Capolavoro di strategia da parte di Forza Italia, la Lega si conferma, Fratelli d'Italia sbaglia i calcoli ed elegge solo un consigliere

ROVIGO – Il gruppo di amministratori del Polesine è stato sottoposto ad uno stress che si sarebbe potuto evitare se partiti e gruppi, più o meno civici, avessero concordato di presentarsi uniti per il rinnovo del consiglio provinciale di Rovigo.

I risultati tra schieramenti, infatti, non hanno tradito le aspettative con 7 consiglieri al centrodestra, 2 ai civici ed 1 consigliere alla lista del Partito democratico (LEGGI ARTICOLO).

Nessuna preveggenza, ma il classico “conteggio della serva”: il metodo D’Hont di attribuzione dei seggi favorisce infatti chi prende meno e consente di ripartire i resti partendo dagli ultimi. Una volta “speso” il resto per raggiungere la cifra elettorale per eleggere chi tra gli ultimi non è entrato in consiglio, si procede con il “resto del resto” attribuendolo alla lista successiva. Il resto dei voti di centrodestra è andato prima alla lista Pd e poi a quella dei civici.

Con tre liste, di cui una debole, quella del Pd, che comunque avrebbe ottenuto rappresentanza anche nel “listone” unitario, una capace di eleggere almeno 1 consigliere, quella dei civici, ed una più forte, ma incapace, anche nelle più rosee aspettative, di arrivare ad eleggere 8 consiglieri, quella di centrodestra, la previsione del 7-2-1 è stata rispettata, visto che la somma di tutti i voti (ponderati) degli amministratori polesani è di circa 99.000.

In casa Pd le aspettative erano per la riconferma della consigliera uscente Luisa Beltrame, e quindi i voti dei colleghi amministratori sono stati fatti convergere su di lei. Due preferenze dai consiglieri di Rovigo (scheda verde pari ad un peso di 664 voti ciascuno), una manciata di preferenze da altri colleghi del territorio, 22, ed il gioco è stato fatto, anche senza nessuna preferenza da scheda rossa (pari a 339 voti ponderati). La seconda è stata Sondra Coizzi con 8 preferenze, di cui 7 schede rosse, tra cui probabilmente anche quella di Sergio Manzon, candidato e consigliere di Lendinara che non si è nemmeno votato.

Tra i civici, Roberto Tovo, ex vicesindaco del Comune di Rovigo, ha concentrato su di se’ i voti dei colleghi consiglieri, 7 preferenze da scheda verde da Rovigo e 5 preferenze dal territorio, e si è assicurato l’elezione in consiglio lasciando alle spalle la corsa ad arrivare secondi tra i candidati consiglieri.
Tra i civici ha pagato l’impegno: Amor Zeri è riuscito ad essere eletto conquistandosi ben 46 preferenze da scheda azzurra, snobbata dai più per il valore esiguo: solo 66 voti ponderati, ed è arrivato secondo davanti a Enrico Bonato e Raffaele Campion, entrambi avvantaggiati da ben 4 preferenze da scheda rossa ciascuno (pari a 1.356 voti ponderati).

Se in casa centrodestra si sapeva fin dall’inizio che 7 e solo 7 sarebbero entrati in consiglio provinciale, la strategia per non essere esclusi è stata gestita in maniera diversa.
Forza Italia ha stretto un patto di ferro con la sindaca di Rovigo facendo convergere sul suo candidato, Edoardo Lubian, i voti dei propri due consiglieri comunali, garantendogli quindi l’elezione con 6.100 voti ponderati complessivi di cui ben 5.312 da scheda verde (Rovigo) per 8 preferenze.
E’ riuscita, grazie alla maggioranza dell’amministrazione di Adria e Porto Viro a far arrivare ben 13 preferenze da scheda rossa al candidato Matteo Franzoso ed ha concentrato Lendinara e Badia Polesine su Giovanni Rossi, in lista per Forza Italia che ha beneficiato anche di due preferenze da Rovigo, con ogni probabilità da parte dei consiglieri di minoranza di centrodestra Antonio Rossini ed Ezio Conchi.

Con l’elezione di Lubian, Franzoso e Rossi Forza Italia si è dimostrata capace di gestire il voto del territorio meglio di chiunque altro.

In casa Lega Lucia Ghiotti è stata la superstar delle preferenze, ben 49 da scheda azzurra, 16 da scheda arancio e 2 da scheda rossa per complessive 67 preferenze. Nessun voto da Rovigo, ma come per Amor Zeri tra i civici, l’impegno ha pagato con l’elezione a consigliere con 5.960 voti ponderati.
La candidata Irene Bononi ha goduto del sostegno della propria maggioranza, in fascia rossa, con 12 preferenze da 339 voti ponderati ciascuno, nessuna da Rovigo ed altre 28 dal territorio. Bononi ha ottenuto il miglior risultato per la Lega con 7.174 voti ponderati complessivi.
Anche Roberto Pizzoli, con 36 preferenze ha superato quota 7.000 voti ponderati e si è guadagnato la riconferma in consiglio. Sabrina Magon, forte delle 4 preferenze da scheda verde di Rovigo è rimasta esclusa anche se dal territorio ha ottenuto altre 19 preferenze.

Fratelli d’Italia può solo recriminarsi una gestione poco attenta e dispersiva del voto, dove l’impegno dei tre candidati non ha pagato come avrebbe potuto.
In chiave di opportunità di partito le 9 preferenze da scheda verde conquistate da Fabio Benetti, pari alla totalità dei consiglieri FdI di Rovigo, potevano essere gestite diversamente, visto che Benetti ha ricevuto altre 15 preferenze da scheda azzurra e arancione. Un risultato ottimo per il candidato, 7.728 voti ponderati, secondo tra gli eletti per cifra elettorale dopo Giovanni Rossi (in quota a Forza Italia) arrivato a quota 8.299 per 39 preferenze, ma che, a posteriori, potevano essere state gestite in maniera più oculata.

Sabrina Magon ed Ivo Baccaglini


Dei tre candidati consiglieri, infatti, solo Benetti è stato eletto consigliere mentre Ivo Baccaglini, con ben 39 preferenze, come Giovanni Rossi, è rimasto escluso per meno di una scheda verde, ovvero una preferenza da Rovigo.
Esclusa dal consiglio anche la candidata Sandra Passadore che non nega un difetto di comunicazione tra candidati e corpo elettorale: da un solo consigliere eletto a due, infatti, ci sarebbe stata una bella differenza, considerando che a Fratelli d’Italia due consiglieri nel cosiddetto “listone” sarebbero stati assegnati senza problemi.

Fabio Benetti e Sandra Passadore

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