ROVIGO – Pier Luigi Bagatin, presidente dell’Accademia dei Concordi di Rovigo, interviene su una querelle “rispuntata nel recente consiglio comunale” che riguarda la pinacoteca cittadina e la necessità, politico-culturale, di rendere fruibili tutti i beni storico-artistici della città.
L’Accademia ne risulta comproprietaria con il Comune di Rovigo ed il Seminario vescovile. A gennaio di quest’anno due gli incontri tra i soggetti proprietari e Fondazione Cariparo che gestiche Palazzo Roverella, di proprietà comunale. Per il Comune sono intervenuti agli incontri gli assessori Michele Aretusini prima, Giuliana Bregolin nel secocondo.
“Prima di tutto va ribadito che pensare di trasferire il patrimonio pittorico cittadino in un nuovo contenitore edilizio (soluzione sottintesa o proposta esplicitamente da taluni) è ipotesi difficilmente affrontabile. Chi vagheggia questa soluzione deve anche darsi la pena di delinearne i lati concreti: chi metterà i soldi per i costi, quanto meno alcuni milioni di euro, da investire in strutture edilizie (un qualche palazzo cittadino ora vuoto) da restaurare e attrezzare. Bisognerà mettere in preventivo le spese per personale, gestione corrente e straordinaria. Senza dire del tempo che potrebbe occorrere: quanti anni servirebbero per la realizzazione di tutto questo, burocrazia di ogni genere inclusa?” ci chiede il presidente di Accademia dei Concordi.
“Se invece si volesse continuare come dal 2006 nel bellissimo Roverella (di proprietà comunale ma in gestione alla Fondazione Cariparo dal 2012), volendo però esporre in maniera continuativa tutte o quasi le centinaia di opere delle raccolte rodigine, non essendoci posto per quelle temporanee che hanno guadagnato tanta attenzione alla città, si incrinerebbe un rapporto profondo con la Fondazione Cariparo, consolidatosi vantaggiosamente per gli enti coinvolti nell’arco degli ultimi 20 anni.
C’è il senso e la proporzione delle cose nel mirare a questa prospettiva? Certamente no, perché l’intervento della Fondazione a sostenere – fra le tante provvidenze – le rassegne di Palazzo Roverella non può che essere fonte di gratitudine cittadina. Così pure la generosità con cui essa provvede dal 2012 alle spese generali del palazzo e a quelle relative alla gestione della conservazione delle opere d’arte affidatele.
Nulla si può eccepire, poi, sulla qualità e sul livello organizzativo delle mostre allestite al quarto piano, che hanno guadagnato a Rovigo visibilità e visitazione di centinaia di migliaia di appassionati, e a Palazzo Roverella un’attenzione a livello nazionale. Va considerato poi che il rapporto simbiotico delle esposizioni – di quelle temporanee e di quella permanente – è di vantaggio reciproco e irrinunciabile. C’è alta qualità culturale, formale, artistica sia in quello che viene esposto al piano nobile (un saggio delle collezioni rodigine) sia in ciò che viene allestito temporaneamente al quarto. Il primo un bellissimo biglietto da visita, un target identitario della città, il secondo un traino di alto valore generale sempre rinnovato e cangiante.
Il vero e unico punto nodale resta dunque la necessità di maggiore spazio espositivo al secondo piano di palazzo Roverella per il rinforzo della selezione permanente della quadreria accademico-comunale e del Seminario vescovile.
Si è già convenuto nell’incontro dell’8 gennaio sulla possibilità di disporre di altre sale al secondo piano del Roverella. Obbiettivo alla portata senza costi inaffrontabili. Tra l’altro alcune sale saranno rese disponibili quando la Fondazione – come annunciato di recente – avrà completato una serie di lavori nel cortile interno del palazzo, trasferendovi alcuni servizi di accoglienza dei visitatori, liberando presumibilmente tutto o quasi il 2° piano dell’edificio, e dedicandolo pienamente alle esigenze espositive delle collezioni rodigine.
Il livello di opere in visione potrebbe così raggiungere un numero significativo di quadri esposti – annuncia Bagatin – attorno alla cinquantina (sul centinaio dei più validi dell’intera collezione pittorica). Quella misura insomma sperimentata con successo nelle mostre esportate al Forte di Bard e a Conegliano.
Uno dei nuovi locali accoglierebbe il ricordo della figura di Mario Cavaglieri, massimo pittore rodigino, dalla dimensione artistica internazionale. All’Accademia e alla città di Rovigo l’artista fu particolarmente affezionato. Ben sette sono le opere pervenute per donazione sua e degli eredi. Non è escluso che altri suoi quadri (della Fondazione e di collezionisti locali) si possano aggiungere.
Si accenna inoltre la disponibilità dell’Accademia concordiana a voler implementare le dotazioni del Museo dei Grandi Fiumi attraverso la disponibilità della collezione archeologica di Valsè Pantellini. L’acquisizione dei reperti egizi consentirebbe agli Olivetani di aumentare la propria capacità attrattiva, essendo giudicata questa raccolta una delle più interessanti a livello regionale, nonché uno degli episodi più rilevanti del collezionismo archeologico in Polesine”.

Pier Luigi Bagatin, Gilberto Muraro, Valeria Cittadin a Palazzo Roverella
“In qualcuno dei recentissimi interventi sulla Pinacoteca si rimembra nostalgicamente il palazzo Bosi. Siamo fuori tempo massimo – dichiara il presidente Bagatin – I lavori di restauro e di risistemazione furono definitivamente approvati tre anni fa. Il cantiere è in corso dal giugno 2023. Bosi, sede dal 1858 della Silvestriana, dagli inizi del Novecento della pinacoteca fino alla ottima sistemazione dei quadri negli anni Settanta sui tre piani, è pressoché concluso. A giorni ritornerà a fare soprattutto ciò per cui era stato comprato, e non è destinazione da poco: contenere nel modo più congruo il cuore antico della libreria accademico comunale, con i suoi ottimi codici, incunaboli, testi preziosi del Cinque-Settecento.
Per la quadreria sarebbe leggerezza sognare senza realismo altre sedi. Come pure sarebbe noncuranza e disinteresse non darsi da fare per ampliare la visibilità della collezione permanente.
C’è un primo passo da compiere. Lo devono fare Comune e Accademia.
Nell’ultima sala del piano nobile, adiacente al Guardaroba e all’uscita sulle scale interne del palazzo, sono esposti dalla primavera del 2018 reperti romani e preromani della Collezione archeologica dell’Accademia e del Comune. Sotto il titolo “Con il favore degli dei” sono tuttora esibiti bronzetti, vetri e vasellame, spade e amuleti, un fastoso cratere, risalenti ad un lungo periodo dall’età del bronzo, agli etruschi, all’epoca greco-romana. I pezzi archeologici sono contenuti in 8 teche vitree. La mostra ha da tempo esaurito il suo ciclo vitale di iniziativa espositiva. Dovrebbe far posto a quadri sulle pareti, magari ad illustrare l’ottimo Seicento della collezione Silvestri già ammirato poco tempo addietro al Roncale.
Si tratta dunque di spostare otto teche: agli Olivetani, come già proposto nell’incontro, o in Accademia, all’ultimo piano del Bosi, se la prima e più omogenea soluzione non dovesse essere possibile in tempi brevi. Accademia e Comune. Tocca a noi” conclude Bagatin rivolgendosi al socio, Comune di Rovigo, guidato dalla sindaca Valeria Cittadin.


















