In Italia i giocatori di carte sono sparsi ovunque: dalle grandi città ai piccoli centri. E il gioco, che si tratti di Scopa, Briscola, Tressette o Poker non conta più di tanto. L’importante è divertirsi. E magari vincere. Come capita ad un italianissimo, Max Pescatori, conosciuto dai professionisti del tavolo da gioco e protagonista di molti tornei di poker sia dal vivo che online. Chi vuole conoscerlo, sfidarlo o imitarlo può fare un salto proprio sui portali di settore dove è possibile divertirsi a poker anche in modalità principiante grazie ai migliori bonus poker presenti in rete. E chissà che non capiti di incontrarlo ad un tavolo pro, dopo aver preso un pò di dimestichezza con le carte francesi. Ma, come detto, non esiste solo il poker, bensí anche tutta una serie di giochi italiani e regionali che sono diffusi nel nostro Paese almeno tanto quanto il gioco di carte americano. E per giocare serve il giusto mazzo di carte: Napoletano, Piacentino, Trevigiano che sia. Al blocco di partenza si aggiunge l’ultima novità made in Italy: si tratta delle carte Polesane di Alberto Cristini, artista rodigino classe 1960, autore di poesie e racconti per ragazzi, fra tutti il Gatto Tomao. Intervistato recentemente in radio, ha presentato agli ascoltatori il suo progetto ludico, quello delle Polesane, per divertirsi con i giochi della tradizione, in famiglia e tra amici, con un pizzico di identità regionale.
“Dai racconti sono passato ai giochi”, racconta Alberto “ma in questo caso non ho inventato niente” – a differenza della narrativa dedicata ai più giovani. “Il gioco della briscola esiste da più di 500 anni, però mi piaceva fare qualcosa che rappresentasse un omaggio al nostro territorio, al Polesine, e quindi dedicare alle varie carte immagini, segni e tradizioni legate all’alto, basso o medio Polesine”.
Quella di Alberto è un’autentica passione mossa dallo spirito di appartenenza, da quel sano campanilismo che contraddistingue un pò ovunque lo stivale, intriso di spirito regionalistico e provinciale. Insomma, nessun lucro, ma solo amore per il territorio. “Parto da quello che mi piace fare, poi se piace anche agli altri tanto meglio e ne son contento! L’importante è che abbia qualcosa di bello. Non dico utile, è una parola grossa, però spero che sia qualcosa di carino che identifichi non solo Rovigo ma tutto il Polesine”.
Dalla Francia, all’Italia al mondo intero. Perché in fondo, quello di Alberto Cristini, è l’intento di esportare oltre i confini provinciali e regionali, un po ‘ della tradizione del Polesine. Per questo ogni carta è decorata con alcuni simboli identificativi e riconoscibilissimi per chi è del “pollìcinum” o “polìcinum”, che in latino indicava la “terra paludosa” tipica del Polesina, da cui trae il nome. Già presentate dal Presidente della Provincia Enrico Ferrarese, con l’Associazione Vivi Rovigo, che ha dato ufficialità dell’opera anche grazie al sostegno della Regione Veneto, le Polesane plastificate si mettono in mostra con alcuni tratti distintivi: l’asso di bastoni rappresenta la Repubblica di bosgattia, quello di spade Bergantino paese delle giostre, l’asso di coppe gli sbandieratori di Arquà Polesine e quello di denari la torre Donà. Sul piano della composizione, le Polesane si compongono delle solite 40 carte, divise in quattro semi da dieci ciascuno: denari, coppe, spade e bastoni. Quello che cambia, ovviamente, sono i cenni storici tutti da scoprire e da conoscere. Un’occasione, insomma, anche per ripercorrere il passato, gli aneddoti e la cultura di Rovigo e dintorni, come il Tabarro, la Barca Polesana, Avelli Xanto Avelli da Rovigo, Bergantino e il castello della città.
Le Polesane tengono alto il vessillo della comunità autoctona del delta del Po. Già rese pubbliche, tra l’altro, in occasione dei Giochi per la Fiera di San Bortolo, adesso le plastificate saranno promosse e veicolate in tutta Italia come simbolo identitario del Polesine e come format di socialità, passatempo e divertimento da pescare durante le feste e non solo. Vincere la concorrenza sarà impegnativo, ma le Polesane hanno già il loro asso nella manica.

















