Daniele Fortin e Bruno Giorgetti, presidente e vicepresidente Anpi dell'Ossola hanno dato il benvenuto alla scrittrice polesana

VILLADOSSOLA – Nell’ambito delle celebrazioni per l’80° anniversario dell’Insurrezione di Villadossola Antonella Bertoli è stata invitata l’11 novembre nella Sala della Resistenza, dall’Anpi locale a presentare il suo libro ‘Nome dI Battaglia Fior Di Stelo’ nella sezione del paese in cui nel 1944 scoppiò la scintilla che portò a liberare l’Ossola dai nazifascisti.  Daniele Fortin e Bruno Giorgetti, presidente e vicepresidente Anpi dell’Ossola hanno dato il benvenuto alla scrittrice polesana, che ha descritto come Enrichetta Adriana Giovannini, sia entrata fanciulla nella Resistenza del Bassopolesine. 

Seconda di sette fratelli, era nata nel 1921 a Panarella e in famiglia la chiamavano Dobrilla. Suo padre Luigi, chiamato Gigion, di fede socialista, faceva il mugnaio-fornaio e Dobrilla, insieme ai fratelli e sorelle lavorava al mulino-panificio.  Bertoli ha raccontato la vita del paese di pianura, il ruolo del grande fiume Po che fungeva da via di comunicazione ma anche di fuga per la Resistenza polesana. La povertà e la fame che colpivano tante famiglie, ma Dobrilla e I suoi cercavano di aiutare i poveri. La vicenda di Dobrilla – ha detto  Bertoli – si svolge sullo sfondo degli avvenimenti nazionali, per cui quando Mussolini prende il potere e comincia a inviarli in Africa per costruire l’Impero, Gigion, Dobrilla e i fratelli si rifiutano di sottostare al Regime. Dobrilla conduce la lotta partigiana in modo molto attivo diventandone integrante. Nasconde ed aiuta famiglie ebree, fornisce medicinali, armi, cibo e informazioni ai partigiani, ne condivide le lotte e ne è parte integrante. Viene arrestata, torturata ma non tradisce mai. Anche nella Valle dell’Ossola – ha detto il Presidente Firtin – sono state molte le Donne che hanno combattuto nella Resistenza, come Isa, Gisella Floreanini che ha dovuto penare perché le venga riconosciuto il suo ruolo di partigiana. 

Il fatto di essere una donna ha rallentato il riconoscimento anche a Villa Ivana dell’Olmo che tutti ricordano come una donna che ha messo a completa disposizione la sua vita nella lotta partigiana. Vi era dunque, ha dedotto Bertoli una taciuta misoginia, un velato maschilismo anche in questi eventi, una sottovalutazione del ruolo che le donne hanno avuto solo perché donne. Nel libro di Bertoli un ruolo preponderante lo hanno il fiume Po ed i suoi canneti, come le montagne hanno rappresentato per i partigiani ossolani  il rifugio e la sicurezza. La presentazione è stata accompagnata dalla proiezione di slide dei luoghi in cui si sono svolte le vicende raccontate in Polesine e in montagna.  Un pranzo conviviale ha riunito tutte le sezioni della Val d’Ossola e si è stabilito di fare un gemellaggio fra la sezione di Villadose intitolata a Dobrilla Giovannini e quella di Villadossola.  

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