Lo studio della CGIA di Mestre fotografa un settore sotto pressione tra rincari di carburante e pedaggi. In dieci anni perse quasi 155 aziende in provincia di Rovigo

MESTRE (Rovigo) – L’inizio del 2026 si apre con nuove difficoltà per il comparto dell’autotrasporto, un settore strategico per l’economia veneta e per il Polesine. A lanciare l’allarme è l’Ufficio studi della CGIA di Mestre, che evidenzia come l’aumento dei costi fissi stia mettendo in seria crisi soprattutto le piccole imprese del trasporto su gomma.

Secondo l’analisi, il rialzo dei pedaggi autostradali (+1,5%) e quello del gasolio per autotrazione (+3,6%) stanno determinando un aggravio significativo sui bilanci aziendali. Per le realtà più contenute, che non possono beneficiare di rimborsi o crediti d’imposta, l’aumento medio annuo del costo del carburante per ogni mezzo pesante potrebbe arrivare a circa 2.000 euro.

Imprese in calo: Rovigo tra le province più colpite

Il report sottolinea anche un dato strutturale: in Veneto, negli ultimi dieci anni, sono scomparse oltre 2.000 imprese di autotrasporto. Si è passati dalle 8.808 aziende attive nel 2015 alle 6.666 del 2025, con una contrazione del 24,3%, superiore alla media nazionale (-22,2%).

In questo quadro, la provincia di Rovigo registra una delle riduzioni più pesanti: in dieci anni le imprese sono scese da 536 a 381, con una perdita di 155 attività e un calo del 28,9%. Solo Belluno e Treviso fanno peggio in termini percentuali.

Ritardi nei pagamenti e intervento del Ministero

A rendere ancora più fragile il comparto contribuiscono i ritardi nei pagamenti, una prassi diffusa che spesso mette in ginocchio i vettori. Il Ministero delle Infrastrutture e dei Trasporti è intervenuto con una circolare che richiama i committenti al rispetto dei tempi, prevedendo sanzioni fino al 10% del fatturato annuo per chi non paga regolarmente.

Un settore essenziale per il “Made in Italy”

Nonostante le difficoltà, la CGIA ricorda il ruolo centrale dell’autotrasporto: oltre l’80% delle merci in Italia viene movimentato su strada almeno in una fase del percorso. Senza camion e autisti, intere filiere produttive, dalla manifattura all’agroalimentare, si fermerebbero in poche ore.

In particolare, per un territorio come il Polesine, dove il tessuto economico è fatto di piccole e medie imprese, la logistica resta un anello fondamentale per collegare produzione e mercati.

Le sfide: infrastrutture, personale e transizione ecologica

Tra i nodi principali emergono infrastrutture obsolete, concorrenza crescente dei vettori stranieri, difficoltà nel reperire nuovi autisti e la necessità di investire nella transizione ambientale. Un percorso inevitabile, ma costoso, che rischia di essere insostenibile senza adeguati strumenti di supporto pubblico.

Il quadro tracciato dalla CGIA è chiaro: l’autotrasporto resta un pilastro dell’economia, ma tra rincari e fragilità strutturali servono interventi concreti per evitare che la “moria” di imprese, già evidente anche in provincia di Rovigo, continui nei prossimi anni.

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