può essere gestita come un’emergenza permanente – conclude l’associazione – né attraverso soluzioni che ripropongono logiche superate. È un diritto fondamentale e un servizio essenziale”.

Continuare a rimandare o minimizzare, secondo AITSAM, significa assumersi la responsabilità istituzionale di un progressivo arretramento dell’assistenza e di una perdita di fiducia che colpisce le persone più fragili e l’intera comunità polesana.

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