ROVIGO – La Procura della Repubblica di Rovigo ha avviato un’indagine formale in seguito ai gravi disordini verificatisi all’interno dell’Istituto Penale per Minorenni nella giornata di sabato 11 aprile 2026 (LEGGI ARTICOLO). A comunicarlo è il Procuratore della Repubblica, Manuela Fasolato, che ha sottolineato la rilevanza pubblica della vicenda e la necessità di garantire una corretta informazione alla comunità.
Secondo quanto reso noto, il procedimento riguarda quattro giovani detenuti: M.N. (classe 2007, nato in Moldavia), M.A. (classe 2003, nato in Italia), P.O. (classe 2008, nato in Ucraina) e K.A. (classe 2007, nato in Moldavia). I fatti contestati si riferiscono a quanto accaduto all’interno della struttura detentiva, dove si sarebbero verificati episodi di tensione e danneggiamenti.
L’ipotesi accusatoria formulata dalla Procura include il reato di rivolta all’interno di istituto penitenziario, oltre a quello di danneggiamento aggravato in concorso ai danni di beni destinati a pubblico servizio. Si tratta di contestazioni gravi, che riflettono la natura dei comportamenti segnalati e il contesto in cui sarebbero avvenuti. Il reato di rivolta punisce con la reclusione da 1 a 5 anni chiunque partecipi a rivolte, inclusi atti di violenza, minaccia o resistenza (anche passiva se collettiva) che impediscono l’ordine e la sicurezza, in caso di lesioni la pena sale da 2 a 8 anni.
L’indagine si inserisce in un quadro più ampio di criticità già emerse nei giorni successivi all’episodio, quando erano state segnalate difficoltà nella gestione dell’ordine interno e richieste di rafforzamento del personale e delle misure di sicurezza. Le ricostruzioni preliminari parlano di momenti di forte agitazione, con rifiuto da parte di alcuni detenuti di rientrare nelle celle e conseguente attivazione delle procedure di emergenza.
Al momento, le verifiche investigative sono in corso e mirano a chiarire nel dettaglio le responsabilità individuali e la dinamica dei fatti. Come previsto dalla legge, le accuse restano ipotesi fino a eventuale accertamento definitivo in sede giudiziaria.
La vicenda riporta l’attenzione sulle condizioni degli istituti minorili e sulla gestione delle situazioni di conflitto al loro interno, temi che continuano a suscitare dibattito sia a livello locale sia nazionale (LEGGI ARTICOLO). Nel caso di Rovigo, l’atto sembra deliberato e programmato, forse per ottenere un trasferimento in una seconda struttura. All’interno dell’istituto non era successo nulla da poter scatenare una protesta simile.













