TAGLIO DI PO (Rovigo) – Sarà a giorni all’attenzione della conferenza dei servizi il progetto da 300.000 capi avicoli tra cui polli, capponi, galli livornesi, galli golden e faraone, presentato da una società di Forlì che vorrebbe realizzare in via Alessandria, a Taglio di Po, sulla sponda opposta del Po rispetto a Cavanella.
L’azienda proponente è ben radicata in Polesine ed il nuovo allevamento sarebbe di fatto un’ulteriore richiesta di ampliamento di allevamento a terra di galli e faraone che consentirebbe di passare dai 155.440 capi già autorizzati a circa il doppio.
Per la Rete dei comitati polesani a difesa dell’ambiente, Taglio di Po avrebbe “già dato” in quanto proprio nel comune sorge anche il “megapollaio” ex Liberelle, ora Eurovo, da oltre 1.400.000 galline ovaiole.
Un motivo in più per dire no ad altri allevamenti intensivi di polli sarebbe, secondo il portavoce Vanni Destro, il fatto che “nella valutazione della richiesta di approvazione del nuovo allevamento intensivo di polli a Mazzorno Destro nel Comune di Taglio di Po sembra non si stia tenendo conto del virus dell’aviaria che vede il Veneto al primo posto nei contagi con numeri altissimi di focolai, 248 nel 2022, 4 volte superiori a quelli della seconda Regione colpita, la Lombardia”.
“Il rischio aviaria è dato dal numero eccessivo di allevamenti in prossimità di zone umide protette che sono l’habitat degli uccelli migratori veicolo principe del virus.
Non solo dovrebbero essere fermati nuovi allevamenti intensivi, ma fortemente ridimensionato il numero degli esistenti in considerazone del fatto che il mondo scientifico indica nell’aviaria la prossima pesante pandemia planetaria” afferma la Rete dei comitati.
“Se già inquinamento odorigeno e proliferazione di insetti, oltre a quello dell’aria, dei terreni e dell’acqua, sarebbero motivi sufficienti a vietare questo tipo di allevamenti, vi sono quindi anche importanti ragioni sanitarie, probabilmente anche l’uso di antibiotici per impedire il dilagare di contagi tra gli animali, antibiotici che inevitabilmente finiscono per entrare nel ciclo alimentare umano” conclude Vanni Destro nella speranza che chi siederà al tavolo della Conferenza dei servizi faccia tesoro delle preoccupazioni sollevate dalla Rete dei comitati polesani per l’ambiente e la salute.


















