Appello ad associazioni e istituzioni: “Non riduciamo tutto a uno scontro ideologico, decidiamo che sviluppo vogliamo davvero”

ROVIGO – Un territorio fragile, ricco di potenzialità ambientali e produttive, ma sempre più attraversato da richieste di nuovi impianti di trattamento rifiuti. È la riflessione che il Gruppo Bachelet di Rovigo rivolge a istituzioni e associazioni polesane, chiedendo un confronto serio e una strategia chiara sul modello di sviluppo da perseguire.

Secondo il gruppo, il Polesine sta vivendo un vero e proprio proliferare di proposte legate al trattamento di rifiuti di varia natura, dal Delta fino all’alto Polesine, in un contesto che sta generando polemiche e divisioni non solo tra ambientalisti e amministrazioni, ma anche all’interno degli stessi schieramenti politici.

“L’elenco è consistente e riguarda tutto il territorio, nonostante la presenza di vincoli come quelli del Parco del Delta del Po”, sottolinea il documento, evidenziando come le nuove richieste si aggiungano a impianti già esistenti e coinvolgano anche rifiuti potenzialmente più pericolosi.

Il caso Rovigo e la polemica sull’impianto pubblico

Particolare attenzione viene dedicata al capoluogo. Il Gruppo Bachelet critica l’atteggiamento dell’amministrazione comunale guidata dalla sindaca Valeria Cittadin, ritenuta più disponibile verso proposte private e invece duramente contraria al progetto pubblico di trattamento del rifiuto umido affidato a Ecoambiente, finanziato con fondi PNRR.

Un contrasto definito “incomprensibile”, anche perché, secondo il gruppo, l’impianto pubblico sarebbe destinato ai rifiuti polesani, mentre quelli privati potrebbero trattare materiali provenienti da fuori provincia.

A questo si aggiunge la preoccupazione per la volontà più volte dichiarata di modificare norme urbanistiche dell’area Interporto, in particolare il noto articolo 23, con il rischio, secondo Bachelet, di indebolire criteri di salvaguardia ambientale per favorire attività produttive diverse da quelle logistiche.

“Non è solo una polemica tra ecologisti e sviluppo”

Il Gruppo Bachelet invita a superare lo schema rigido che riduce il dibattito a una contrapposizione semplicistica tra chi difende l’ambiente e chi invoca lo sviluppo.

La domanda centrale posta dal documento è netta: che tipo di sviluppo vogliamo per il Polesine e per Rovigo?

“Davvero la strada giusta è favorire senza remore impianti di trattamento rifiuti, o non sarebbe più opportuno puntare su turismo sostenibile, agricoltura di qualità e attività compatibili con un territorio delicato e fragile?”

L’appello a sindacati, imprese e associazioni di categoria

Bachelet chiama in causa anche il mondo economico e sociale: sindacati, associazioni di categoria, industriali.

Sono favorevoli a questa “invasione” di richieste? Hanno proposte alternative capaci di creare occupazione stabile e prospettive di medio-lungo periodo per i giovani?

Il tema demografico è centrale: il Polesine continua a perdere i suoi ragazzi più preparati e intraprendenti.

“Davvero la miglior proposta per trattenerli sarà un territorio degradato e qualche posto di lavoro in impianti che smaltiscono rifiuti altrui?”, si chiede il gruppo.

Il ruolo delle istituzioni: Provincia e Comune chiamati a guidare

Il gruppo conclude con un richiamo forte alle responsabilità istituzionali. La Provincia, appena confermata nella sua guida, e il Comune di Rovigo devono assumere un ruolo di regia e governo del territorio.

Non basta demandare tutto ai pareri tecnici, avverte Bachelet: serve un disegno politico chiaro di sviluppo e salvaguardia.

“Rovigo deve abbandonare la logica del laissez faire e diventare davvero città capoluogo, forza trainante e aggregatrice per tutto il Polesine”.

Un appello che punta a riaprire il confronto sul futuro del territorio, prima che decisioni frammentate e non coordinate ne compromettano identità, economia e qualità della vita.

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