ROVIGO – Grande affluenza venerdì sera 9 settembre in Accademia dei Concordi a Rovigo. Natalino Balasso, comico nazionale, attore, regista e autore di testi teatrali, in veste di relatore sul “potere della lingua” intervistato da Matteo Santipolo, professore ordinario dell’Università di Padova in Didattica delle lingue moderne e a capo di varie istituzioni filologiche della lingua italiana nonchè membro del direttivo dei Concordi, è un successo.
Il luogo simbolo della cultura accademica rodigina si apre al ‘volgo’, riempie tutti i posti a disposizione (le domande di prenotazione erano ben di più) e l’evento diventa di quelli da segnare “nella storia degli appuntamenti in Accademia” come sottolinea, duranti i saluti di apertura di serata, Sandra Bedetti, vicepresidente dei Concordi, nel ricordare l’obiettivo dell’incontro: lanciare la “potabilità” della lingua quotidiana.
Santipolo, da depositario dei segreti dell’italiano quale è, comincia con le citazioni: il linguaggio è l’arsenale della lingua. “Il linguaggio è un’arma. Con la lingua è lo stesso. – spiega – La consapevolezza dell’uso del linguaggio è importante. Quando parliamo di educazione linguistica nella lingua italiana emerge la doppia anima: italiano e declinazioni territoriali. Come fai – chiede a Balasso – a proporre un linguaggio territoriale in modo che sia comprensibile a tutti?”.
Così Balasso rivela alcune sue modalità. “La parlata regionalista è molto usata nel meccanismo comico – premette – Usare un linguaggio locale è considerato un abbassamento rispetto alla lingua nazionale. Nel teatro tradizionale il personaggio del “servo” abbassa il tenore del linguaggio. Il dialetto è la lingua delle viscere. La comicità è una forma poetica che usa molto il sentimento. Il veneziano oggi è un dialetto mentre prima era una lingua. Si parla di dialettizzazione quando l’italiano viene “tradotto” in dialetto, ecco io faccio il contrario: prendo la frase dialettale e la ‘trasporto’ in italiano, ovvero italianizzo chi pensa in dialetto”.
Altra strategia è l’escamotage insegnato da Dario Fo: prima racconti quanto stai per dire in italiano e poi lo dici in dialetto.
Santipolo si complimenta con Balasso per avere sdoganato al grande pubblico della tv e dei palcoscenici il dialetto veneto, dialetto che ha sempre fatto fatica a passare per i network nazionali. “Quando ero piccolo ci trasmettevano la vergogna del dialetto – racconta Balasso – ma Pasolini ci ha insegnato che non esiste un solo italiano”. Sono tanti gli italiani possibili. “Meneghello stesso non usa il corsivo nel momento in cui scrive la parola dialettale, è interessante – spiega – perché il dialetto è una cosa che per propria natura si trasforma”.
L’incontro procede con fluidità, Santipolo che tiene la barra dritta sul tema pur confrontandosi con simpatia con Balasso: sul valore delle parole, la manipolazione della lingua, la comprensione delle parole, l’uso del turpiloquio, le parolacce, le parole in trasformazione, la riflessione su chi agisce sulla lingua, e Balasso che risponde con grande competenza e sapienza della sua arte e dei suoi strumenti, non risparmiandosi virate su lavori teatrali o battute di propri personaggi suscitando ilarità.
Una domanda è tutta dedicata al nuovo lavoro teatrale di Balasso che porterà in tournée in autunno: Balasso fa Ruzante. Una vera impresa linguistica. Balasso italianizza un testo veneto del ‘500 oggi incomprensibile. Come fai gli chiede Santipolo. “Faccio spesso di queste ‘truffe’: costruendo le frasi che sembrino dialetto ma sono in un italiano improprio. Ovvero ho scritto io, traducendolo, un testo ruzantiano. Il pavano di Ruzzante è duro, teutonico, non comprensibile. Ho messo qua e là delle parole pavane.
Ma assicura “cancaro rimane cancaro”.
Interessante, bello, divertente e un excursus culturale niente affatto scontato. Bella mossa dell’Accademia dei Concordi che dà da intendere di volersi aprire alla città con temi propri, ma persone note ai più.
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