TRECENTA (Rovigo) – L’ex sindaco Antonio Laruccia, torna alla carica contro l’ipotesi di realizzare un impianto di trattamento rifiuti per la produzione di biometano di cui si è discusso nell’assemblea pubblica organizzata dal sindaco Anna Gotti il 30 settembre scorso (LEGGI ARTICOLO).
Laruccia organizza i dissenzienti al progetto e avvia una raccolta firme. “È trascorso ormai un mese da quando si è tenuto l’incontro pubblico durante il quale è stato presentato alla cittadinanza e ai numerosi ospiti provenienti da altri paesi il progetto di insediamento di un impianto a biometano a Trecenta e ad oggi l’amministrazione guidata dalla sindaca Gotti non si è ancora chiaramente espressa in merito. Questo prolungato silenzio è inquietante: qualcosa non torna”.
“C’è un attendismo che ci lascia sorpresi, tanto più che nell’assemblea al teatro Martini la sindaca aveva preso degli impegni ben precisi. È passo oltre un mese e non ha fatto nulla o se lo ha fatto nessuno lo sa. C’è un silenzio di tomba, – continua Laruccia – ma vorreri ricordare che il 16 novembre (scadono i 90 giorni) è alle porte e, come tutti sanno, quando verrà attivata la fase della conferenza dei servizi tornare indietro sarà quasi impossibile. Per questo si chiede che la prima cittadina esprima la sua contrarietà prima della conferenza e chieda una richiesta di Via (Valutazione di Impatto Ambientale), non foss’altro per la vicinanza dell’ospedale. Ma occorrono urgentemente atti formali di Giunta. È l’assenza di azione che preoccupa”.
Bisogna invece agire subito per capire se ci siano le condizioni per poter bloccare questo progetto. “Sappiamo benissimo – continua Laruccia – che la Regione è favorevole agli impianti che producono energia dalle fonti rinnovabili, ma non per questo bisogna accondiscendere. Anche perché l’impatto sul territorio di Trecenta è assimilabile ad impianto da 2 megawatt sul territorio e non sarà privo di conseguenze per l’ambiente, per il traffico e per la salute dei cittadini.”
Nel documento di raccolta firme si legge “Ecco che la Via, diventerebbe un passaggio che sarebbe di fondamentale importanza per avere contezza delle potenziali conseguenze che la realizzazione dell’opera avrebbe sulla salute delle persone e considerato, altresì, che il nostro è un territorio fragile con un elevato numero di anziani, senza contare che nella zona ambientale protetta dei Gorghi (sito di interesse comunitario), esiste dal 2012 un impianto a biomasse vegetali, a ridosso del confine con il Comune di Bagnolo Po. La richiesta di VIA va però presentata prima che venga indetta la Conferenza dei Servizi”.

Ed inoltre: “Ora, poiché è pacifico che i contatti della società proponente con l’Ente Locale risalgono sicuramente ad alcuni mesi fa, risulta incomprensibile il perdurante silenzio della sindaca che non può certo pensare di aver compiuto il proprio dovere informativo con il solo citato incontro pubblico.
È necessario che la cittadinanza venga aggiornata sulla situazione! Sono stati acquisiti, e con quali risultati, i pareri e la documentazione di cui parlava la prima cittadina? Sono stati presi contatti formali con i sindaci dei comuni limitrofi al fine di una possibile azione congiunta atta ad evitare la realizzazione dell’impianto? Leggiamo che anche il gruppo consiliare di minoranza della Lega del nostro Comune ha espresso in questi giorni il proprio chiaro parere contrario all’insediamento sintetizzabile nella mancanza di vantaggi per la Comunità”.
Quando la sindaca in più occasione ha affermato che: “…non dimentichiamo che l’ultima parola spetta sempre alla Regione” e “tanto è la Regione che decide” sembra una novella Ponzio Pilato.
Il sospetto finale, insinuato da Antonio Laruccia, è che ci siano intrecci economici in gioco difficili da contrastare, ma non sarà la prospettata assunzione di due persone a giustificare un insediamento da 75 mila tonnellate di rifiuti organici in entrata e 65mila di digestato in uscita che, come è emerso nell’assemblea del 30 settembre, nessuno vuole.
“In ogni caso – conclude Laruccia – Trecenta non può salvare il mondo né diventare la pattumiera delle province limitrofe”.
Ugo Mariano Brasioli


















