Il futuro dell’Accademia dei Concordi nella forza del suo passato

"Orgoglio e timore" per il presidente Bagatin che succede, in continuità con quanto già avviato, a Giovanni Boniolo.

ROVIGO – L’Accademia dei Concordi ha celebrato l’avvio del 444esimo anno accademico al piano nobile del cinquecentesco Palazzo Roncale. Prima uscita pubblica del neo presidente Pier Luigi Bagatin ed occasione d’incontro tra i soci dell’istituzione culturale rodigina, tra cui anche l’ex presidente di Fondazione Cariparo Antonio Finotti.

Eccezionale prolusione affidata al socio ordinario Roberto Ragazzoni, docente di astronomia presso l’Università di Padova, accademico dei Lincei e di vari altri organismi nazionali e internazionali, principale promotore dell’intitolazione a Cristina Roccati di uno dei telescopi europei del satellite Plato alla conquista dei nuovi mondi.

Il presidente Pier Luigi Bagatin, nel cedergli la parola, ha ricordato: “In linea con l’antica propensione del nostro sodalizio alle cose celesti, come è ben esemplificato dallo stemma e dal primo motto del sodalizio, il professore Ragazzoni ci parlerà di Nuovi telescopi, nuovi orizzonti. Come i moderni strumenti di osservazione hanno cambiato il nostro modo di vedere il cosmo“.

Un affascinante viaggio nell’astrofisica dalla scoperta dei corpi celesti attraverso i telescopi, alla ricerca per ottenere strumenti capaci di scandagliare il cosmo per dare risposte a domande del tipo: “Ma su quel pianeta, ci sono tracce di clorofilla?”. Ragazzoni ha interessato e divertito la platea di colleghi soci e rappresentanti di enti o istituzioni.

Bagatin, dopo gli interventi introduttivi del presidente di Fondazione Cariparo Gilberto Muraro e del sindaco di Rovigo Edoardo Gaffeo ha fatto cenno ai lavori nel palazzo accademico: iniziati il 19 giugno 2023, affidati a ditte polesane, con termine di esecuzione 660 giorni. Si lavora a Palazzo Bosi (di proprietà comunale in comodato all’Accademia), la cui ristrutturazione sarà compiuta tra giugno e luglio prossimi. Poi toccherà al Palazzo Accademico e alla Torre Libraria, secondo piani di lavoro già concordati.

L’idea è quella di realizzare, nella nuova sede ristrutturata, una sorta di Albo d’Oro per ricordare i mecenati dell’accademia, da ultimo l’avvocato Vincenzo Cappellini (LEGGI ARTICOLO).

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Di seguito il discorso integrale del presidente Pier Luigi Bagatin

A nome del corpo accademico concordiano, a tutti i presenti, alle autorità civili e militari, ai gentilissimi responsabili della Fondazione Cariparo che cortesemente oggi ci ospita a Palazzo Roncale, alle socie e ai soci del sodalizio, alle concittadine e ai concittadini di Rovigo, ai polesani, a tutti Voi qui convenuti per l’inaugurazione ufficiale del 444° anno accademico, porgo il saluto più deferente e cordiale. Com’è tradizione il primo pensiero di questa assemblea non può che andare a coloro che ci hanno lasciato nel corso dell’anno passato, cioè ai soci ordinari: m° Luca Simoncini (mancato a maggio 2023), prof.ssa Maria Giovanna Altieri (ad agosto), prof. Luigi Costato (a settembre), prof. Giorgio Bordin (a novembre) e fra i corrispondenti al prof. Marco Bondesan (morto a gennaio). A loro ricordo vi prego di qualche istante di memore silenzio. Permettetemi di rivolgere un saluto di vicinanza ai due soci benemeriti, ai sei soci onorari, ai 20 soci emeriti (il senato per età ed esperienza del sodalizio), ai 94 membri fra socie e soci ordinari, ai circa altrettanti soci corrispondenti da tutt’Italia: a tutti loro, a questo composito e vasto corpus sociale, un cordiale abbraccio di stima e di riconoscenza. Trattandosi della prima volta in cui rappresento l’istituto in questa circostanza ufficiale di avvio dell’anno sociale, desidero far mie le parole del prof. Giovanni Boniolo mio predecessore – cui rinnovo il più vivo ringraziamento per quanto fatto nel corso dei suoi due mandati. Nel suo primo discorso pubblico in occasione dell’inaugurazione del 438° anno accademico, il 27 gennaio 2018, esordì con un fervido omaggio alla storia dell’Istituto concordiano e alla responsabilità assunta con la presidenza: «Noi siamo qui a testimoniare con la nostra presenza la perdurante esistenza dell’Accademia dei Concordi e non possiamo, solo riflettendo sulla sua lunga vicenda, non sentire la responsabilità storica e culturale enorme che sta nel guidarla e nel farne parte. Permettetemi di parlare, senza retorica, di orgoglio ma anche di timore».

Con timore mi sono accinto anch’io a succedergli, pensando ai suoi distinti meriti in campo universitario, ma anche alla rinomanza professionale di coloro che a loro volta l’hanno preceduto (penso ai presidenti accademici del Novecento, personaggi come Giovanni Battista Casalini. Gaetano ed Edoardo Piva, Pietro Oliva, Ugo Maneo, Urbano Ubertone, Jorick Gasparetto, Giuseppe Romanato, Mario Degan, Alessandro Ubertone, Luigi Costato, Enrico Zerbinati) per non guardare ancora più indietro a figure pressoché mitiche dell’Ottocento e prima ancora del Settecento, come – una per tutte – mons. Luigi Ramello, finissimo tessitore dei principali momenti di crescita dell’accademia e della città del primo Ottocento, uomo di rara modestia personale.

Timore sì, ma anche orgoglio, senso di responsabilità di far parte dell’Accademia concordiana e di fare qualcosa per questa comunità che ha unito in quattro secoli e mezzo circa gli intenti di tante generazioni di cittadini di Rovigo. Sensazioni e stati d’animo condivisi dal Consiglio direttivo che generosamente affronta con me il non facile impegno. Ricordo chi lo compone: la prof.ssa Isabella Sgarbi, vice presidente; le consigliere dott. ssa Sara Bacchiega, avvocata Roberta Cusin; i consiglieri avvocato Francesco Carricato, prof. Roberto Ragazzoni, ing. Maurizio Romanato; la segretaria accademica prof.ssa Maria Lodovica Mutterle. Il criterio ispiratore che deve sovrintendere all’attività amministrativa e alle dinamiche operative dell’istituto sia in proiezione interna che esterna è naturalmente quello del rispetto (delle opinioni come delle decisioni) e della trasparenza, sia nei rapporti con gli altri organi sociali (assemblea e revisori dei conti), con il personale che è motivato ed efficiente (ed in questo periodo invernale lodevolmente paziente nel sopportare le temperature rigide per il blocco degli impianti di riscaldamento a causa dei lavori, parzialmente rinfrancato dalle stufette nei vari uffici) sia in quelli verso l’organo paritario del Comitato di gestione della comproprietà con la rappresentanza paritaria di espressione comunale. In questo senso è di particolare orientamento la figura e il carattere del fondatore dell’Accademia, il conte Gaspare Campo, al di là o meglio a fondamento delle azioni di finalità culturale. Ben inserito nelle istituzioni locali, di animo equilibrato, di modi aperti e gentili, colto, fu nel 1584 il primo firmatario di un accordo teso a pacificare le famiglie presenti nel consiglio cittadino e le altre che ne erano escluse. L’accordo doveva svelenire le posizioni, assicurare maggiore giustizia nel riconoscimento dei diritti e dei doveri dentro e fuori la Rappresentanza cittadina, stabilire dei carichi fiscali equi per tutti, avviare in città un regime di «santa concordia e tranquillità».

Come dice Sallustio nel Bellum iugurthinum «concordia parvae res crescunt, discordia maximae dilabuntur». I lavori in corso al Palazzo accademico sono il motivo che ci portano qui oggi al Roncale, con tanta aria di casa, la bellissima mostra sui Silvestri, con i due codici che sono altrettante perle della Biblioteca Silvestriana, con le splendide pareti dipinte al piano superiore del palazzo cui abbiamo dedicato le pagine finali dell’opuscolo predisposto per questa cerimonia di inaugurazione, fermando una composizione di 39 dipinti, straordinaria e per sua natura precaria così come la vediamo in questi giorni.

Un cenno a ciò che si sta facendo, dunque, ai lavori: iniziati il 19 giugno 2023, affidati a ditte polesane, con termine di esecuzione 660 giorni. Si lavora a Palazzo Bosi (di proprietà comunale in comodato all’Accademia), la cui ristrutturazione sarà compiuta tra giugno e luglio prossimi. Poi toccherà al Palazzo Accademico e alla Torre Libraria, secondo i piani più volte illustrati.

Chi rispolvera la storia meno recente dell’istituto sa che il passaggio chiave dei due cicli di ristrutturazioni edilizie attuate in Accademia nel Novecento passa proprio per questo delicato quanto vitale settore: avvenne tra il 1920 e il 1928, quando alla carenza di spazi per le collezioni accademiche su cui si infranse (tranne che per la Sala Oliva) la riforma Dazzi si ovviò durante la presidenza dell’avv. Maneo che essendo contemporaneamente Podestà di Rovigo assegnò all’Istituto l’ex Caserma delle Guardie di Città; e ancor più nel riassetto di Palazzo Bosi e di quello accademico della presidenza Romanato tra il 1962 e il 1971 quando la Torre libraria fu munita di un efficientissimo castello librario metallico a sette piani per concentrarvi le decine di migliaia di libri posseduti e quelli che sarebbero pervenuti in seguito. Ciò permise di liberare spazi preziosi sia nel palazzo accademico (l’apertura ufficiale dei locali rinnovati della biblioteca e del castello librario avvenne con la partecipazione del presidente della Repubblica on. Antonio Segni) e pochi anni dopo di inaugurare nei tre piani di palazzo Bosi il nuovo allestimento dei dipinti della pinacoteca accademico comunale (all’inaugurazione intervenne il Presidente della Camera dei Deputati, on. Sandro Pertini). La questione del ruolo del Castello Librario è non meno importante anche in questa tornata – si potrebbe dire “generazionale” – del riassetto dei palazzi accademici, mai tentata per i tre edifici messi assieme, dunque più difficile e onerosa. L’istituto condivide pienamente l’orientamento di prospettiva espresso dalla Commissione di esperti, cioè la messa in sicurezza della torre libraria, ristrutturata in una dimensione edilizia, alleggerita di parte della massa libraria, certificata sotto il profilo della sicurezza sismica, antincendio, e di idoneità alla presenza di lavoratori. Sotto questo profilo l’Accademia si sta già muovendo – come già annunciato e approvato dall’assemblea sociale – per collocare in un magazzino esterno (da trovare, comprare e attrezzare impensa sua, cioè a spese dell’accademia) non meno di 100.000 volumi, che insieme alla collocazione a palazzo Bosi della Collezione silvestriana dimezzeranno la quantità di materiale librario posseduto da posizionare nel castello librario. Ciò che sarà collocato nel deposito esterno, come avviene nella gran parte delle biblioteche pubbliche di medie e grandi dimensioni, sarà disponibile su prenotazione. Il fine che la nuova torre libraria abbia i primi due piani accessibili al pubblico, a scaffali aperti, rappresenta un irrinunciabile tassello della progettata smart open library, perché consentirà al pubblico il libero accesso alle recenti acquisizioni bibliografiche, e darà possibilità negli anni a venire a corpose acquisizioni librarie sulla base dei desiderata dei lettori e della carta delle collezioni accademico-comunali, che non hanno potuto avere negli ultimi anni grandi incrementi proprio per la mancanza di posto sugli scaffali della torre libraria. A lavori in corso, l’Istituto continua ad operare. Sono regolarmente attivi il servizio prestiti, la sala manoscritti, la lettura dei quotidiani, le operazioni di schedatura e di controllo per il Servizio Bibliotecario Provinciale. A Palazzo Nagliati sono aperti il Multispazio Ragazzi e le Sale didattiche. Così pure sempre al Nagliati lo Spazio Studio inaugurato il 5 marzo 2022, grazie anche al fattivo impegno dell’Associazione Amici dell’Accademia. Caratterizzatosi per l’apertura in orari (di sera, o di domenica), in cui generalmente le altre aule studio cittadine (come quelle del Cur universitario o della stessa Accademia dei Concordi) sono chiuse, ha avuto da subito il riscontro di tante presenze, soprattutto giovanili, confermando l’opportunità dell’iniziativa. All’avanguardia, si direbbe, anche per i criteri moderni con cui nella primavera del 2023 si volle attuare – riuscendovi felicemente – un piano di informatizzazione e di controllo degli accessi. I dati relativi all’attività della Biblioteca e della Pinacoteca accademicocomunale sono contenuti nelle puntuali relazioni disponibili nelle pagine seguenti a cura rispettivamente delle dott.sse Antonella Turri e Alessia Vedova che ringrazio per quanto lodevolmente fatto unitamente ai loro collaboratori. Ad esse vi rimando, così come al quadro delle iniziative succedutesi nel corso del 2023, che rinvia alle informazioni già presenti sul sito accademico. A questi consueti quadri riassuntivi ho ritenuto opportuno che fosse aggiunta una scheda riassuntiva su quanto fatto nel corso del 2023 a Casa Matteotti a Fratta Polesine. Come è noto essa fu donata all’Accademia dai tre figli del martire antifascista, Isabella, Gian Matteo, Giancarlo, che con atti distinti del 1994, 2000 e 2006 donarono le quote di proprietà all’istituto concordiano affinché destinasse a finalità culturali legate alla memoria del loro genitore i fabbricati con l’ulteriore onere di conservare la destinazione a parco del terreno scoperto. La relazione è curata dalla direttrice della Casa-Museo, prof.ssa Lodovica Mutterle, nostra segretaria accademica. La ringrazio vivamente per quanto ha fatto e fa all’interno dell’istituzione frattense, insieme ad altri due soci accademici, il prof. Gianpaolo Romanato, socio corrispondente, presidente del Comitato scientifico, e il prof. Andrea Bagno, socio ordinario. Nella ricorrenza ormai prossima del centenario della morte di Matteotti (10 giugno 2024) gli istituti e gli enti locali polesani, coordinati nell’apposito Comitato provinciale, sono chiamati a promuovere e a realizzare iniziative di respiro, per raffermare l’unicità della sua figura e del suo operato democratico, dandone doverosa e ampia testimonianza come terra natale al cospetto dell’intera nazione. Un altro importante evento culturale che attende l’Accademia e Rovigo nel corso del 2024 è l’approfondimento della figura di Cristina Roccati, terza donna laureata in filosofia nell’Europa settecentesca, “principessa” dei Concordi (all’epoca “Principe” era il titolo del Presidente), studiosa di fisica che insegnò in Accademia, come è testimoniato dalla preziosa raccolta delle sue lezioni manoscritte conservate nella biblioteca dell’Istituto. Sul suo operato e sulla cultura del tempo è in corso di preparazione una mostra che sarà allestita verso la fine del 2024. L’esposizione promossa dalla Fondazione Cariparo e curata dalla prof.ssa Elena Canadelli dell’Università di Padova, sarà accompagnata da altri momenti di scandaglio scientifico curati per l’Accademia dal prof. Giovanni Boniolo. Insieme a queste suggestivi appuntamenti culturali e all’urgenza dei lavori di ristrutturazione della sede, l’Accademia dovrà confrontarsi nei mesi a venire sul suo assetto interno cioè sull’opportunità di ampliare le occasioni di incontro e di ascolto delle tante professionalità che compongono la compagine sociale, ma anche sull’ ampio ventaglio relazionale all’interno della comunità locale in cui il sodalizio è radicato.

C’è poi la sensazione forte del fondamentale apporto che in tutti i quattro secoli e mezzo di vita dell’Accademia hanno offerto meravigliosi donatori e mecenati privati di cui dobbiamo, per quanto possibile, fermare la memoria in un qualche puntiglioso e grato “Albo d’oro”, che dovrà soffermarsi anche su per lo meno quattro casi recenti che si richiamano in questo stesso fascicolo (le donazioni Romagnolo, Cappellini, Altieri, Zerbinati). Casi belli e corroboranti che vanno ad assommarsi alle abituali provvidenze:

– del Comune, comproprietario del patrimonio librario, documentario, artistico, archeologico, numismatico;

– della Fondazione Cariparo (erede di quanto di buono e sostanzioso fece la Cassa di Risparmio dopo la fusione nel 1927 tra la cassa di Rovigo e quella di Padova) da tempo più che uno sponsor, è un importante perno dei meccanismi vitali dell’istituzione accademica;

– di altri Enti Istituzionali territoriali e di attività creditizie e industriali che non mancano di essere generosamente vicine all’accademia.

È quindi una constatazione, più che una sensazione, che a quasi quattro secoli e mezzo dalle sue scaturigini tardo rinascimentali, e a due secoli dal Contratto Gnocchi che ne cambiò la vita, la comunità accademica dimostri segni inconfondibili di vitalità, di attaccamento, di fiducia nel proprio ruolo. Il suggestivo titolo di un poemetto di uno dei grandi concordi rodigini del Settecento, Girolamo Silvestri, «l’amor del pubblico bene», circoscrive adeguatamente la ragione superiore che unisce da oltre quattrocento anni generazioni di accademici concordiani. Il futuro dell’Accademia è nella sua storia, si è giustamente più volte rilevato, perché racchiuso nelle sue aspirazioni più profonde, quasi genetiche. La riforma settecentesca sottrasse i Concordi agli spiriti egoistici di un dibattito solipsistico. Gli squarci culturali illuministici, la disponibilità ad una didattica programmata, la discussione a porte aperte di tematiche correnti, donarono un’anima nuova e meno precaria ad un’associazione privata in cui gli antichi fremiti letterari e musicali poterono lievitare a sufficienza varcando la soglia di una strategia più radicale e democratica.

Le grandi donazioni ottocentesche spinsero ad intrecciare con la municipalità e il corpo sociale un rapporto originalissimo a tutt’oggi, mai infranto, di responsabilità e di attenzione reciproca, in un quadro di vincoli di assoluto bilanciamento. Il Contratto Gnocchi si avvia ai due secoli senza dimostrare particolari senilità. La lievitazione del ruolo pubblico dell’Accademia si è incardinata in un dialogo e in un confronto leale con la comproprietà pubblica, chiamata a controllare, certificare, sostenere l’esercizio di un ruolo culturale speciale nell’interesse di tutti. Oggi come ieri, anzi oggi più di ieri, è radicata la coscienza dell’importanza e della varietà del patrimonio accumulato sotto il profilo librario, documentario, artistico, archeologico, numismatico. La responsabilità di una gestione complessa della proposta culturale, pressata da molteplici problemi quotidiani e dalle necessità di un costante ammodernamento delle strutture e dei servizi, chiama tutte le voci e tutte le espressioni locali, dentro e fuori dell’Accademia, ad un costante fundraising delle risorse intellettuali e dei mezzi concreti disponibili, ma soprattutto ad un concorde cammino di leale collaborazione, di proficuo confronto civile, di vero progresso sociale.

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