ROVIGO – L’emergenza caldo nei luoghi di lavoro non può più essere affrontata come un fenomeno occasionale (LEGGI ARTICOLO). È la posizione espressa dalle segreterie provinciali di Fim Cisl Padova Rovigo, Fiom Cgil Rovigo e Uilm Uil Rovigo, che commentano l’esito del tavolo convocato dal Prefetto per affrontare gli effetti delle alte temperature sulla salute e sulla sicurezza dei lavoratori.
Le organizzazioni sindacali esprimono apprezzamento per la convocazione dell’incontro, al quale hanno partecipato Prefettura, Confindustria e gli enti coinvolti, definendolo un confronto importante per affrontare una problematica che interessa l’intero mondo del lavoro e non soltanto il comparto metalmeccanico.
Secondo i sindacati, tuttavia, gli strumenti oggi disponibili sono ancora insufficienti, soprattutto nei luoghi di lavoro al chiuso, dove le elevate temperature rendono sempre più difficile garantire condizioni di sicurezza adeguate.

Nel mirino finisce la posizione di Confindustria. «Contestiamo – spiegano Fim, Fiom e Uilm – la mancata disponibilità ad aprire una contrattazione sul tema nelle singole aziende. È stata prospettata soltanto la possibilità di affrontare la questione nei tavoli previsti dal decreto sulla sicurezza nei luoghi di lavoro, un approccio che riteniamo insufficiente». Le organizzazioni sindacali chiedono quindi di rafforzare il ruolo dei Rappresentanti dei lavoratori per la sicurezza (Rls), affinché possano intervenire tempestivamente nelle situazioni di rischio.
Nel corso del confronto è stata inoltre ribadita all’Ulss la necessità che malori ed eventi provocati dall’esposizione alle temperature estreme vengano riconosciuti come infortuni sul lavoro, così da consentire una più corretta valutazione dei rischi negli ambienti produttivi.
Accanto agli interventi immediati, i sindacati sollecitano investimenti strutturali per migliorare gli impianti e il microclima dei reparti produttivi, favorendo anche l’accesso delle imprese ai finanziamenti Inail destinati all’ammodernamento degli ambienti di lavoro. Sul punto, la direttrice Inail presente al tavolo si è impegnata a promuovere l’inserimento di queste opportunità nei bandi nazionali Isi.

Le tre sigle sindacali sottolineano però che molte criticità non potranno essere risolte in tempi brevi. «Quando le condizioni climatiche e organizzative dovessero determinare rischi per la salute e la sicurezza delle persone – avvertono – continueremo a intervenire nei singoli siti produttivi, arrivando, se necessario, anche alla sospensione delle attività lavorative».
Contestualmente viene chiesto di rendere più semplici e accessibili gli strumenti di sostegno al reddito per i lavoratori nei casi in cui sia indispensabile fermare la produzione per motivi di sicurezza. «La priorità – concludono Fim, Fiom e Uilm – resta garantire il diritto a lavorare in condizioni sicure. La risposta più efficace passa attraverso investimenti strutturali sugli ambienti di lavoro e un’assunzione di responsabilità da parte di tutti i soggetti coinvolti, a partire dalle aziende».













