Tre giorni di esercitazioni lungo l'asta del Po per verificare la risposta del sistema di Protezione civile. Dall'evacuazione delle persone fragili al soccorso degli allevamenti, fino ai droni e al test di IT-alert: il Veneto sperimenta sul campo la gestione delle emergenze idrauliche.

ROVIGO – È entrata nel vivo EXE PO 2026, la grande esercitazione nazionale dedicata al rischio idraulico lungo il fiume Po, che per tre giorni sta testando l’efficienza dell’intera macchina della Protezione civile. L’obiettivo è verificare il funzionamento di tutte le procedure operative, dall’allertamento iniziale fino al coordinamento degli interventi sul territorio, simulando uno scenario di emergenza reale.

Le attività erano iniziate già nei giorni scorsi con l’emissione di una simulazione di allerta idraulica, che ha attivato le sale operative e la rete di coordinamento tra il Dipartimento della Protezione Civile, la Regione del Veneto, le Prefetture, i Comuni, le strutture operative e il volontariato. Il territorio del Polesine è così diventato il principale teatro dell’esercitazione.


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Le operazioni odierne hanno interessato in particolare i comuni di Crespino, Occhiobello, Corbola e Taglio di Po. Parallelamente, nel Veronese è stato testato il sistema nazionale IT-alert nello scenario simulato del collasso della diga di Salionze, coinvolgendo il Comune di Valeggio sul Mincio.

Un ruolo centrale è stato svolto dai volontari della Protezione civile, impegnati nel monitoraggio degli argini e nella simulazione di interventi per contenere infiltrazioni e fontanazzi. Le squadre, coordinate da AIPo e dai centri territoriali di coordinamento, hanno verificato sul campo tempi di intervento, comunicazioni e capacità di risposta.

«Quando si parla di Protezione civile si pensa spesso solo al momento dell’emergenza – ha dichiarato l’assessore regionale all’Ambiente e alla Protezione civile, Elisa Venturini –. In realtà il lavoro più importante si costruisce prima: nella preparazione, nell’addestramento e nella capacità di coordinarsi. Oggi vediamo centinaia di persone che mettono competenze e tempo al servizio della comunità. Dietro ogni procedura ci sono donne e uomini che si preparano a proteggere altre persone».

Tra gli scenari più significativi, a Crespino è stata simulata la gestione delle persone con particolari necessità assistenziali. Personale sanitario, Croce Rossa Italiana, volontari e operatori hanno testato le procedure di presa in carico attraverso la compilazione della scheda SVEI, strumento studiato per migliorare l’assistenza durante le emergenze.

Nello stesso comune è stata inoltre simulata l’evacuazione di allevamenti bovini, con il coinvolgimento delle amministrazioni locali, dei servizi veterinari, delle ULSS, dell’Istituto Zooprofilattico e delle strutture regionali competenti, per verificare la capacità di soccorso e assistenza agli animali.

A Taglio di Po, nell’area di Ca’ Vendramin, è stato invece attivato il modulo idraulico della Colonna Mobile Regionale, equipaggiato con motopompe ad alta capacità. Le esercitazioni hanno consentito di verificare la rapidità di movimentazione di uomini, mezzi e attrezzature specialistiche a supporto della rete di bonifica.

Grande attenzione anche all’innovazione tecnologica. Nei diversi scenari operativi sono stati impiegati i droni del progetto Vedrò, in grado di trasmettere immagini in tempo reale alla Sala Operativa Regionale, insieme ai sistemi di localizzazione satellitare dei mezzi della Colonna Mobile e alle reti di comunicazione dedicate che garantiscono il collegamento costante tra il territorio e i centri decisionali.

L’esercitazione EXE PO 2026 proseguirà anche nelle prossime ore con nuove simulazioni operative e ulteriori verifiche sul campo, confermando l’importanza della preparazione e del coordinamento per affrontare le emergenze legate al rischio idraulico.

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