La vittima è il 55enne Thahar El Haddad, abitava in provincia di Rovigo. Il dramma si è consumato nei campi di Borgocarbonara, nel Mantovano.  

BORGOCARBONARA (Mantova) Tragedia nel pomeriggio di ieri nelle campagne del Mantovano, dove ha perso la vita Thahar El Haddad, bracciante agricolo di 55 anni, di nazionalità marocchina e residente a Castelmassa, in provincia di Rovigo, fino a novembre 2025. L’uomo è morto mentre era impegnato nella raccolta delle angurie a Borgocarbonara.

El Haddad era assunto regolarmente dall’azienda e stava lavorando insieme ad alcuni connazionali quando, improvvisamente, si è accasciato al suolo. Immediato l’allarme lanciato dai colleghi al 118.

Sul posto sono intervenuti un’ambulanza di Soccorso Azzurro e l’elisoccorso decollato da Parma, ma ogni tentativo di rianimazione si è rivelato purtroppo vano. Tra le ipotesi al vaglio degli investigatori vi è quella di un malore favorito dalle alte temperature che in questi giorni stanno interessando il territorio.

La salma è stata trasferita all’obitorio dell’ospedale di Mantova, dove sarà eseguita l’autopsia disposta dalla Procura per chiarire le cause del decesso.

Sono in corso gli accertamenti dei Carabinieri della stazione di Gonzaga e dei tecnici della struttura di prevenzione e sicurezza negli ambienti di lavoro di Ats Val Padana, chiamati a ricostruire nel dettaglio la dinamica dell’accaduto.

L’allarme della Cgil: “Una strage che non può essere ignorata”

La morte di Thahar El Haddad riaccende il dibattito sulle condizioni di lavoro nei campi durante le ondate di calore. Per Michele Orezzi, segretario generale della Cgil di Mantova, quello registrato è un bilancio drammatico.

“Nel Mantovano siamo a tre lavoratori morti, di cui uno in itinere, e a un altro lavoratore in coma dopo un malore legato al caldo. È una strage”, ha dichiarato il sindacalista, denunciando come si continui a morire di lavoro “come cent’anni fa”, tra caldo estremo, sfruttamento e insufficienti controlli.

Secondo Orezzi, le ordinanze emanate per limitare il lavoro nelle ore più calde non stanno producendo risultati concreti. “Mancano controlli efficaci, soprattutto nei settori dove persistono illegalità e sfruttamento. Chi lavora nei campi continua a essere esposto a rischi gravissimi”.

Il sindacalista ha inoltre evidenziato come il fenomeno del caporalato non riguardi soltanto il Sud Italia, ma sia presente anche in Lombardia, coinvolgendo soprattutto i lavoratori stranieri, in particolare le comunità marocchina e indiana, tra le più impiegate nel settore agricolo.

Sulla vicenda è intervenuto anche Andrea Papazzoni, della Flai Cgil, che ha chiesto “soluzioni serie” per garantire la sicurezza dei lavoratori agricoli, annunciando la disponibilità del sindacato a organizzare una mobilitazione se non arriveranno risposte concrete.

In Prefettura a Rovigo, proprio oggi, si è tenuto un tavolo richiesto dai sindacati per affrontare la questione caldo nei luoghi di lavoro (LEGGI ARTICOLO).

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