ROVIGO – “Quando le istituzioni non tengono conto degli allarmi lanciati dalle parti sociali, a rimetterci sono sempre i cittadini e la drammatica situazione in cui versa l’Iras ne è un esempio lampante”.
Sono le parole di Stefania Botton della Cisl Padova Rovigo “La paventata chiusura di Casa Serena, sei anni di commissariamento, una nuova nomina da parte della Regione, tre consulenze da parte del Comune, l’esposizione con le banche, l’assenza di un piano per il rilancio dell’Ente, stanno facendo vivere gli ospiti della struttura e le loro famiglie in una costante condizione di incertezza”.
In questi anni il sindacato ha fatto sentire la propria voce e ha ricevuto in cambio molte promesse: dalla dirigenza della struttura, dai commissari, dai sindaci, dalla Regione. “Ma risposte concrete non ce ne sono state – continua Stefania Botton – e ora la chiusura del più importante Ente pubblico del Polesine erogatore di servizi residenziali per anziani è un pericolo molto concreto, che si tradurrebbe in un grave danno per tutta la collettività di Rovigo, ma anche dell’intero Polesine”.
Ma il problema è più vasto e le difficoltà interessano praticamente tutte le strutture residenziali per anziani. “E’ indispensabile che la politica affronti seriamente questo problema nella sua complessità, a livello nazionale e locale, mettendosi in gioco e prevedendo stanziamenti importanti per il rilancio di queste realtà, per non far ricadere sugli ospiti e sulle famiglie un problema che si trascina di anni. Non è accettabile che siano sempre gli anziani e le famiglie a pagare per lo stallo in cui è stato lasciato il sistema dell’assistenza, con bilanci delle strutture sempre più negativi, già gravati pesantemente dal Covid e ora messi ulteriormente in difficoltà ora a causa del caro energia”.
“Sono anni che la Cisl chiede la legge sulla non autosufficienza e risorse dedicate, evitando così che le famiglie si vedano costrette a ricorre a strutture private, con costi insostenibili soprattutto in questo periodo segnato dall’aumento incontrollato dei prezzi e della perdita di potere d’acquisto di salari e pensioni, spesso già molto basse. Come Cisl lo stiamo chiedendo da anni e il momento di politiche serie per la famiglia e la non autosufficienza non è più rinviabile. Tanto più in Polesine – conclude Stefania Botton – territorio che vanta l’età media più alta e le pensioni più basse del Veneto e dove è prevista una crescita esponenziale degli over85 nei prossimi 50 anni. Le condizioni di queste persone sono destinate a non migliorare se non si faranno investimenti sulle strutture residenziali, sui giovani e sulle politiche necessarie per rendere attrattivo il territorio anche con la creazione di posti di lavoro stabili e di qualità”.

















