Dalla visita pastorale alle imprese locali emerge un territorio dinamico e spesso sottovalutato: piccole e medie aziende, relazioni umane solide e una vocazione internazionale che sfida gli stereotipi.

BERGANTINO (Rovigo) – L’incontro con il mondo del lavoro si inserisce quest’anno nel più ampio percorso della Visita pastorale che ha condotto il Vescovo Pierantonio Pavanello negli ultimi mesi nell’area dell’Alto Polesine, o Polesine Superiore. Una scelta non casuale, maturata insieme alla Commissione diocesana per la pastorale sociale del lavoro, proprio alla luce dell’esperienza diretta vissuta sul territorio.

Ho voluto che questo momento si svolgesse qui, in una terra che ho avuto modo di conoscere da vicino e che mi ha sorpreso profondamente”, ha spiegato il Vescovo, sottolineando il valore dell’incontro diretto con aziende e lavoratori.

Uno degli aspetti più significativi della visita è stato infatti il contatto con imprenditori e dipendenti di diverse realtà produttive locali. “Porto nel cuore la cordialità e la disponibilità con cui sono stato accolto: è stata per me un’occasione preziosa per accostare la concretezza della vita quotidiana di uomini e donne”, ha aggiunto. Un segno, nelle intenzioni, anche della vicinanza della Chiesa verso chi contribuisce ogni giorno allo sviluppo della società attraverso il proprio lavoro.

Dal percorso emerge anche un cambio di prospettiva sul territorio polesano. “Devo confessare che torno con uno sguardo diverso sul Polesine”, ha dichiarato il Vescovo. “Ho scoperto un numero significativo di aziende di eccellenza, capaci di produzioni altamente specializzate e di esportare in tutto il mondo”. Un tessuto produttivo che trova nel cosiddetto distretto della giostra uno degli esempi più emblematici, smentendo l’immagine riduttiva di un’area esclusivamente agricola.

Da qui l’invito a superare luoghi comuni e a valorizzare le risorse locali: “Dovremmo conoscere meglio il nostro territorio e non lasciarci ingabbiare da stereotipi che non corrispondono alla realtà. Serve uno sguardo positivo, un legittimo orgoglio per un tessuto economico e sociale vivace e competente”.

Un tratto distintivo emerso con forza riguarda la dimensione delle imprese: molte sono piccole o medie, a conduzione familiare, con rapporti interni improntati alla collaborazione. Non a caso, una frase ricorrente ascoltata durante le visite è stata: “Non dipendenti ma collaboratori”.

Su questo punto il Vescovo ha richiamato anche il messaggio dei Vescovi italiani per la festa del Primo Maggio, evidenziando il valore comunitario del lavoro: “Il lavoro umano è un’azione collettiva generativa, una forma di amore civile. È la grammatica della società, ciò che permette alle persone di comunicare e costruire futuro anche senza conoscersi”.

L’auspicio, dunque, è chiaro: “Ogni azienda possa essere davvero un’azione collettiva generativa, capace di costruire pace e giustizia”.

Non manca però uno sguardo sulle tensioni globali, che incidono anche sull’economia locale. I conflitti internazionali – dalla guerra tra Russia e Ucraina alle tensioni tra Stati Uniti e Iran – producono effetti concreti sui mercati e sui traffici economici. “Il mondo del lavoro è toccato in modo pesante da queste crisi”, ha osservato il Vescovo.

Da qui il richiamo alla responsabilità comune e alla necessità di orientare ogni attività verso la pace: “Sentiamo l’urgenza di costruire il futuro ascoltando parole di pace e assumendoci una responsabilità educativa verso le nuove generazioni”.

L’intervento si conclude con un invito alla riflessione e alla preghiera: “Chiediamo il dono della pace: anche il lavoro e la fatica quotidiana siano messi a servizio della pace”.

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