ROVIGO – Un’attività di nail art esercitata senza le necessarie autorizzazioni amministrative e sanitarie è stata scoperta dai finanzieri del Gruppo della Guardia di Finanza di Rovigo nell’ambito della campagna di contrasto all’abusivismo economico nel Polesine.

Al centro degli accertamenti una quarantenne di nazionalità ucraina che, secondo quanto emerso dai controlli, aveva avviato e gestiva una fiorente attività nel settore beauty in pieno centro cittadino senza aver mai richiesto le previste autorizzazioni comunali. La titolare si avvaleva inoltre della collaborazione di una trentaseienne risultata impiegata in nero.
Secondo gli accertamenti delle Fiamme Gialle, entrambe avrebbero effettuato trattamenti estetici alle mani delle clienti senza essere in possesso della necessaria abilitazione professionale. Inoltre, non sarebbe stata presentata al Comune la prevista Segnalazione Certificata di Inizio Attività (SCIA).
Per tali ragioni i militari hanno proceduto al sequestro amministrativo del locale e delle attrezzature utilizzate, contestando alla titolare una sanzione pecuniaria che può arrivare fino a 15.314 euro. Dell’intervento sono stati informati il Comune di Rovigo e la Camera di Commercio di Rovigo per i provvedimenti di competenza.


Nel corso dell’ispezione è emerso anche un ulteriore elemento ritenuto di particolare rilievo. All’interno del centro estetico sono state infatti rinvenute oltre trenta confezioni di cosmetici impiegati per la ricostruzione in gel delle unghie contenenti TPO (Trimethylbenzoyl Diphenylphosphine Oxide), sostanza inserita dall’Unione Europea tra gli ingredienti considerati pericolosi nei prodotti cosmetici perché ritenuta potenzialmente tossica e cancerogena.
I prodotti sono stati quindi sottoposti a sequestro probatorio penale. Contestualmente, la nail artist è stata denunciata alla Procura della Repubblica di Rovigo per l’ipotesi di reato prevista dall’articolo 3 del Decreto Legislativo 204/2015, relativo alla produzione, detenzione o commercializzazione di cosmetici dannosi per la salute umana, in violazione della normativa europea sui prodotti cosmetici.
L’indagine si trova attualmente nella fase preliminare. Come previsto dall’ordinamento, la posizione dell’indagata è al vaglio dell’Autorità Giudiziaria e nei suoi confronti vale il principio della presunzione di innocenza fino all’eventuale pronuncia di una sentenza definitiva di condanna.













