Fatto 100 il prezzo di un prodotto che si trova sugli scaffali di un supermercato agli agricoltori resta, se va bene, soltanto il 10%

ROVIGO – Un’annata agraria con molte ombre e poche luci in Polesine. Le abbondanti piogge primaverili hanno abbattuto le rese della frutta e della verdura (fino ad un -50% rispetto al 2023), mentre l’eccezionale ondata di calore che si è verificata tra la metà di luglio e la fine di agosto ha messo ko i seminativi estivi, soprattutto soia e mais, con raccolti più che dimezzati. 

“I cambiamenti climatici stanno stravolgendo qualsivoglia programmazione – sottolinea Cia Rovigo – Portare avanti un’agricoltura che sia sostenibile anche in termini economici è sempre più complicato”. Per quanto riguarda il settore della frutta, pure i continui attacchi della cimice asiatica, un flagello rispetto al quale non è ancora stato trovato un rimedio definitivo, hanno causato un tracollo della produzione: in particolare, -50% per le prugne e -50% per le ciliegie. E ancora, giù le pesche (-30%), le pesche noci (-30%) e le mele (-20%). Hanno tenuto, invece, i kiwi. Criticità per i pomodori, le melanzane, i peperoni e le zucchine, che hanno registrato una diminuzione della produzione fino ad un -50%. Comparto seminativi. A primavera le operazioni di semina del mais sono state ritardate di tre, quattro settimane a motivo del continuo maltempo: dopo una buona partenza, con una germinazione a regola d’arte (grazie alla massiccia presenza di acqua nel suolo), il caldo torrido ha finito per stressare irrimediabilmente la pianta. “Dove non si è irrigato – commenta il presidente di Cia Rovigo, Erri Faccini – il raccolto è andato perso”. Non solo. “Anche chi lo ha fatto con regolarità, peraltro investendo centinaia di euro non preventivati, non ha ottenuto i risultati attesi”. 

“Oggi – aggiunge lo stesso Faccini – piantare mais e soia senza mettere in conto una necessaria irrigazione di soccorso nei mesi estivi non è più possibile”. In provincia il vitivinicolo non ha una vera tradizione (complessivamente sono “solo” 260 gli ettari a vigneto); tuttavia, la vendemmia rappresenta una delle poche note positive del territorio, con un +5% di produzione. “Ma il quadro – osserva il presidente di Cia Rovigo – rimane problematico. Oltre all’emergenza climatica, gli imprenditori agricoli sono tenuti a fronteggiare continui aumenti dei prezzi delle materie agricole”. Irrisolta la questione dell’equo reddito. “Fatto 100 il prezzo di un prodotto che si trova sugli scaffali di un supermercato – precisa – agli agricoltori resta, se va bene, soltanto il 10%”. “Proseguiremo le nostre battaglie a difesa dell’agroalimentare nelle sedi opportune”, conclude.

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