Martedì 19 marzo è stato ospite del club altopolesano il professore ordinario di astronomia all’Università di Padova, già direttore dell’Inaf, è membro dell’Accademia dei Lincei e dei Concordi 

BADIA POLESINE (Rovigo) – Al Rotary club Badia-Lendinara-Altopolesine continua la rassegna delle eccellenze Polesane. Martedì 19 marzo è stato ospite del club altopolesano Roberto Ragazzoni, professore ordinario di astronomia all’Università di Padova, già direttore dell’Inaf di Padova, è membro dell’Accademia dei Lincei e dei Concordi. Astrofisico di fama internazionale, gli è stato intitolato l’asteroide 1996 OP2. del diametro di 3,9 km. Il rodigino Ragazzoni (ancorché nato “casualmente a Venezia”) è tra i massimi esperti mondiali nella progettazione e costruzione di strumentazione astronomica innovativa e di ottica adattiva. Non si contano ormai i telescopi da Lui realizzati mentre risulta responsabile dei telescopi installati su diversi satelliti.Le sue intuizioni hanno contribuito al successo della missione Rosetta che, grazie al satellite Cheops, studia le comete. Del progetto fa parte anche il più ambizioso Plato, che nel 2025 presto lanciato in orbita. Recentemente Ragazzoni ha progettato, insieme ad altri due scienziati il telescopio Flyeye, scelto dall’Agenzia spaziale europea per l’erigendo osservatorio sul monte Mufara nelle Madonie, con l’obiettivo di scoprire i corpi celesti a rischio e monitorare gli asteroidi.  

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Anticonvenzionale ed eclettico Roberto Ragazzoni ama volare con un ultraleggero “modificato personalmente”, spingendosi a Tangeri in Marocco, Inghilterra, Riga sul Mar Baltico, Mar Nero, arrivando persino in Israele, con tappe in Grecia e a Cipro e vanta un viaggio diretto a Malta, “…che non è poco”.

Tema della serata rotariana, suggerito dalla presidente Stefania Turazzi, è stato “Tra Urania e Icaro: guardare le stelle e capirle”. Con verve e loquela per quanto possibile comprensibile ai profani, il professore ha saputo intrattenere i convenuti all’Emporio Borsari raccontandosi e proiettandoli in un mondo astruso.

Ha spiegato l’utilità dei telescopi (in Italia il più grande è quello di Asiago, 1,5 metri di diametro) e il perché i telescopi più potenti siano ubicati nelle sponde occidentali dei continenti dove, per il vento che prevalentemente soffia da ovest, prevale il bel tempo, oppure in mezzo agli oceani o in posizione elevata per avere un cielo particolarmente terso.

“Il telescopio 100% italiano più grande (3,5 metri di diametro) è alle Canarie, ma componenti meccaniche di precisione made in Italy si trovano in quelli di oltre 8 metri di diametro posti sulla Cordigliera della Ande in Cile. L’Extremely Large Telescope, il telescopio spaziale in costruzione nel deserto cileno di Atacama, avrà uno specchio primario di 39 metri di diametro.

Le basi di lancio invece sono posizionate nelle coste orientali poiché, in caso d’incidente, l’eventuale impatto dei detriti satellitari finirebbe in mare grazie alla rotazione terrestre che imprime uno spostamento verso est. Questo spiega perché l’Agenzia spaziale europea ha scelto Kourou nella Guyana Francese per lanciare i razzi Arianne e Vega. Mediamente ogni 70 lanci uno fallisce, ma le migliori stime parlano di uno ogni 200, cioè lo 0,5%.

Spiegando con dettagli interessanti la differenza delle performance fra satelliti con orbita bassa (Cheops) e quelli ad orbita più distante dalla terra (Plato che monta 26 telescopi), Roberto Ragazzoni, ha affrontato anche il tema delicato del rientro dei satelliti a fine vita, “…vengono normalmente deorbitati in mare per la sicurezza”.

Sollecitato da specifica domanda, infine, il professore ha individuato le ragioni del successo dei vettori proposti da Elon Musk: “C’è un mercato, favorito dalla carenza di lanciatori europei, anche in conseguenza della rinuncia all’uso delle Sojuz di fabbricazione russa”.

La serata ha registrato anche la gradita presenza di ospiti internazionali: Rogerio Costato e Alessandra Rabelo, rotariani di Joao Pinheiro (Brasile). 

Ugo Mariano Brasioli

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