ROVIGO – Le Case della Comunità sono state realizzate, ma ora la sfida è renderle davvero operative. È questo il messaggio lanciato da Paolo Giolo, presidente dell’Associazione Civica per Rovigo, che interviene sul nuovo modello di assistenza sanitaria territoriale previsto dal PNRR e dal Decreto Ministeriale 77/2022.
Secondo Giolo, conclusa la fase degli investimenti infrastrutturali, è arrivato il momento di completare il modello organizzativo affinché le nuove strutture possano diventare il punto di riferimento per la sanità di prossimità. «La scadenza del 30 giugno fissata dal PNRR per il completamento delle opere non può rappresentare il punto di arrivo – afferma –. Al contrario, segna l’inizio della fase più importante: rendere pienamente operative le Case della Comunità.»
Il presidente dell’associazione ricorda che le strutture sono chiamate a integrare in un’unica sede medicina generale, specialistica ambulatoriale, infermieri di famiglia e comunità, continuità assistenziale, assistenza domiciliare, telemedicina e servizi sociali.
Tra gli elementi qualificanti del nuovo modello evidenzia il Punto Unico di Accesso (PUA), definito «la vera porta d’ingresso ai servizi sanitari, sociali e socio-sanitari», pensata soprattutto per anziani, persone con disabilità, pazienti cronici e cittadini dimessi dall’ospedale, con l’obiettivo di semplificare i percorsi assistenziali e superare la frammentazione dei servizi.
In provincia di Rovigo sono previste cinque Case della Comunità, a Rovigo, Adria, Castelmassa, Badia Polesine e Porto Tolle, per un investimento complessivo di circa 12,5 milioni di euro.

Proprio sulla situazione del capoluogo si concentra però l’attenzione dell’associazione. «A Rovigo – osserva Giolo – i lavori non risultano ancora completamente conclusi. Sono già attivi il CUP aziendale, il Punto Unico di Accesso, il centro prelievi, il servizio vaccinazioni e la Continuità Assistenziale, mentre i medici di medicina generale, che secondo l’accordo regionale dovrebbero garantire una presenza programmata nella struttura, non sono ancora operativi.»
Per l’Associazione Civica è quindi necessario che l’Ulss 5 Polesana accompagni questa fase con una comunicazione chiara e costante. «È fondamentale – conclude Giolo – informare cittadini, amministratori e operatori sanitari su quali servizi siano già disponibili e quale sia il cronoprogramma per l’attivazione di quelli ancora mancanti. Le Case della Comunità diventeranno davvero il pilastro della sanità territoriale soltanto quando i cittadini potranno trovare al loro interno tutti i servizi previsti dalla riforma e conoscerne concretamente le modalità di accesso. Il rischio, altrimenti, è inaugurare strutture nuove senza che possano ancora esprimere appieno il loro potenziale.»

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