TRECENTA (Rovigo) – Il rilancio dell’ospedale San Luca di Trecenta «è un diritto degli altopolesani e un dovere della Regione Veneto». È la posizione espressa da Guglielmo Brusco, referente di Rifondazione Comunista per la sanità polesana, che ripercorre la storia del presidio ospedaliero denunciando il progressivo ridimensionamento subito negli ultimi trent’anni.
Secondo Brusco, il progetto originario del San Luca, nato nei primi anni Novanta per sostituire gli ospedali di Castelmassa, Trecenta, Badia Polesine e Lendinara, prevedeva 360 posti letto, a fronte della chiusura di oltre 600 posti letto complessivi nei quattro nosocomi dell’Altopolesine. «Quel numero non è mai stato raggiunto – sostiene –. Già all’apertura dell’ospedale si era attorno ai 250 posti letto, poi scesi a 222 e progressivamente ridotti fino ai 143 previsti dalle schede ospedaliere del 2013 e ai 132 del Piano socio-sanitario regionale del 2019».
Per l’esponente di Rifondazione si tratta di una riduzione che avrebbe colpito l’Altopolesine più di qualsiasi altra area del Veneto. «L’Altopolesine è la zona della regione che ha subito, in proporzione, il maggiore taglio di posti letto. Una vergogna che si è consumata sotto amministrazioni regionali guidate dalla Lega e sostenute anche da rappresentanti del territorio».
Brusco ricorda che nel 2016 il San Luca disponeva ancora di 156 posti letto distribuiti tra Medicina, Chirurgia, Lungodegenza, Ostetricia e Ginecologia, Psichiatria, Terapia intensiva, Riabilitazione e Unità spinale, mentre oggi, afferma, sarebbero rimasti in funzione soltanto «70-80 posti letto».
Tra le decisioni più contestate figura la perdita del Pronto soccorso, avvenuta dopo il periodo della pandemia. «Dopo i sacrifici sostenuti durante il Covid, invece di essere ringraziati, cittadini e operatori hanno assistito alla soppressione del Pronto soccorso. È un ulteriore colpo a un territorio già fortemente penalizzato».
Rifondazione Comunista chiede quindi un’inversione di rotta.
L’obiettivo indicato da Brusco è quello di riportare il San Luca almeno ai livelli organizzativi del 2016, recuperando i 156 posti letto, riattivando il Pronto soccorso, ripristinando il reparto di Ostetricia e Ginecologia, comprensivo della Procreazione medicalmente assistita, e quello di Psichiatria.
Nel mirino anche le politiche regionali di programmazione sanitaria. «Non possiamo assistere senza protestare ai tagli della sanità pubblica polesana mentre vengono assegnati sempre più posti letto alle strutture private».
Brusco conclude chiedendo un confronto concreto con la Regione. «Le nostre critiche si basano su dati e documenti ufficiali. Le nostre proposte tengono conto della popolazione, delle distanze che separano molti comuni da Rovigo e del confronto con altri ospedali veneti. La Regione deve assumersi le proprie responsabilità e dare risposte ai cittadini dell’Altopolesine».

















