PADOVA – ROVIGO – Nessuno dei candidati alla carica di Presidente (prof. Cesare Dosi, prof. ing. Andrea Rinaldo, prof. Rosario Rizzuto) ha conseguito il quorum statutariamente previsto per la nomina.
La mancata elezione del presidente della Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo si inserisce in un quadro tutt’altro che critico sul piano economico. Anzi, i dati del Bilancio 2025 raccontano una realtà in piena salute finanziaria e con una crescente capacità di intervento sul territorio.
La Fondazione ha infatti chiuso l’esercizio con un avanzo di 173,2 milioni di euro, accompagnato da un patrimonio netto che supera i 2,3 miliardi e da attivi finanziari pari a 4,6 miliardi, in crescita significativa rispetto all’anno precedente. Un risultato sostenuto anche da una gestione finanziaria particolarmente performante, che ha generato proventi per oltre 240 milioni.
Numeri che si traducono direttamente in maggiore capacità erogativa. Per il 2026, infatti, la Fondazione prevede di destinare 100 milioni di euro al territorio, una cifra in netto aumento rispetto ai 65 milioni inizialmente programmati, con un incremento superiore al 50%. Una scelta che conferma il ruolo centrale dell’ente nel sostenere lo sviluppo sociale, culturale ed economico delle province di Padova e Rovigo.
Nel corso del 2025, l’attività filantropica ha già raggiunto dimensioni rilevanti: 133 milioni di euro di impegni erogativi distribuiti su oltre 1.100 progetti. Tra i principali ambiti di intervento spiccano la cultura, la qualità della vita e la promozione della conoscenza, con investimenti consistenti anche nella ricerca scientifica e in ambito sanitario.
Accanto ai numeri, emergono anche alcune linee progettuali strategiche. Tra queste, i programmi dedicati alla rigenerazione territoriale e al sostegno dei comuni più piccoli, gli interventi per l’impiantistica sportiva e le iniziative per rafforzare il ruolo sociale delle biblioteche. Un mosaico di azioni che testimonia una presenza capillare e articolata sul territorio.
A rendere ancora più delicato il passaggio istituzionale è il contesto di riforma interna. Le recenti modifiche statutarie hanno infatti ridefinito la governance della Fondazione: il mandato del presidente è stato esteso da quattro a sei anni, senza possibilità di rinnovo consecutivo, mentre sono state introdotte nuove regole su incompatibilità e gestione del patrimonio.
In questo scenario, lo stallo registrato nella seduta del Consiglio Generale — dove nessuno dei candidati ha raggiunto il quorum necessario — assume un peso ancora più significativo. La scelta del futuro presidente avverrà infatti in un momento cruciale, tra solidità economica e trasformazioni istituzionali.
Il Consiglio è stato riconvocato per il 12 maggio, quando si tenterà di arrivare a una sintesi. Nel frattempo, la Fondazione continua a operare con basi finanziarie solide e con prospettive di intervento in ulteriore espansione.
Sono stati riconfermati i membri del Collegio Sindacale, il cui mandato è scaduto con l’approvazione del Bilancio: Antonio Guarnieri (Presidente), Sara Fedetto e Giacomo Gnesini (Componenti). Rimarranno in carica per i prossimi 4 anni.
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