BADIA POLESINE (Rovigo) – Giovedì 25 giugno nel refettorio dell’Abbazia della Vangadizza, è stato presentato il volume del badiese Roberto Carlo Moretti dal titolo “L’anno mille e l’esperienza di Dio in San Theobaldo di Provins”.
Un lavoro originale che offre una rilettura del patrono di Badia Polesine, attraverso un’analisi del contesto storico, culturale e religioso in cui visse (XI secolo). Certe conoscenze paleopatologiche sonostate divulgate per la prima volta, proprio nella presentazione del libro, da Cinzia Scaggion dell’Università di Padova.
Dopo i saluti istituzionali dell’assessore Mariagrazia Ragazzini, Moretti ha dato il via alla presentazione spiegando che Teobaldo, anche se non disdegnò incarichi di guida spirituale, di paciere e di confessore di potenti, religiosi e chierici, fu soprattutto un laborioso eremita chesi prodigò per gli umili.
Moretti ha evidenziato quattro aspetti straordinari sulla figura e sulla storica canonizzazione di San Theobaldo.
Il Primo aspetto:
Riguarda la procedura di canonizzazione che segnò una svolta epocale, uno spartiacque per la Chiesa con un netto “prima” e “dopo”.Prima di Lui i santi erano proclamati a furor di popolo, finendo sugli altari senza indagini o prove e, solo dopo molti anni, confermati ufficialmente con bolle papali. Dopo Theobaldo l’indagine scientifica sulle testimonianze e sui miracoli diventò una procedura imprescindibile.
Fu il primo e l’unico in tutto l’Anno Mille, ad essere santificato attraverso un vero e proprio processo canonico formale svoltosi tra il 1069 e il 1073.
Il Secondo aspetto:
La radicalità e i prodigi. Teobaldo non fu semplicemente un eremita tra i tanti. A colpire le moltitudini di fedeli provenienti da ogni parte fu la coerenza radicale della sua vita, unita a una quantità straordinaria di prodigi. La sua fama partì dall’eremo di Sajanega e superò ogni confine.
Terzo aspetto:
L’integrità e il rispetto per la Chiesa. Pur accettando la guida spirituale dell’Abate Pietro della Vangadizza scelse una vita radicale e non volle cenobitizzarsi, mostrando tuttavia un profondo rispetto per la Chiesa. Questo Suo straordinario equilibrio, e i suoi tanti miracoli compiuti sia in vita sia dopo la morte, lo inseriscono tra i grandi Santi della cristianità, tanto che la statua numero 139 (la penultima di sinistra, nel colonnato del Bernini) raffigura proprio San Teobaldo di Provins.
Quarto aspetto:
La causa di Teobaldo si intreccia a doppio filo con la grande storia universale per la caratura eccezionale dei suoi due postulatori, il cardinale Mainardo e San Pier Damiani. Due Giganti della riforma della Chiesa, uomini di vasta cultura e immenso prestigio, capaci di dialogare direttamente con Papi, Re e Imperatori. Verificarono i miracoli di Teobaldo con rigore. Pier Damiani incontrò personalmente la madre di Theobaldo nel 1069, raccogliendo i dati dei numerosi miracoli compiuti.
Ma quali sono i messaggi attuali che Teobaldo ci consegna? si è chiesto Moretti. Il primo è un paradosso esistenziale: essere nel sistema, senza essere del sistema.
Il secondo è quello di non andare mai contro la vita, ma di essere sempre al servizio di tutto ciò che vive. L’ecologia è l’elemento distintivo che possiamo trarre dalla sua esperienza eremitica.
Le sfide odierne:
Ripartire da questo ritorno all’essenziale e al rispetto della natura comprendendo gli errori della nostra civiltà è la prima sfida. Oggi, il nostro compito è passare dal dominio all’amicizia con il creato praticando il deserto di un moderno eremitismo.
“Lo diceva già trentacinque anni fa Padre David Maria Turoldo, nel libro che ho avuto l’onore di scrivere insieme a lui, dal titolo “Mani sulla Vita”, un saggio che affronta tematiche civili, di sviluppo e di pace, focalizzandosi sull’impegno etico dell’uomo nel farsi carico del creato e del prossimo.
Il libro lancia altre due sfide: costruire il “Cammino dei Luoghi di San Theobaldo” e l’istituzione del “Porta San Theobaldo Museum“, come faro sulla Romea Strata. Il progetto permetterebbe un itinerario storico e devozionale, fra i luoghi chiave della Sua vita e una trentina di edifici risalenti all’anno Mille ancora esistenti, partendo da Provins in Francia, sua città natale, per giungere all’Arcipretale di Badia Polesine che custodisce le sue spoglie.
Il cuore di questo progetto di memoria c’è già ed è uno “scrigno” d’arte ricavato all’interno del fortino opportunamente recuperato dell’unica porta urbica superstite della Badia medievale: la trecentesca Porta de Mezo, (adiacente via Carducci). Conserva ancora le prigioni seminterrate, integrata ad un tratto dell’antica fossa di cinta con il sovrastante sotterraneo ponte in pietra edificato nel 1541. Una targa in pietra all’angolo di via Filippi riporta ancora “Contrada carceri”. “Realizzare questo significherebbe mantenere aperto il canale di comunicazione con le nostre radici”, afferma l’autore del libro.
Moretti ha ringraziato Cinzia Scaggion, per la proiezione dello studio paleo-antropologico sui resti del santo, i relatori don Raimondo Sinibaldi, ideatore della Romea Strata, Alberto Cogo di Sossano e Giorgio Soffiantini. Un grazie anche alla Fondazione della Banca del Veneto centrale rappresentata dal vicepresidente Edo Boldrin e all’Editore Adolfo Morganti. L’iniziativa è stata organizzata dal Ctg La Mongolfiera.
Ugo Mariano Brasioli


















