Inaugurata a Rovigo l'esposizione “Il Conte e il Cardinale. I capolavori della Collezione Silvestri” promossa da Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con Comune di Rovigo, Accademia dei Concordi e Seminario Vescovile

ROVIGO – Ricevere in dono 200 quadri, valutarli come cose dappoco, “roba da bottega di rigattiere”, dover comunque trovare ad essi una collocazione confacente, farsene carico per il futuro, può presentarsi come un grattacapo da far perdere il sonno. Se poi, come nel caso della Collezione Silvestri, i destinatari del nobile lascito sono due, ma il lascito è indiviso, a problema si aggiunge problema. Se avessero potuto, i due “eredi” ovvero il Comune e l’Accademia dei Concordi, da una parte, e il Seminario Vescovile, dall’altra, avrebbero ben volentieri declinato l’eredità.

Da un lascito conteso, ma al rovescio, dato che entrambi i co-beneficiari lottarono per “scaricare” all’altro il possesso della Collezione, considerandola troppo ingombrante e per nulla interessante (LEGGI ARTICOLO), ad una mostra che si propone di portare nuova luce alla singolare vicenda che occorse all’imponente collezione d’arte, e non solo, appartenuta al casato dei de Silvestri. Nel 1877, i due ultimi eredi, il nobiluomo Gerolamo e il fratello cardinale Pietro, legarono la quadreria di famiglia, per metà al Seminario Vescovile, e per l’altra metà al Comune di Rovigo e all’Accademia dei Concordi senza però stabilire cosa dovesse pervenire a chi.

E’ stata inaugurata oggi la nuova esposizione allestita a palazzo Roncale fino al 10 marzo 2024: “Il Conte e il Cardinale. I capolavori della Collezione Silvestri”. La mostra, promossa dalla Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo in collaborazione con Comune di Rovigo, Accademia dei Concordi e Seminario Vescovile, nasce da una idea di Sergio Campagnolo ed è affidata alla curatela scientifica di Alessia Vedova.

“La mostra che inauguriamo oggi – ha detto l’assessore alla Cultura Benedetta Bagatin -, si può riassumere con tre importanti obiettivi: la possibilità di poter vivere i capolavori della pinacoteca in maniera gratuita per la cittadinanza e per chi visiterà la città; l’innesto di questo evento all’interno di una cornice più ampia di eventi espositivi culturali turistici che stanno proiettando la città di Rovigo in una città che possa affiancare altre realtà importanti per flussi turistici e culturali. Mi riferisco a tutti gli eventi già in essere e programmati e a tutto quello che riguarderà le politiche culturali integrate che come amministrazione in collaborazione anche con Fondazione Cariparo stiamo portando avanti, e la collaborazione con l’ente culturale più antico e prestigioso del Polesine l’Accademia dei Concordi. Inoltre, il fatto che questa mostra nasca da sollecitazioni importanti non può che inorgoglire noi amministratori e marcare il fatto che la visione delle politiche culturali è una visione aperta e di condivisione con tutti gli enti che concorrono al successo di questi eventi. Una città orgogliosa, viva e profondamente consapevole delle proprie origini e della propria arte e cultura”.

La storia della singolare vicenda del lascito dei de Silvestri racconta che dopo lunghe diatribe la gara a disfarsi del lascito della Collezione venne salomonicamente risolta dai numeri: le opere con un numero di inventario pari andarono al Seminario Vescovile, quelle dispari all’Accademia. Benignità della sorte, alla recente confluenza della Pinacoteca del Seminario nella Pinacoteca dell’Accademia, la collezione smembrata è tornata unita; recuperando l’originaria unità a cui avevano aspirato i due illustri donatori.

Il Seminario acquisì volentieri la collezione archeologica che i de Silvestri avevano lasciato insieme alla quadreria, mentre l’Accademia dei Concordi era stata felicemente destinataria di un altro lascito della famiglia, la preziosissima Biblioteca Silvestrina, ricca di 40 mila documenti e volumi, tra cui capolavori unici come la trecentesca Bibbia Istoriata Padovana. La Casa di Francesco Petrarca ad Arquà (PD), i de Silvestri l’avevano invece destinata al Comune di Padova, cui tutt’ora appartiene.

Quella dei nobili de Silvestri è una tipica collezione privata dell’epoca: molte opere settecentesche o seicentesche, che al momento non erano particolarmente apprezzate – spiega la curatrice della mostra, Alessia Vedova – un buon numero di copie volute per scopo di studio o decorativo, ritratti, nature morte, piccoli paesaggi, opere devozionali. Nulla che veramente intrigasse gli Accademici o gli ecclesiastici.
Un giudizio che agli occhi di oggi appare davvero miope. Basti pensare alle grandi opere trecentesche e quattrocentesche di Nicolò di Pietro e Quirizio da Murano, tra i capolavori della attuale Pinacoteca, alle tele di Mazzoni, Nogari, Pittoni, Pietro Della Vecchia, Giambattista Piazzetta, Pietro Longhi, Fra Galgario”.

“Questa mostra – ha spiegato la curatrice – riaccende i riflettori sulla Collezione e ne fa oggetto di una importante campagna di studi, preceduta da una nuova campagna fotografica. A quasi 150 anni dalla donazione, si analizzerà e documenterà questo patrimonio in gran parte finito nei depositi. L’indagine scientifica di tutte le opere continuerà anche dopo la mostra e in questo lavoro sarò affiancata da altri specialisti universitari. Al termine di questa ricerca, immagini e schede scientifiche dell’intera collezione saranno rese disponibili on line. Un altro progetto riguarda la messa on line dell’intera Bibbia Istoriata, manoscritto miniato oggi suddiviso tra Rovigo e la British Library di Londra”.

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La mostra propone al pubblico una selezione delle più significative opere della Collezione, ma com’è nella tradizione delle esposizioni di Palazzo Roncale, serve anche a far conoscere al pubblico la storia del casato dei de Silvestri, presenti a Rovigo sin dal Ducato Estense. Non sono indagate solo le figure dei due ultimi protagonisti ma anche quelle di altri membri di una famiglia che si è distinta per molti aspetti in città e nel Polesine. Naturalmente è presentata la vicenda del Cardinale Pietro, personalità di spicco nella Roma di metà Ottocento, momento cruciale per le sorti dello Stato Pontificio. Silvestri assunse l’incarico di seguire gli intessi dell’Impero Austroungarico presso il Soglio di San Pietro, salvo convincersi della necessità di unire Roma al nuovo Regno d’Italia (LEGGI ARTICOLO), posizione naturalmente avversata dalla corte papale, al punto che alla sua morte non gli venne tributato alcun omaggio solenne. La sua salma venne silenziosamente tumulata al Cimitero del Verano e poi traslata nella tomba di famiglia a Rovigo.

Con la morte del Cardinale, nel 1875, preceduta di un anno da quella del fratello, la famiglia si estinse. Il palazzo e i beni non diversamente assegnati giunsero infine al Vescovo di Adria e da essi prese vita il “Patronato-Scuola de Silvestri per le fanciulle povere”. Un esempio davvero unico di munificenza, che la mostra consente, per la prima volta, di approfondire e documentare.

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