A Lendinara (Rovigo) c’è una preoccupazione diffusa per un impatto ambientale e paesaggistico potenzialmente irreversibile

LENDINARA (Rovigo) – “Si vuol fare un nuovo scempio urbanistico sull’area dell’ex zuccherificio…ma ci sono già 500 firme contro questa idea”, sostiene Moreno Ferrari (foto qui sotto) a nome del Comitato cittadino Bene Comune (che annovera tra gli esponenti l’ex assessore all’Ambiente Lorenzo Valentini) e Terre Nostre Veneto.

Nei giorni scorsi l’approvazione della settima variante al Piano degli Interventi è stata commentata negativamente da Italia Nostra, Legambiente, Lipu, Wwf, Il Tarassaco e Movimento Azzurro (LEGGI ARTICOLO), che avevano presentato osservazioni formali alla proposta. La variante, invece concede alla proprietà dell’area dell’ex zuccherificio (198mila metri quadrati appartiene alla Filippi Spa dell’imprenditore ed ex senatore vicentino Alberto Filippi) la possibilità di edificare un imponente fabbricato industriale nell’area. Una scelta che rappresenta, secondo consiglieri di opposizione e associazioni, l’ennesimo esempio di scelte urbanistiche calate dall’alto, prive di visione e di rispetto per il contesto ambientale e storico. “Saranno capannoni ad uso logistico per 39mila metri quadri di estensione e 12 metri di altezza a ridosso del centro abitato” dicono gli oppositori.

A livello urbanistico si trattava già di una zona produttiva divisa in due sotto aree, oggetto di accordo tra pubblico e privato ai sensi della normativa regionale. “Con la variante il Comune concede la possibilità di procedere a un’attuazione separata per ciascuna sottozona, mediante accordo pubblico-privato per arrivare ad un successivo Piano Urbanistico Attuativo”.

“È inaccettabile che, nel 2026, si continui a ragionare come se il territorio fosse una risorsa illimitata da consumare a piacimento, – sostengono i due Comitati -. Il progetto del Comune toglierebbe alla città 8 ettari di bosco spontaneo, habitat di specie protette e area di evidente valore ecologico e paesaggistico. Un luogo che non è più un’area industriale dismessa “vuota”, ma un ambiente vivo, rigenerato, che viene ora trattato come semplice superficie edificabile”.

Secondo le opposizioni, il progetto si inserisce inoltre in un quadro di gravi criticità: vincolo forestale e paesaggistico, normativa europea sulla tutela della biodiversità, obblighi di valutazione ambientale e coerenza urbanistica. Una decisione che solleva pesanti interrogativi sull’operato dell’amministrazione. Si parla di possibili profili di incompatibilità legislativa e del rischio di compromissione di un’area boschiva tutelata, senza una Valutazione di Impatto Ambientale e di una Valutazione di Incidenza Ambientale. Il punto politico è evidente: si continua a preferire il consumo di suolo alla rigenerazione delle aree già compromesse. A gran voce si evidenzia che esistono aree industriali e spazi già urbanizzati che potrebbero essere recuperati, si sceglie invece di intervenire su un’area in fase avanzata di rinaturalizzazione, con un impatto ambientale e paesaggistico potenzialmente irreversibile. 

“La risposta della cittadinanza non si è fatta però attendere. Consiglieri di opposizione e associazioni locali hanno già raccolto oltre 500 firme contro il progetto, segno evidente di una forte preoccupazione diffusa”, commenta Ferrari.

La richiesta è chiara: fermare quello che viene definito un “scempio urbanistico” e aprire finalmente un confronto pubblico trasparente. La richiesta politica è di fermare il progetto. In subordine, si propone di abbandonare definitivamente l’idea di edificare su un’area ormai rinaturalizzata e di individuare alternative in zone industriali esistenti.

U.M.B.

One Comment
  1. ambientalisti,se non avete altro da fare,e volete salvare la terra,ZAPPATELA!!

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