PETTORAZZA GRIMANI (Rovigo) – Martedì 16 giugno 2026, alle ore 10.00, a Pettorazza Grimani (Rovigo), si è tenuta la cerimonia commemorativa in occasione del 44° anniversario della “Strage della Circonvallazione”, avvenuta a Palermo il 16 giugno 1982, strage di mafia in cui perse la vita anche l’Appuntato dell’Arma dei Carabinieri, Medaglia d’Oro al Valor Civile alla memoria, Silvano Franzolin, nato a Pettorazza Grimani il 3 aprile 1941.

Alla cerimonia hanno presenziato i familiari dell’App. Franzolin, il Comandante Provinciale dei Carabinieri, Col. Edoardo Campora, la Dott.ssa Valeria Gaspari, Vicario della Prefettura di Rovigo, la Dott.ssa Maria Olivieri, Vicario della Questura di Rovigo, il Comandante della Compagnia di Adria, Magg. Manuel Scacchi, il Sindaco di Pettorazza Andrea Grassetto, l’assessore della Giunta Comunale di Rovigo Renato Campanile. Presenti inoltre i Comandanti di Stazione della Compagnia Carabinieri di Adria, nonché il Comandante della Stazione di Lendinara, con una rappresentanza di militari, la cui Caserma è intitolata all’Appuntato Franzolin.
Durante la messa il parroco Don Lino Mazzocco, ha lodato l’esempio dato dall’Appuntato Franzolin, esaltandone il coraggio e la disponibilità al servizio, spinto fino al supremo sacrificio nello svolgimento del proprio dovere.

Successivamente, presso il campo sportivo, dove si trova la stele in memoria del caduto, si è svolto l’alzabandiera solenne con la deposizione di una corona presso il cippo commemorativo.
Il Comandante Provinciale dei Carabinieri di Rovigo, Colonnello Edoardo Campora, ricordando la figura del Caduto, ha espresso un commosso pensiero per tutti i militari caduti in servizio, rievocando i tragici fatti in cui l’Appuntato Franzolin ed i colleghi della scorta persero la vita.
In tale occasione il Sindaco Andrea Grassetto ha espresso parole di elogio e ringraziamento verso le Forze dell’Ordine e gli apparati dello stato per il quotidiano impegno profuso per il mantenimento dell’ordine e della sicurezza pubblica, celebrando la figura del concittadino Franzolin quale esempio quotidiano da seguire nell’assolvimento delle proprie funzioni pubbliche.
La cerimonia si è conclusa infine con la benedizione del cippo commemorativo da parte di Don Mazzocco.
Il 16 giugno 1982, alle 8 del mattino, una Mercedes guidata da Giuseppe Di Lavore parte da Enna con destinazione Trapani; Giuseppe non dovrebbe trovarsi alla guida dell’auto, ma all’ultimo momento sostituisce il padre, come lui autista della ditta che ha in appalto il trasporto dei detenuti.
Si trovano a bordo l’Appuntato Silvano Franzolin, rientrato apposta dalla licenza, i due Carabinieri Salvatore Raiti e Luigi Di Barca nonché il detenuto Alfio Ferlito, personaggio di spicco della mafia catanese, condannato a sette anni di reclusione per traffico di droga. Ed è proprio per tradurre il Ferlito a Trapani, che la Mercedes sfreccia lungo la circonvallazione palermitana: tappa intermedia prima del raggiungimento della casa penale di Favignana, più sicura per l’incolumità del detenuto, ormai uomo cosiddetto “segnato” all’interno degli ambienti mafiosi; quegli ambienti dai quali il padre aveva tentato di tenerlo lontano facendolo anche costituire.
Sono le 10 e 30 quando lungo la circonvallazione palermitana, all’altezza di viale Ugo La Malfa, sopraggiungono una BMW e un’Alfetta 2000: sono lì per la Mercedes. Gli occupanti aprono un fuoco sicuro, aggressivo, spietato, intenso; Di Lavore, Raiti, Di Barca e Ferlito muoiono all’istante, mentre l’auto termina la sua ultima corsa contro la 500 della giovane Nunzia Pecorella, rimasta ferita ma salva. Franzolin, seduto sul sedile posteriore, riesce ad aprire lo sportello; esce impugnando la pistola nel tentativo di rispondere al fuoco, ma solo pochi passi e si accascia in una pozza di sangue. Il primo a raggiungere il luogo della strage è il Generale Dalla Chiesa – Prefetto dei 100 giorni – che cerca un lenzuolo per coprire i corpi di quei poveri ragazzi.
Poche centinaia di metri più avanti, la BMW e l’Alfetta 200 vengono abbandonate e date alle fiamme. Sul posto, invece, la scientifica rileva 60 bossoli di mitraglietta e 6 di cartucce a lupara.
La matrice catanese è da subito evidente, come anche l’obiettivo Alfio Ferlito. Ci vorranno venti anni per dare un nome agli assassini e al mandante, Totò Riina, che fece un favore al suo alleato Nitto Santapaola, rivale del Ferlito.
All’App. Silvano Franzolin, ucciso nell’agguato mafioso noto alle cronache come “la strage della circonvallazione”, è stata conferita la “Medaglia d’Oro al Valor Civile, alla Memoria” con la seguente motivazione:
“Nel corso di un servizio di scorta, veniva raggiunto da numerosi colpi d’arma da fuoco esplosigli contro da alcuni malfattori, al fine di uccidere il detenuto tradotto. Sebbene gravemente ferito, fuoriusciva dall’auto impugnando l’arma in dotazione per affrontare gli aggressori ma, colpito a morte, si accasciava al suolo. Splendido esempio di sprezzo del pericolo ed alto senso del dovere, spinti sino all’estremo sacrificio”.













