ROVIGO – La scorsa settimana la sindaca Valeria Cittadin ha espresso, a proposito del referendum per l’abrogazione della legge Calderoli contro l’autonomia differenziata (AD), alcune valutazioni che secondo Tonia Guerra, responsabile nazionale della campagna no AD e Diego Foresti, segretario provinciale di Prc-Se, “denotano una scarsa conoscenza dei processi in atto e della stessa legge”.
“Le obiezioni della sindaca di Rovigo si basano su tre assunti del tutto fuorvianti – commentano da Rifondazione comunista – 1. la raccolta firme per l’abrogazione sarebbe “un problema ideologico della sinistra pronta a bocciare qualsiasi proposta del centrodestra”; 2. non vi sarebbe una diminuzione delle risorse al Sud, essendo previsti i Lep; 3. cambierebbe “la responsabilità gestionale” per le regioni che hanno amministrato con meno senso di responsabilità di altre”.
Per Guerra e Foresti “la sindaca Cittadin non sa che il movimento contro il regionalismo predatorio, di cui la legge Calderoli disegna le procedure, è nato ben prima del Governo Meloni e non ha fatto sconti ad alcun governo che ha posto l’autonomia fra i punti programmatici. Inoltre la mobilitazione in atto da anni si è rivolta sia alle intese firmate dalle regioni amministrate dalla Lega (Veneto e Lombardia) che a quella a guida centrosinistra (l’Emilia Romagna).
Certo la legge Calderoli ha un impianto talmente allarmante sul piano costituzionale e della garanzia dei diritti da essere riuscita a provocare critiche e rilievi da un ampio spettro di soggettività sociali, politiche e istituzionali di indubbia autorevolezza. A meno che non si voglia iscrivere alla sinistra ideologica persino l’Ufficio di Bilancio del Senato, la Conferenza Episcopale, la Commissione Europea, Svimez, settori confindustriali e universitari, oltre ai comitati sorti in tutto il Paese”.
Per quanto riguarda i Lep, ovvero il livello essenziale delle prestazioni sociali e civili che lo Stato deve garantire a ciascun cittadino/a indipendentemente dalla regione di residenza, per Rifondazione “la sindaca dovrebbe sapere che non vi è alcuna previsione di copertura finanziaria e dunque non potranno essere garantiti; che non sarà possibile alcuna perequazione a invarianza di bilancio”.
“Il terzo assioma fa parte dell’armamentario ideologico leghista, fondato sul pregiudizio di un Sud irresponsabile e spendaccione – insistono Guerra e Foresti – smentito da ogni studio serio sulla distribuzione e sull’allocazione delle risorse: un argomento francamente indegno di una risposta.
La sindaca, nel suo furore manicheo, dimentica che esistono diseguaglianze anche in altre parti d’Italia, tanti sud per cui è difficile l’accesso a servizi importanti e che le privatizzazioni stanno comportando squilibri a danno di intere fasce sociali.
Rifondazione comunista, fin dal 2001, votò in Parlamento contro la riforma del Titolo V della Costituzione, che aprì le porte alla deriva che oggi viene portata alle estreme conseguenze.
Siamo per un decentramento solidale, come disegnato dall’art.5 della Costituzione, che ha come presupposto l’unità e indissolubilità della Repubblica.
Per questo, insieme al comitato referendario ampio e plurale, raccogliamo le firme e ci batteremo per il Sì all’abrogazione dello “SpaccaItalia”: l’adesione popolare ai banchetti e alla raccolta online fa ben sperare” concludono.


















