Tutti i candidati per le elezioni amministrative dell'8 e 9 giugno. Due liste: Obiettivi Comuni e Civica Lendinara Libera

LENDINARA (Rovigo) – L’otsider viene dalla segreteria del circolo Pd di Sabbioni e si è reso disponibile nell’impresa di interrompere il “post Viaro” per la città di Lendinara, affidato da tempo a Francesca Zeggio, classe 1974, impiegata, sposata con due figli, diplomata all’ITC G.B. Conti di Lendinara.

Francesca Zeggio è da 28 anni impegnata nel volontariato e nella politica cittadina (area Forza Italia). Con la lista “Obiettivi Comuni” prova a raccogliere il testimone da Luigi Viaro, sfidando nella prossima tornata elettorale dell’8 e 9 giungo Sergio Manzon, (in quota Pd) ma lui si definisce “Socialdemocratico”, capolista della “Civica Lendinara libera”. Manzon, 63 anni, lendinarese da 40, è funzionario del Ministero del Tesoro dove si occupa di previdenza, non ha precedenti amministrativi ma vanta collaborazioni anche con Ministri.

La squadra di “Obiettivi Comuni” (sostenuta da Noi moderati, FI, FdI, Coraggio Italia, Lega, Attivamente e da diverse espressioni della società civile) è formata da Tatiana Bassani, Davide Bernardinello, Natale Dallagà detto Claudio, Guglielmo Ferrarese, Sandra Ferrari, Franco Fioravanti, Manuel Galvan, Alberto Marinelli, Donato Marinello, Lorenza Masiero, Monica Pavarin, Nico Pavarin, Silvia Saggioro, Alberto Viaro, Gino Zatta, Jessica Zuolo.

La “Civica Lendinara libera” vede invece in lizza Valentina Travaglini Boldrin, Stefano Borile, Caterina Sigolo e Daniela Quaglio (tutti in quota Pd), Anna Voltan, Moreno Ferrari, Massimo Serravalle, Alessio Marabese, Sabrina Casale, Filippo Tomanin, Ivan Paluello, Maurizio Baldoin, Stefano Borghesan, Giuliano Giovannini, Luana Massaro, Giuseppe Padoan (espressioni delle varie anime della società civile).

Francesca Zeggio afferma di presentarsi nell’ottica della continuità con l’impegno che in questi anni l’ha vista a fianco dei cittadini. Della sua squadra dice: “Siamo concordi di vivere la politica della quotidianità e della prossimità, con tante persone che hanno voglia di partecipare ed esserci come parte di una comunità… la radice comune è credere nella collaborazione con altre Amministrazioni Comunali e Pubbliche per individuare una strategia del territorio in una progettualità condivisa.” Per questo, ha cercato la collaborazione con forze politiche operanti su tutto il territorio nazionale, per proporre e pensare una linea strategico-politica sovracomunale. La sintesi è quindi una Lista Civica che dialoga tramite alcuni suoi componenti con le forze partitiche. “Una coalizione – afferma però la candidata – che non abbia paura, per mere strategie di comodo o di equilibrio, di pronunciare la parola “antifascista” o che, per le stesse strategie, debba cedere a concessioni ideologiche; questo rispetto ideologico si dovrà avere anche nei confronti della “Minoranza”.

“Obiettivi Comuni” punta molto sulla comunicazione con i cittadini e sulla partecipazione di ciascuno nell’azione politico-amministrativa, per la riqualificazione del “normale vivere quotidiano” dei lendinaresi. Cultura, trasparenza, responsabilità nei confronti dei cittadini, del territorio e dell’ambiente, come elementi di saldatura sociale e responsabilità del buon governo sono dunque le parole d’ordine, individuando le priorità da realizzare concretamente nel quinquennio.

Abbiamo precisi doveri, – conclude la Zeggio – per lavorare con onestà e fiducia, … adeguandoci alle esigenze di una società comunale più matura.”

Ovviamente alternativa la proposta di “Civica Lendinara libera” che propone un’ottica progressista dell’amministrazione, con la lotta all’inquinamento ambientale ed elettromagnetico ma anche con politiche di rilancio economico e sociale per rivitalizzare Lendinara.

Se l’anima ambientalista (Moreno Ferrari) punta il dito sulle mancate compensazioni ambientali rispolverando il tema della Biopower e la perdita per Lendinara di 1.500.000 euro, Stefano Borile propone un’articolata analisi politica della situazione che definisce “per nulla scontata”. Lo fa calcolando che gli scontenti dell’area moderata di Presenza cristiana (che, dopo la fallita intesa con Iniziativa Civica dei Moderati e Urbanitas, ha annunciato di non partecipare alle amministrative in polemica con la Zeggio), ma anche quelli del movimento di Bassal, dell’ex assessore Lorenzo Valentini e della comunità islamica, che insieme potrebbero far mancare alla corazzata Zeggio circa 1.800 voti. Il voto di protesta, insomma potrebbe incidere negativamente sul pronostico trionfale dei sostenitori di Francesca Zeggio. Come dire che il nemico del mio nemico è mio amico. Alla “Civica Lendinara libera” riconoscono all’avversaria notevoli qualità nell’ottenere consensoma dubitano che se sia altrettanto brava a leggere quello che sta succedendo in città. “Bisognerà poi vedere – dicono – se i candidati proposti dai partiti di centro destra riusciranno ad essere eletti in quella civica “ad personam” targata Viaro.”

Sergio Manzon usa anche parole di stima per l’avversaria “…con la quale ho avuto modo di collaborare in passato” e riconosce a Luigi Viaro d’esser stato un sindaco inclusivo in anni difficili. Tuttavia non lesina critiche alla gestione Viaro, per esempio sulla viabilità “…con soluzioni quasi assurde”, sulle rette “allucinanti” della Casa Albergo o sulla trascuratezza di alcuni beni storici, come Palazzo Pretorio e Palazzo Perolari, “Senza contare gli immobili comunali affittati a privati come l’ex Pretura, con ricavi discutibili.” Sostiene ancora Manzon: “Con l’altra lista ci divide l’idea complessiva della società in una Lendinara che invecchia fra servizi sociali inadeguati, mentre l’imperversare dei centri commerciali sta uccidendo i negozi di prossimità, il centro si svuota e i giovani se ne vanno. Basti guardare cos’è successo con il Caffè grande, oggi chiuso, per le incredibili richieste dell’amministrazione Viaro (oltre 130mila euro per la ristrutturazione dei bagni). Noi lavoriamo per un’alternativa credibile ma consapevoli delle difficoltà contingenti e di un mondo che sta cambiando.

Per tutti, infine, resta l’incognita dell’astensionismo.

Ugo Mariano Brasioli

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