ROVIGO – Si sono riuniti in presidio dalle 17 alle 19 per manifestare sotto Palazzo Nodari in maniera unitaria i sindacati Cgil, Cisl e Uil di Rovigo per lanciare un grido di assunzione di responsabilità alla politica ed ai consiglieri comunali di Rovigo che verranno chiamati a votare, il 30 o il 31 dicembre, una delibera che dovrebbe dare garanzie ad Iras per scongiurare la liquidazione.
Il messaggio, ad una prima lettura, è semplice: “Caro Comune, tu i soldi li hai, li hai già messi a bilancio, sono 3,2 milioni, sono sufficienti per scongiurare la liquidazione di Iras, dalli alla Casa di riposo più grande di Rovigo per salvarla”.
Facile a dirsi, più difficile trovare il modo per farlo. “Sembra che in Comune a Rovigo siamo brutti e cattivi – aveva commentato il sindaco Edoardo Gaffeo nei giorni scorsi – la verità è che in anni di commissariamento chi ha davvero bisogno dei soldi che abbiamo accantonato, ovvero Iras e Regione del Veneto che la gestisce attraverso i diversi commissari straordinari regionali, non sono riusciti a venirseli a prendere, in un modo legittimo, che non prevedesse la donazione dell’immobile comunale di casa Serena ad Iras, eventualità già esclusa da anni perchè impraticabile”.
Ai sindacati interessano poco gli scaricabarile, chiedono una soluzione e dichiarano “Inaccettabile che la burocrazia decreti il fallimento di Iras Rovigo e la politica rimanga a guardare.
E’ venuto il momento che la politica sia responsabile e dia futuro alla casa di riposo pubblica più importante del Polesine.
Non è più accettabile il balletto a cui abbiamo assistito in questi oltre 6 anni, i lavoratori chiedono soluzioni.
E’ vergognoso che per la mancanza di un accordo tra Iras e Comune di Rovigo si decida di buttare a mare un bene pubblico con 500 anni di storia.
Il Comune ha messo 3,2 milioni in bilancio per salvare l’Iras, ora utilizzi queste risorse per dare reali risposte.
Stiamo parlando di oltre 150 lavoratori e delle loro famiglie, stiamo parlando di circa 260 ospiti non autosufficienti”.
In questi giorni, dopo la richiesta del Prefetto Clemente di Nuzzo di portare la questione del pagamento all’attenzione del consiglio comunale (LEGGI ARTICOLO), il Comune starebbe effettuando una corsa contro il tempo, chiedendo il parere dei revisori, organizzando il passaggio in commissione, inserendo la delibera all’ordine del giorno di un consiglio comunale che potrebbe essere convocato il 30 o il 31 dicembre, se non nei primi giorni del 2023, per decidere se pagare anche in assenza di un progetto di destinazione futura dell’immobile Casa Serena, per scongiurare l’eventualità che diventi un nuovo vuoto urbano in città, con l’aggravante di essere stato pure pagato.
Se questa delibera arrivasse, sarebbe poi sufficiente per “tenere a bada” i creditori di Iras? Sarebbe sufficiente per far desistere il commissario Tiziana Stella dal portare i libri in tribunali per avviare la procedura di liquidazione? Probabilmente la risposta ad entrambe le domande è in funzione della delibera stessa che dovrebbe, per creare tranquillità, indicare chiaramente quanto e quando il Comune pagherà ad Iras.
E qui nasce un nuovo problema: il Comune non può pagare in assenza di una progettualità futura dell’immobile che “rileva” a 3,2 milioni di euro (acquista è un termine improprio in quanto Casa Serena è già di proprietà del Comune che indennizza Iras per la risoluzione anticipata della convenzione d’uso) e quindi serve un accordo con chi si è già dichiarato interessato alla partita: Ater (azienda della Regione) che potrebbe usare metà immobile per fare alloggi ed Ulss 5 Polesana (azienda della Regione) per attività sanitarie.
Questi accordi ci sono? La risposta è negativa, al momento, motivo per cui la delibera comunale non sarà un impegno di pagamento, ma sarà una delibera condizionata, ovvero lo potrebbe diventare, ma solo a condizione che si avverino delle circostanze.
La situazione è paradossale, da una parte c’è chi potrebbe salvare, e vorrebbe farlo, Iras dalla liquidazione (il Comune di Rovigo), dall’altra c’è chi in oltre un lustro di commissariamento non ha presentato un piano industriale che preveda la dismissione di Casa Serena, ci sono poi degli attori, come Ater, Regione ed Ulss 5 Polesana che non si sono preoccupati di fare accordi con il proprietario di Casa Serena, ovvero il Comune di Rovigo, per tranquillizzarlo che la spesa di 3,2 milioni di euro non sarà uno spreco di risorse pubbliche, ovvero di tutti i cittadini, anche quelli che vedrebbero meglio investiti i 3,2 milioni di euro accantonati per altre esigenze.
I sindacati fanno, giustamente, il proprio lavoro per mantenere alta l’attenzione sul caso che, qualora andasse nel peggiore dei modi, potrebbe portare il Comune di Rovigo ad accollarsi i debiti di Iras, sempre secondo quanto stabilito dalla convenzione in essere che l’amministrazione guidata dal sindaco Edoardo Gaffeo vorrebbe stralciare, riscrivendola sulla base di un progetto, che, incredibilmente, non c’è ancora, dopo anni che se ne parla…














